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Erotico

Amami

Di Hollyy
Pubblicato il 29/10/2017

Il sesso dalla prima volta. In su.

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La prima volta che baciai Ale, lo sentii crescere a mano a mano che lui mi toccava tutta. E mentre la mia prima paranoia era che non arrivasse troppo in fretta alle tette, perché non scoprisse il reggiseno coi ferretti, la seconda era di come sarebbe riuscito ad infilarmelo dentro, così grande che era al tatto fuori dai pantaloni.

Per fortuna ci pensarono i suoi amici a disturbarci mentre rientrarono alticci. Ubriachi ma non troppo, da urlargli da sotto le scale, che lo avrebbero detto alla sua morosa, se non fosse rientrato con loro in camera.

E io fui loro grata per tutta la vacanza.

Poi conobbi Cristiano: alto, bello, prestante e soprattutto con le mani grandi e l'auto piccola ( che mi avevano detto le mie amiche, senza sbagliare, che fossero due principi inequivocabili nella scelta di un uomo. Che si sentisse, insomma).

Con lui la tirai alla lunga, un po' per quel principio che mi insegnò mia nonna del "fatti desiderare", un po' sempre per via delle sue dimensioni, che questa volta toccai dal vero, più volte.

Finché una sera lui mi disse che dovevamo trovare una soluzione, perché sua madre si era stufata di lavare le mie tracce di rossetto vicino alla sua patta.

E pareva che fosse pure un po' scocciata.

Andammo di notte dentro il negozio di abbigliamento in cui lavorava. Entrammo con le sue chiavi di responsabile e, dopo esserci intrufolati tra gli stendini, mi stese sul bancone del piano di sopra. Prima me lo infilo' piano, poi si fece prendere dall'affanno dei vent'anni e del testosterone soprattutto, e mi prese sette volte.

Fino allo stremo.

Fino a che riuscii a dare un nome alla felicità. Mentre i giorni appresso ne ridevamo del mio fatto di non riuscire più a sedermi, e del suo correre la mattina dopo a lucidare il bancone per cancellare tutte le macchie, fino a che non si era più visto nulla controluce.

Pensavo che me lo sarei sposato un uomo così.

Invece dopo nove mesi scoprii che a lui piaceva distribuire felicità nel mondo, come fosse una missione, come la mia era diventata invece infilarmi ovuli, per disinfestarmi, come gli dicevo io.

Cambiai quarttro uomini, cercando di usare altri criteri, anche perché mi sembrava poco rispettoso usarne solo uno. Proprio io che non avevo neppure le tette.

Il primo fu un industrialotto di provincia, con una station vagon che allora era di moda e già avrebbe dovuto farmi capire. Dopo essere entrato in casa mia, mi chiedeva se mi ero fatta la doccia e poi mi infilava quel cosino,pure storto, con cui non ho mai sentito niente. Eppure si dava un gran daffare e i vetri della station erano tutti appannati al mattino, quando andammo in ferie, cosicché la coppia che era in viaggio con noi, chissà cosa avra' pensato che avessimo fatto per tutte quelle notti.

Poi ci fu Davide, il maestro di sci. Lui era imparanoiato poiché si sentiva in colpa perché era fidanzato ufficialmente. Così arrivava nella mia baita in affitto, ma veniva da solo, toccandosi e cacciando la mia mano, se sentiva solo che la avvicinavo. Mi diede qualche lezione gratis, solo perché una sera mi sporco' la moquette. E si sentiva in colpa anche verso di me.

Poi ci fu Jimmi, lo scrittore. Passò tutto il tempo del corso a fissarmi, come se non  avesse mai visto una così tanta musa in tutta la sua esistenza. Da lì fu un attimo poi andare a casa sua a ritirare il suo libro autografato di persona. Mi ritrovai in un letto sfatto, di una casa lurida con un cosino cosino, come di un bambino, in erezione tra le mani, con cui non sapevo proprio che fare. Me ne andai, scordandomi pure del libro, mentre lui mi urlava dalla tromba delle scale che non immaginavo neppure come si vive con uno scrittore famoso.

