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Marcel Proust, Racconti (Edizioni Clichy)

La casa editrice fiorentina edizioni Clichy, ha pubblicato una raccolta di sei racconti giovanili di Marcel Proust. L’edizione, curata con attenzione da Giuseppe Girimonti Greco ed Ezio Sinigaglia, si basa sull’edizione di lusso de Les Plaisirs et les Jours uscita nel 1896 per Calmann-Lévy, una delle più antiche case editrici di Francia, corredata dalle illustrazioni di Madame Lemaire. Libro subito e bisbeticamente stroncato dal critico Jean Lorrain, con una recensione che sfociava nel pettegolezzo sull’orientamento sessuale dell’autore, che reagì sfidandolo a duello (bagarre d’altri tempi, ma neanche troppo se si pensa allo schiaffo che, come racconta Mascheroni su Il Giornale, dopo una stroncatura, Michele Mari assestò ad Antonio D’Orrico nella sede del Corriere della sera) Nei racconti giovanili di Proust si ritrovano in filigrana – l’espressione è di Gide -, quelli che saranno gli elementi cardinali della sua poetica e che si dispiegheranno in tutta la loro forza nella Recherche: la morte (meglio: le tante piccole morti di cui è costellata l’esistenza), l’attesa della morte, la memoria volontaria, quella involontaria e i meccanismi che le regolano, la corruzione morale e sentimentale, il degradarsi delle cose.

Da La morte di Baldassarre Silvande, passando per Malinconica villeggiatura di Madame de Breyves fino ad arrivare a L’indifferente, il libro è un percorso tra i nuclei tematici che continueranno, oltre la giovinezza dell’autore, a innervare tutta la sua opera, ma che nel loro primo apparire si presentano più martellanti e ossessivi.

I racconti sono in equilibrio tra classicità e modernità. La prosa è già perfettamente “intonata”. Come osserva Georges Cattaui, scrittore francese di origini egiziane, in lui la trasparenza del linguaggio è quasi perfetta e la parola non è distante dal pensiero. Questa prossimità tra idea e scrittura insieme alla continua evocazione dal dettaglio formano quell’aura a un tempo vitale e sospesa che avvicinano il narrare di Proust a un cerimoniale, come sosteneva Cristina Campo: “La meravigliosa cerimonia di Proust è l'evocazione e la risurrezione del mana ottenuta dallo stregone con l'aiuto di oggetti sacri: i biancospini, la bille d'agathe, la petite phrase de Vinteuil. Così nei rituali polinesiani il frammento d'osso, l'impronta del piede umano nell'argilla.”.