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N. Sōseki - Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera (Lindau)

Fino al 2004, se vi fosse passata per le mani una banconota da 1000 yen vi avreste visto stampato il volto disteso e il piglio flaubertiano di Natsume Sōseki, unanimemente riconosciuto come il più grande scrittore della modernità giapponese. E’ recentemente uscito per Lindau, in occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita dell’autore, Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera, 25 testi finora inediti in Italia, usciti per la prima volta nel 1909 sull’Asahi Shinbun (la seconda testata quotidiana del Giappone per vendite); la parabola terrena di Sōseki è tracciata nell’epoca Meiji, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, periodo di apertura della nazione verso il mondo esterno e di grande fervore culturale. Le narrazioni, di una forza meditativa e di un’icasticità sospesa, con l’haiku condividono l’intensità e la sottigliezza, e hanno una natura che sfiora l’immaginario pittorico. Caratteristiche che unite ad un rigoroso e misurato registro stilistico ne hanno fatto il Maestro di Yasunari Kawabata prima e di Haruki Murakami poi. Nella raccolta troviamo i sofferti racconti londinesi, testimonianza della travagliata esperienza nella “misteriosa” capitale inglese (dove l’autore si sente “un cane qualunque, messo controvoglia a far parte di un branco di lupi”), dove approfondisce la letteratura inglese prima di rimpatriare ed assumere la cattedra di letteratura inglese dell’Università Imperiale; e ancora: ritratti, stanze di vita quotidiana, episodi dalla sua carriera di insegnante e vicende di un’irrilevanza che avvince. Libro orientale ed occidentale a un tempo, come nota nell’introduzione Tamayo Muto, che si è occupato anche della traduzione del volume: Seguirlo [l’autore, Ndr] comporta saltare dalla concreta realtà del Giappone, fatta dei piccoli accadimenti di cui parlavo poco sopra, alla consistenza onirica e fumosa della nostra Europa.

 

Lorenzo Innocenti

Belleville