Poi ci fu Luca, il fotografo. Il mio primo fidanzato mi mando' da lui mentre era in Egitto. Luca mi aprì la porta su di un loft immenso, luminoso, splendido. Mi portò in camera in braccio a vedere la collezione di foto e da lì fu un attimo a farla pagare al mio fidanzato e a prenderlo dentro.

Fu bello. Alla fine mi fece i complimenti. Mi pare di ricordare che fu l'unico della mia vita che mi fece i complimenti e a cui non interessava che non avessi le tette.

Ma non voleva fidanzarsi, e poi non lo volevo io, così lo facemmo una volta alla settimana per due anni, senza fidanzarci mai.

Finché conobbi Stefano. Io gli avevo ballato di fronte tutta la sera mentre i suoi amici mi stavano attorno. Ma io mi incuriosii di quel ragazzo che lesse la Gazzetta dello sport, fino a notte fonda. Senza mai tirare su la testa una volta  per guardarmi.

Poi si alzò, mi chiese il numero di casa e mi disse che mi avrebbe telefonato, se non avesse disturbato.

Per la prima volta fu la gentilezza che notai, quella sua voce pacata che mi dava un senso di pace.

Mi chiamò due giorni dopo e mi portò a cena e pagò mentre ero in bagno.

Mi stette ad ascoltare, senza provarci, neanche uno sfiorarmi sulle cosce o una carezza sulla mano.

La sera dopo ci vedemmo a casa sua, bevemmo e chiaccherammo. Io volevo tornare a casa e fare la figura della ragazza seria. Ma si era fatto tardi e mi fermai, dopo la sua promessa solenne che avremmo solo dormito.

Spense la luce, dopo che mi ero sdraiata.

Mi sentii un polipo nel letto, mani e piedi che uscivano da ogni dove. E poi il resto. 

Alla fine, prima di addormentarmi, non sapevo dire. Era stato un ni.


Cosi stasera festeggiamo i nostri venti anni col mio ni. Lui è un po' in paranoia perché la pastiglia non  sembra fare effetto, forse ha bevuto troppo, dice.

Così lo tocco piano, mentre guardo quel suo piccolo ni crescere, mentre lui chiude gli occhi per concentrarsi. Per me è ansia da prestazione. Ma non glielo dico, proprio stasera che potrei rovinare tutto. Proprio adesso che a me quel po' di tette che avevo mi si sono afflosciate. Proprio adesso non mi importa neanche più.

Poi me lo infila dentro, un po' si accorcia, un po'  prende vigore. Anche stasera non è una buona sera.

Eppure lo lascio fare, lui è come i diesel, starebbe ore a fare su e giù mentre io di solito mi spazientisco e gli dico di sbrigarsi.

Ma stasera è la nostra sera, cambieranno l'ora legale, abbiamo un'ora in più.

Così lo lascio fare. Il Gavi della cena era spettacolare, aiuta.

Lui mi tocca piano: a me piace il vigore, mi piacciono gli uomini che non ti danno il tempo di spogliarti e ti sbattono contro il muro, tenendoti in alto con le braccia possenti. Mi piacciono gli uomini che ti baciano dappertutto e che ti leccano come animali, di cui ti rimane l'odore addosso, persino dopo la doccia. Quelli che non ti danno mai una pausa e a cui chiedi una tregua almeno per poterti sdraiare, ebbra dei tuoi orgasmi multipli.

 Mi sveglio.

Non mi era mai successo. Mi sono addormentata.

Lui è ancora dentro di me.

"Ti piace?" mi chiede. Sento che non ce la fa più.

"Vengo" rispondo.

E' soddisfatto. Da' gli ultimi colpi finali, un poco più vigorosi, fino a strozzarsi in gola un gemito di godimento. 

Per non svegliare nostro figlio, che ha fatto col suo splendido ni.

 



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