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Noir

Ci vorrebbe un amico

Di Mauro Teragnoli
Pubblicato il 06/11/2017

Luca era scomparso da più di 24 ore e nel suo ultimo messaggio diceva che sarebbe andato a casa per farsi una doccia, dopo nessuna notizia

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La casa di Luca era una villetta a due piani circondata da un piccolo rettangolo di giardino. Era una di quelle villette costruite negli anni Settanta nella zona residenziale della città, un edificio basso e ben curato, di una tipologia architettonica che ricordava certi palazzetti borghesi di primo Novecento. Non era una villetta a schiera, e non aveva nulla da condividere con i terribili casermoni popolari che erano spuntati solo pochi isolati più avanti. Il panorama che si vedeva sullo sfondo era un’ampia vallata su cui si stendevano ettari ed ettari di bosco.

Questa era la scena che si presentava davanti agli occhi di Marco, Luca era scomparso da più di 24 ore e nel suo ultimo messaggio diceva che sarebbe andato a casa per farsi una doccia, dopo nessuna notizia. Lui, suo amico e collega dai tempi del corso in Polizia, sapeva che era sulle tracce di un serial killer ed era preoccupato per il suo compagno. Parcheggiò ad un centinaio di metri dalla villetta, si guardò intorno ed entrò in giardino. Le finestre erano tutte buie, coperte da tende che impedivano di vedere all'interno. Neanche il rumore dei suoi passi riuscì ad infrangere quel silenzio che era soffocante. Aiutato dalla luce di un lampione vide un piccolo biglietto attaccato vicino la porta di ingresso. Lo prese e scritta a mano c'era una sequenza di numeri: 0 1 1 2 3 5 8 … . Sotto il biglietto un tastierino numerico simile a quello di un antifurto.

Ma che significava Luca non avrebbe mai lasciato il codice dell'antifurto cosi in bella vista? Pensò. In quel momento il cellulare ricevette un messaggio, veniva da un numero privato e diceva: La partita è iniziata la vita del tuo collega dipende da te guardati intorno e troverai la soluzione, hai 10 minuti.

Marco fece un lungo respiro quel pazzo li voleva fregare, era inutile chiamare la centrale aveva poco tempo. Doveva entrare in casa, forse inserendo la sequenza giusta la porta si sarebbe aperta, o forse sarebbe saltato tutto in aria. Cercò intorno a lui un'indizio, il suo sguardo cadde sul nome scritto sul campanello, non era quello di Luca era “LEONARDO FIBONACCI” gli ricordò qualcosa...ma si era quel matematico che studiò all'università. Era la successione di Fibonacci, doveva fare la somma degli ultimi due numeri 8+5=13!.

Digitò le cifre sulla tastiera e la porta con uno scatto si aprì. Entrò con la pistola in pugno, sul pavimento delle candele accese, come volessero indicare un percorso all'interno della casa. Voleva essere prudente ma non aveva tempo, Il cuore era sui 140 battiti al minuto, sempre con un misto di paura e audacia iniziò a seguirle, attraversò le varie stanze fino al salone, i mobili erano coperti con lenzuola bianche, sembravano fantasmi alla luce fioca delle candele. Il burattinaio puntualissimo riapparve sullo schermo del suo cellulare.

Bravo ti stai comportando bene. Adesso vai al pianoforte e suona le note che vedi sullo spartito. Ma stai attento a non sbagliare altrimenti...di pure addio al tuo amico. Marco tolse i lenzuoli da sopra i mobili e trovò il pianoforte. Si accorse subito che dei fili collegati allo strumento andavano verso una porta. Istintivamente cercò di aprirla ma era chiusa, una voce oltre la porta ruppe il silenzio.

- Marco sei tu?

- Luca come stai, sei ferito?

- No, sto bene a parte l'esplosivo che ho sotto la sedia. Il timer segna 4 minuti che pensi di fare?

- Questo mi sta interrogando come se fossi tornato a scuola, devo leggere delle note su uno spartito e suonarle con il pianoforte. Io non ci capisco niente di musica.

- Fantastico, stai tranquillo ti aiuto io, comincia a descrivermi il pentagramma dal basso.

- Allora la prima nota è sul primo rigo.

- E' un MI, il terzo tasto bianco sotto ai due tasti neri.

- Poi la seconda è al secondo rigo.

- Quella è un SOL, due tasti bianchi dopo.

- Ok dopo c'è ne una al terzo rigo.

- Un SI, altri due tasti bianchi dopo il SOL.

- E poi l'ultima sotto al primo rigo.

- Un RE. Quindi è MI SOL SI RE, conta i tasti come ti ho detto terzo, quinto, settimo, secondo. Tutto chiaro?

- Credo di si quanto manca Luca?

- Solo un minuto, sbrigati...ma non sbagliarti però!!!

Marco si avvicinò al pianoforte si asciugo la fronte dal sudore e cominciò a suonare. Il terzo...Bong, il quinto...Bong, il settimo...Bong, qualche secondo di pausa e infine l'ultimo tasto...Bong!!!

Con gli occhi chiusi e la testa fra le mani Marco amò il silenzio che seguì quell'ultima nota.

- Luca ci sei? Sei vivo?

- Si ma non riesco a smettere di guardare il timer fermo su meno un secondo.

Marco sentì la porta sbloccarsi, entrò nella stanza, si abbracciarono. Ma un messaggio sul cellulare li riportò alla triste realtà.

Bravi, questo è stato solo un gioco per farmi divertire un po'. Adesso alziamo la posta. In questo preciso momento c'è un autobus in città e sotto uno dei sedili ho messo il doppio dell'esplosivo che vedete davanti a voi. Vi auguro buona caccia!!!

I due come svuotati di ogni energia si accasciarono sul marciapiede, a quanto pare sarebbe stata una lunga nottata.

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Francesco Spiedo ha votato il racconto

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