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Romance

Amori di Gioventù

Di Degaine90
Pubblicato il 24/09/2017

Daisy Mulligan è una giovane tirocinante, perdutamente innamorata dello psichiatra Jeremy Houtson. Lei è l'unica con cui abbia condiviso il suo più grande segreto, e farebbe qualsiasi cosa per proteggerlo.

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Il sole splendeva alto in cielo, illuminando tutta la città di un velo di allegria. Il cielo azzurro si estendeva all’orizzonte a perdita d’occhio, riempiendo i cuori di tutti i fortunati che si godevano questa giornata all’aperto.

Tra questi, la giovane Daisy Mulligan passeggiava entusiasta nel suo tailleur bianco perla con andatura decisa, vittoriosa.

Un’opportunità come la sua era più unica che rara, ed era ben felice di coglierla. Faceva da tirocinante presso lo studio di Jeremy Houtson ormai da ben quattro mesi. L’esperienza della sua vita.

Proseguì per la sua strada con sguardo sognante. Le labbra tinte di rossetto disegnarono un largo sorriso felice sul suo volto mentre la mente riprendeva tutti gli istanti passati in compagnia del dottor Houtson.

Giunta di fronte al grande cancello nero, premette il piccolo pulsante quadrato del citofono.

«Ufficio del dottor Houtson.»

«Sono io, Daisy.»

Il cancello si aprì, e la ragazza proseguì. Prese l’ascensore e si diresse al terzo piano del grande edificio. Suonò il campanello della porta, che si spalancò appena dopo. Oltre la sala d’attesa ancora vuota, prima dell’ufficio, dietro al bancone sedeva la segretaria, aveva pochi anni meno di lei, ed era la voce che aveva risposto al citofono. Le rivolse uno sguardo indisponente, pur sorridendole quasi maligna.

«Daisy. Buongiorno».

«Buongiorno a te, Jane».

Tra loro due non correva buon sangue. Erano rivali, per così dire. Entrambe ambivano al cuore dello stesso uomo, e questo l’aveva messe in competizione, dato che il suddetto non sembrava prendere una decisione netta, lasciandole sulle spine.

Jeremy Houtson sedeva dietro la sua scrivania con gli occhialini poggiati sul naso. Alzò il viso non appena la sentì entrare, dandole il benvenuto con un largo sorriso. Si alzò dalla sedia, dirigendosi verso di lei.

«Signorina Mulligan. È splendida oggi.» le disse, salutandola prendendole delicatamente la mano, sfiorandola con le labbra.

Quel gesto la sciolse, accelerando a dismisura il suo battito cardiaco.

«Oh, Jeremy. Mi chiami Daisy».

«Va bene, Daisy».

Il dottore era un uomo affascinante, di bell’aspetto e molto famoso. Dopo essere rimasto vedovo della sua prima moglie a causa di un incidente stradale, un schiera di donne si erano fatte avanti, nel tentativo di sedurlo.

Lui era infatti spesso impegnato in appuntamenti galanti e cene, però a lei aveva fatto ben chiaro che queste donne non aveva neanche una possibilità. Si degnava di presentarsi a questi appuntamenti solo per riportarle coi piedi per terra.

«Queste donne non hanno nulla, signorina Mulligan» le diceva sempre. «Non hanno spessore. Sono vuote».

Nonostante avesse quasi vent’anni più di lei, si era innamorata la prima volta che aveva incrociato il suo sguardo. Il suo sorriso splendente le aveva rubato il cuore e i profondi occhi azzurri le avevano colmato l’anima. Adorava quell’uomo.

«Dottor Houtson? C’è il signor Wilson per lei» gli comunicò Jane dall’altoparlante sulla scrivania.

Jeremy tenne premuto il bottone e disse: «Lascialo entrare, Jane» poi si voltò verso Daisy con un sorriso. «Al lavoro.»

Osservarlo lavorare, conversare coi suoi pazienti, era un diletto senza paragoni. Le parole che fuoriuscivano dalla sua bocca erano vere e proprie perle di genialità. Non era una sorpresa il fatto che fosse stato pubblicato su tante riviste.

Jeremy Houtson era il perfetto esempio di uomo che chiunque avrebbe dovuto ambire a diventare. Aveva anche lui un difetto, però, se anche si potesse definire tale.

