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La sfilata dei luoghi (non) comuni di Diego De Silva

Superficie di Diego De Silva è un dizionario di luoghi comuni e meno comuni, a centocinque anni dalla prima edizione (postuma) del Dictionnaire des idées reçues di Flaubert. Rispetto a Flaubert – che già a nove anni appuntava: «C’è una signora che viene da papà e ci racconta sempre delle sciocchezze. Le scriverò» – l'intento di De Silva non è la satira sociale o di costume, perché le sue annotazioni coincidono in gran parte con il punto di vista dell'autore. Il ritmo del libro, interamente composto da frasi epigrafiche, è sincopato, in modo da agganciare con continui stimoli apparentemente innocui. L’ironia, la battuta, il nonsense si susseguono senza tregua, ma alla prima pausa, si intuisce il meccanismo: subissare il lettore di conclusioni tirate via, affermazioni perentorie e superficiali, pensieri volanti che interagiscono fra loro per rendere evidente quanto spesso, e con che facilità, si rimane in superficie, soprattutto parlando, scrivendo, pensando. Il luogo comune non è quindi una frase fatta rimasticata, ma un'idea che si posa sulla realtà e dimostra la nostra incapacità di parlare e pensare con competenza. La sfilata di luoghi (non) comuni di De Silva raccontano anche come «la verità», e perfino l'intenzione di afferrarla attraverso il linguaggio, si sia sbrindellata in un pulviscolo di pensieri – alcuni veri, altri verosimili, molti banali o falsi, qualcuno geniale – che non hanno conseguenze.  


Qualche scheggia dal libro:


«Uno dei suoni che più mi riportano all’estate è quello delle zanzare che si carbonizzano nelle trappole a griglia elettrica dei ristoranti all’aperto».

«Hotel? Trivago».

«Non ci credo, alle stelle degli alberghi».

«Ma i numeri erotici esistono ancora?»

«Non è incredibile che si producano ancora francobolli leccabili?»

«Io non porto rancore, lo custodisco».


La copertina, dell'illustratore romano Filippo Sassòli, sembra suggerire che sotto ogni superficie nuotano sempre banchi di pesci. Questa la genesi, mostrata su Facebook da Monica Aldi, direttrice dell’ufficio iconografico di Einaudi: