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Giuseppe Pontiggia, Vite di uomini non illustri (Mondadori)

Vitali Antonio, Terzaghi Mauro, Bertelli Claudia, Buti Umberto, Premoli Giovanna, Corridoni Alfredo, Prinzhofer Nena, de Capitani Filippo, Garavaglia Angela, Venturini Ezio, Lovati Massimo, Giacchero Elisa, Ghioni Ludovico, Pinzauti Livio, Marinoni Roberta, Cuomo Ferdinando, Molteni Franca, Tornaghi Luigi: diciotto esistenze immaginate che si dispiegano dall’Ottocento fin quasi al 2000. Quasi, perché il professor Tornaghi “muore il 5 settembre 1999, senza riuscire ad assolvere interamente l’incarico, ricevuto dal Comune, di coordinare gli spettacoli teatrali e pirotecnici per l’arrivo del Duemila.”.

Giuseppe Pontiggia, in Vite di uomini non illustri, pubblicato nel 1993 (un anno prima delle conversazioni sullo scrivere di Dentro la sera su Radio Due, pubblicate da Belleville Editore lo scorso anno), riaggancia il modello del dizionario biografico, sulla scorta del De viris illustribus di Cornelio Nepote, delle Vite parallele di Plutarco e delle Vite dei cesari di Svetonio. E’ nota la passione dello scrittore comasco per le biografie e le autobiografie e di contro il suo disinteresse dichiarato nei confronti del patto autobiografico. Ed è proprio sfogliando un catalogo antiquario, dove le vite di uomini comuni erano raggruppate tutte insieme, che prende forma l’idea di questo libro.

Rispetto alla tradizione classica, già dal titolo, si pone con atteggiamento desublimante. A fronte di indicazioni asciutte sulle date capitali (su tutte: quella di nascita e quella di morte) e di un tono distaccato e apparentemente freddo, si pone in netta dissonanza la scelta di narrare vite di uomini comuni, che non hanno fatto la Storia, e che dunque non figureranno mai fra le pagine dei manuali. Gli avvenimenti salienti, inesorabili e travolgenti sono, come in ogni esistenza, la nascita, l’amore e la morte. Ma Pontiggia rende conto anche di quella che è la trama esistenziale sottesa all’evidenza, di quei grovigli che si annodano nel cuore degli uomini, il tutto con un linguaggio di “memorabilità storica” che rende certi dettagli stranianti e commoventi. Nonostante il taglio asettico delle narrazioni che abbracciano intere esistenze, la sua programmatica secchezza, il coinvolgimento del lettore non può che essere totale.
A chi gli domandò come avrebbe raccontato le storie di uomini illustri, rispose: Le avrei raccontate nello stesso modo.