Occasionalmente, uccideva le persone. A lei non importava, un uomo della sua levatura meritava uno sfogo, e con l’uncino tra le mani era un vero artista. Col tempo, lei era anche riuscita a essergli utile, liberandosi occasionalmente dei corpi e ripulendo l’ufficio.

Al termine di una lunga ed entusiasmante giornata di lavoro, un solo paziente li separava da una meritata pausa: Rory Bartes. Ex carcerato costretto a sedute psichiatriche, nonché vecchia conoscenza del dottor Houtson.

Bartes era un alto uomo dal fisico imponente. Il volto brutto e spigoloso mostrava vari tatuaggi che l’imbrattavano dalla fronte alla punta del mento. Daisy non nascose il suo disgusto, odiava quell’uomo e tutto ciò che rappresentava, eppure, Jeremy manteneva il suo contegno, mostrando non solo un grande controllo nei confronti della cafonaggine del galeotto, ma anche un’educazione impeccabile.

«Rory, caro mio, vieni avanti, stenditi pure».

«Dottore» lo salutò, per poi rivolgersi a Daisy con un occhiolino. «Dolcezza».

La ragazza rispose con una smorfia nauseata.

Una volta disteso il paziente, Houtson aggiunse: «Sarà ben lieto di sapere che questa sarà la nostra ultima seduta».

«Ah, finalmente» esclamò Bartes.

Daisy sogghignò discretamente.

Bartes parlò al vuoto per diversi istanti, fissando il soffitto con sguardo scocciato, incitato solo dalle metodiche domande del dottore.

D’un tratto, al culmine dell’emozione di Daisy, in un solo istante accadde.

Jeremy si alzò in piedi, l’uncino si abbatté fulmineo sulla gola di Bartes, lacerandola da un orecchio all’altro, disegnando un ampio arco di sangue scarlatto per l’aria.

Gli occhi sbarrati di Rory ostentarono muta sorpresa, prima dell’orrore. Incespicò scorrere di sangue sul suo petto, sui lati del lettino e sul parquet sotto di esso. Gli istanti che precedettero la sua morte per dissanguamento parvero interminabili, col largo sorriso del dottore e l’energico ed entusiasta applauso di Daisy in fondo alla stanza.

«Oh, dottore, è stato magnifico».

Il suo cuore batteva talmente intensamente da minacciare di saltar fuori da un momento all’altro.

«Grazie, cara. Ma oggi non basta» aggiunse, appena prima di voltarsi, dedicandole uno sguardo malizioso.

Lei ricambiò con occhi colmi di desiderio. Avvicinò il volto al suo, sentendo il respiro sulla sua pelle. Le loro labbra quasi si sfiorarono, prima che lei sentisse il ferro trafiggerle la carne.

Esibì il volto in una smorfia di dolore, abbassando lo sguardo vide l’uncino penetrare il suo addome in profondità, salendo sempre più, squarciando i muscoli e i tessuti, macchiando il tailleur di una grossa chiazza rossa, che si allargava sempre più.

«Jeremy... no...»

Gli occhi del dottore trasudavano malsano appagamento, costantemente accompagnati da un largo sorriso soddisfatto. Appena prima di perdere conoscenza Daisy vide l’uncino dirigersi verso il occhio sinistro.

Una volta estratto, Jeremy, osservo entusiasta il bulbo oculare quasi pulsare vivo. Sorrise, prima di gettare l’uncino in terra. Si diresse in bagno, lavandosi e cambiandosi con una raffinata camicia blu, gettando quella sporca sul cadavere di Daisy, morto senza neanche un sussulto dopo alcune rapide convulsioni.

Una volta uscito dall’ufficio, chiuse la porta alle sue spalle, rivolgendosi poi alla sua segretaria. «Jane, cara. Ti dispiacerebbe dare una ripulita, là dentro?».

«Nessun problema, dottor Houtson.»

«Chiamami Jeremy, tesoro.» le disse, sciogliendole il cuore con lo sguardo.

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Maria Cristina Vezzosi ha votato il racconto

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Phi ha votato il racconto

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stfnia ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Danilo ha votato il racconto

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di Degaine90

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