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Fantastico

Cold sheets, but where's my love? [ seconda parte ]

Di Anna J. Fiore
Pubblicato il 01/12/2017

L'immortalità di Magnus e la perdita di Alec. Le sensazioni di Magnus, il ritorno all'oblio e il susseguirsi di ricordi dopo la morte di Alec. / Ispirata al mondo Shadowhunters e ad un ipoteco avvenimento futuro, frutto della mia fantasia.

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Magnus posò il bicchiere sul tavolo riposto davanti a sé e chinò appena la schiena come se quei ricordi cominciassero ad avere una massa, un peso da cui non si sarebbe mai potuto liberare. Improvvisamente una finestra si aprì ed inondò la casa di una brezza gelida, permettendo così al rumore delle pioggia di raggiungere il suo udito. L'angolo della bocca di lui si alzò, trovando quella situazione un'inevitabile beffa del destino. Si mise in piedi e raggiunse le tende che oscillavano bruscamente. Nuvole grigie coprivano il cielo e si stagliavano minacciose sulla città in movimento. Il giorno in cui lui e Alec si erano sposati pioveva con tanta violenza che quella pazzia sembrò loro ancor più folle del dovuto. Magnus non avrebbe mai creduto che una così possente sensazione di adrenalina e terrore gli si fermasse al petto, ma quando aveva visto Alexander accompagnato dalla sorella, quella paura si sciolse fino a fargli perdere il controllo delle proprie gambe. Fu la voce di lui ed il suo lamentarsi per quella cravatta annodata troppo stretta a farlo calmare, a farlo sorridere con la tenerezza di chi si conosce da sempre ma sa sorprendersi ogni giorno. Continui a sorprendermi, Alexander disse lui poco prima di baciarlo. Viaggiarono irrimediabilmente: tornarono a Parigi, visitarono l'Italia ma dovettero interrompere la luna di miele quando Alec fu chiamato in missione. Ogni qual volta succedeva, Magnus sentiva quell'imprevedibile sgelo spezzargli le ossa e mozzargli il fiato. L'inguaribile paura che qualcuno potesse privarlo di quell'amore sconsiderato prima del dovuto, prima che i giorni divenissero brutali e strappassero via dal cacciatore uno spillo della sua vitalità, del suo respiro. In quei momenti, lo stregone capiva che rischiare era devastante come l'onda di un fiume in piena e dolce come il più buono dei mieli. Quando finalmente Alec varcava la porta di casa, senza proferire una sola lemma, Magnus correva a stringerlo con l'irruenza di chi non si tiene da tanto e la morbidezza di chi si è sempre cercato. Il cuore gli saltava in gola come una molla e tintinnava contro le proprie tempie mentre il suo viso affondava nell'incavo del collo del suo amato e celava le lacrime amare di una mancanza mai confessata. La stessa che trasaliva ora dal proprio ventre e gli provocava una nausea incessante. Non si accorse che le pupille erano inondate di lacrime spregiudicate,folli.In balia di quei ricordi, Magnus si abbandonava al dolore più malfido che avesse mai provato dopo la morte della madre. Riconobbe in quel panico lo stesso sentimento che anni prima aveva nutrito il bambino che insieme ad Alec aveva adottato. Loro figlio si dimenava sconcertato alla notizia che avrebbe perso il padre, che non era come lui. Rimembrava come il marito lo avesse fatto sedere sulle proprie gambe e rassicurato, accarezzadogli i capelli e raccontandogli con estrema tranquillità ciò che era, ciò che non sarebbe mai potuto essere, e che per ancora molti anni sarebbe stato lì, con lui, con loro, e che anche dopo la morte un pezzo della propria essenza non li avrebbe mai abbandonati. Alec che non sapeva mentire; Alec dagli occhi di cristallo e dall'animo latteo; Alec dall'espressione fanciullesca e cordiale; Alec di cui si innamorava un po' ogni giorno lo aveva costretto a nascondersi in una stanza, a piangere in silenzio, facendogli ammettere che non sarebbe mai stato pronto a perderlo e che gli anni rimasti non sarebbe stati abbastanza per colmare la sete che aveva del loro amore, di lui.

Lo stesso Magnus intento ad osservare un infelice tramonto, accompagnato da una strepitante pioggia, riscopriva quelle lacrime, quella sensazione di morte che continuava ad aleggiare in lui. La vita di Alec si era addormentata tra le proprie braccia qualche notte prima e il candore del suo abbraccio lo teneva ferreamente ancorato a quel momento in cui gli aveva accarezzato i capelli e gli aveva sussurrato che poteva andare, che in ogni altro secolo vissuto la memoria del loro amore non si sarebbe mai estinta, che avrebbe vissuto ogni minuto a rievocare ciò che era stato e che non avrebbe mai più potuto stringere in un palmo. Con la poca energia rimastagli, Alec gli asciugò una lacrima e gli sussurrò semplicemente Sii felice senza di me come io lo sono stato con te in tutti questi anni. Sei stato il mio primo, il mio ultimo ed unico amore, e se avessi altre cento, mille vite le passerei a cercarti. E Magnus perse una parte di sé quando Alec esalò l'ultimo respiro. Smarrì con la sua vita la propria, vacillò verso il buio. 

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Danilo ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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