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Narrativa

Colazione in mare

Pubblicato il 02/01/2018

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Fa un freddo cane in questa casa;

Da quando c'è la crisi, quella che ci fa accendere il termosifone per poche ore al giorno.

E capita che non lo accendiamo proprio. Giorni interi senza scaldare.

Ma se ti copri bene, a letto ci stai caldo. Con un piumino e una coperta in pail a due piazze. Tanto di giorno sei sempre vestito, e poi ti muovi.

Ancora riusciamo a pagare regolarmente l' affitto e le bollette. E anche tutto il resto:

Benzina, assicurazione, spesa, cinema ogni tanto, spese fisse del figlio e paghetta.

Essere poveri è un' altra cosa, lo so.

Eppoi anche scrivere scalda. Perlomeno le mani, perché devi muoverle. A ogni battuta, la punta del polpastrello è sottoposta ad una leggera pressione sulla tastiera digitale. 

Il polpastrello si " scontra" con una superficie semirigida, le sue cellule subiscono uno spostamento, una frizione, un rimestamento, che si trasmette a tutte le cellule, e, come tutti quelli che hanno una minima di confidenza con la termodinamica, ho capito che abbiamo a che fare con il primo principio della termodinamica.

Nella forma più generale e semplice, il primo principio della termodinamica, si può descrivere dicendo che esiste una funzione delle coordinate termodinamiche di un sistema, chiamata energia interna "u", le cui variazioni generano gli scambi energetici del sistema con l' ambiente che lo circonda. L' equivalenza tra lavoro e calore fu dimostrata da Joule attraverso una serie di esperimenti verso la metà dell' 800, che avevano lo scopo di realizzare un aumento della temperatura di una certa quantità di acqua con procedimenti meccanici diversi.

In uno di questi, si trasferisce energia meccanica al

Sistema,  attraverso delle pale immerse in un liquido, che ruotando mediante un sistema meccanico, provocano l'aumento della temperatura del liquido, ovvero della sua energia interna. L' energia della rotazione, frenata dal liquido che si oppone alla sua variazione di quiete, mediante la rotazione delle pale, si trasferisce in buona parte

Al liquido frenante, l' acqua, aumentandone la temperatura, e sviluppando un lavoro termico. Lo stesso tipo di lavoro termico che mettiamo in atto quando battiamo con le punte dei nostri polpastrelli su una tastiera, oppure sfregando le nostre mani tra loro, per scaldarle, in cui l' energia potenziale, mediante la pressione dei nostri polpastrelli sopra una superficie che si oppone alla sua variazione di quiete , si trasferisce in gran parte alle molecole del nostro sangue, aumentandone la temperatura superficiale a livello di

Epidermide, cioè, scaldandoci le mani.

Lo so che mi sono giocato il vostro voto, co sta lungaggine sulla termodinamica. Ma provateci, nel caso non se ve ne foste mai accorti.

La battitura di un testo scalda davvero le dita.

E anche l' immaginazione, che a sua volta scalda i

Nostri pensieri.

Quasi come il tè, a colazione:

A proposito di questo, mi sono inventato un sistema per appoggiare tutto l' occorrente in camera da letto;

Tutto l' occorrente per fare colazione in camera:

Apro un cassetto della scrivania e ci appoggio sopra un piccolo olio su tavola, 35x50. In orizzontale. Poi mi siedo sul letto, e la guardo, ed è come se ce l' avessi di fronte, io in piedi, lei appesa al muro.

È una piccola marina. Una marina piena di mare e di cielo. La terra non c'è proprio.

Il cielo copre l' ultimo quarto della tela. E una bella nuvola bianchiccia si alza per tre quarti del suo orizzonte. Il resto è mare.

E poi ci sono anche tre barche. Una piccola, gialla, abbastanza lontana, appaiata ad una rossa, della quale sembra sfiorare la poppa. Entrambe con un albero nero. Sono vicine alla linea dell' orizzonte, sulla destra.

La terza barca è in primo piano. Sulla sinistra. Avanza verso di me, tutta nera, con la prua rosso ruggine. Sembra quasi voler uscire dal quadro. Ogni tanto esce davvero. Ma è sempre rientrata. Il colore del mare è appena accennato. Potrebbe essere un panna sporco, con sopra alcune pennellate di un verde turchese, specialmente davanti alle barche. Per dare l' idea del loro movimento. Per questo certe volte escono dal quadro. Scavalcano la cornice come se niente fosse, e me le ritrovo a letto. Tutte e tre.

Una gialla una rossa e una nera. E tutte con un piccolo albero. Devono essere barche a vela, anche se la vela non c'è. 

Le pieghe del pail diventano onde e le tre barchette ci si tuffano dentro, contente di farsi un giro in un mare un po' più grande. Dopo aver girulato a destra e a manca, spesso fanno anche il periplo. Del letto. Come se fosse un isola, e io fossi 

Seduto su quell' isola.  Mi girano intorno e se ne stanno sempre a dieci, quindici centimetri dal bordo. Oltre c'è un orrido. Un orrido marino. Come quello degli antichi, che pensavano che la terra fosse piatta. Che finisse dopo le colonne d'Ercole e, che a un certo punto precipitasse. Di colpo. Ma loro non sono mai precipitate. Devono essere barche esperte. Chissà quanto hanno navigato, prima di finire in questa marina.

Il cielo della marina da un po' sul rosa. Ma è un bel rosa sporco, e tenue, che fa da sfondo alle nuvole, bianchicce, per l'appunto, che stanno appollaiate sull' orizzonte.

La barca in primo piano, invece, con il suo albero attraversa il mare, le nuvole bianche e il cielo, dietro di se', e si ferma a un paio di centimetri dalla cornice superiore. Le nuvole sono dipinte con alcune pennellate più spesse. Si vede la mano del pittore. Romantico ma essenziale. È rimasta anche una traccia della matita che aveva disegnato il contorno della nuvola. E  uno spazio vuoto, una sottile striscia  alta poco più di un millimetro, non dipinta, che attraversa il quadro in orizzontale, in corrispondenza del trait d' Union tra " la mer e le ciel", Il mare è il cielo non si toccano, come invece dovrebbero... dapprima;

Quando poi finisce la nuvola, il cielo diventa rosa antico, e gli alberi della barchetta gialla e di quella rossa si infilano proprio nel tramonto, tutto si ricompone. Il mare tocca di nuovo il cielo, e tutto è come deve essere.

E io posso fare colazione.

Il bicchiere del te lo appoggio sempre sulla barca nera. I biscotti di riso invece galleggiano a metà della marina, in mare aperto, tra la barca nera e le altre due, che non copro mai.

Le lascio sempre in vista, la barchetta gialla e quella rossa;

Perché sono allegre, e perché sono determinanti per la profondità visiva del quadro;

Altrimenti non riesco a credere di essere davvero al mare.

Poi inzuppo i biscotti nel te, e qualche volta una briciola cade

fuori, finendo in mare.

Subito arrivano frotte di pescetti, che si muovono a pelo d'acqua. Devono essere muggini, piccoli e affamati.

Ogni tanto, forse nella foga di arrivare prima degli

Altri a prendere una briciola, un mugginetto salta fuori, per un attimo luccica sotto la luce della lampada, e poi torna in mare, con un piccolo spruzzo.

Mi verrebbe voglia di chiapparne uno, con le mani. Ma sono minuscoli, davvero. E poi rovinerei la magia. Anche la vostra...

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Olimpiacastelbarco99 ha votato il racconto

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Sara Mazzini ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Emanuele SZ ha votato il racconto

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Danilo ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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di Franco 58

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