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ConcorsiConcorso letterario "Inchiostro su tela"

Come l'acqua con l'idrolitina

Pubblicato il 03/09/2017

Autobiografia di una donna attraverso gli occhi di quattro età.

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“Ti va un bicchiere d’acqua?” dissi ad Ida.

Fece spallucce. “Ma non è acqua normale, c’è dentro l’idrolitina!”.

Sgranò gli occhi come quando si scopre che in fondo al vasetto è rimasto un cucchiaio di Ciao Crem. Avete presente?

Annuiva eccitata mentre versavo il liquido fresco e frizzante.

A dirla tutta l’acqua con l’idrolitina a me faceva davvero schifo. Mia madre diceva che trasformava una bevanda per tutti in una bevanda per pochi. Io so solo che quella polverina tramutava l’acqua in una roba dolciastra e nauseante.

Ma niente discussioni, acqua con idrolitina, schischetta e via a scuola. Il collegio delle Suore della Misericordia.

Ah, mi chiamo Carlotta, abito a Settimo Milanese e faccio la terza elementare.

Mi piace la geografia e fare i disegni con il goniometro. Purtroppo c’è la matematica. Quest’anno suor Elena ci sta spiegando le frazioni e usa le torte. Ma non torte vere. Sono disegnate sulla lavagna e mentre lei parla io le vedo piene di crema. Si accorge e mi sgrida, ricordandomi che il negozio dei miei genitori diventerà mio e di mia sorella Milena e che dovrò imparare a fare i conti per non mandare tutto in rovina. Ecco una buona dose di sensi di colpa (le suore sono bravissime in questo). Io non voglio stare in negozio, voglio fare la cantante, come Mina.

La scuola è a Milano. Papà dice che sono solo tre chilometri quindi andiamo a piedi. Mi piace passare il Dazio dove vengono fermati tutti tranne i bambini perché sanno che vanno a scuola. Lì ci danno le caramelle ma la mamma mi ha proibito di prenderle da quando non hanno più trovato Lucia per un giorno e poi quando è ricomparsa era sporca e piangeva e hanno dato la colpa ad uno del Dazio. Lucia non viene più a scuola. La suora dice che è malata.

Mi piace attraversare l’Olona e mi è piaciuto il giorno cui in è straripato. Ci hanno caricati sulle ruspe e ci hanno portati dall’altra parte della strada. Andata e ritorno.

A scuola mi piace l’intervallo perchè si mangia la michetta col burro ma più di tutto, mi piace Ida, la mia compagna di banco.

Lei non torna a casa. Lei abita a scuola. La scuola si chiama collegio, lei si chiama interna e io mi chiamo esterna. Suo papà è morto e sua mamma vive con i fratellini. Loro non possono venire a scuola con noi perchè sono maschi e le suore non li vogliono.

Ida vede la mamma di domenica. Lei fa i vestiti per le sorelle Fontana e deve cucire anche la notte. Quando sarò grande mi comprerò da lei il vestito da sposa. A Ida lo farà gratis, in questo è fortunata.

Ida ha i capelli lunghi, sempre legati con la treccia, le suore non li vogliono sciolti perchè vanno negli occhi. Io ho il caschetto con la frangia e il cerchietto. Lei è brava in matematica e da grande vuole fare la maestra. La invidio perchè vive a scuola che è più grande di casa mia e c’è l’orto. Ci piace pulire il pavimento con le pattine, poi le andiamo a sbattere sul balcone. La suora mi manda solo perchè c’è Ida. E’ proibito andare al terzo piano, è buio e ci sono le stanze delle suore malate. Una volta ho convinto Ida ad aprire una porta per dare una sbirciatina. Me le immaginavo cattive...magari le tenevano chiuse dentro perchè erano streghe.

Ida sosteneva che non fosse vero e quando abbiamo guardato nella stanza c’era una suora nel letto che dormiva. Non faceva paura, era solo vecchia.

A Ida non piaceva cucire. Io, in questo, ero più brava perchè mia nonna Pina lo faceva e mi aveva insegnato l’uncinetto.

Una volta ho fatto un centrino, Ida l’ha messo sul comodino sotto la statuetta della Madonna. Gliel’ho dato di nascosto. Le suore non volevano che si portassero delle cose alle interne, neanche i dolcetti. In questo ero più fortunata io perchè di domenica mio papà ci dava i pasticcini. Li prendeva in un bar a cui portava la Gazzetta, il padrone glieli regalava. Io dico che lo faceva solo perchè papà spendeva tanti soldi nel vino. L’ho visto io. L’uomo del bar mi dava i boeri ma a me stava antipatico perchè faceva litigare mamma e papà quando lui la sera tornava tardi, puzzava e si addormentava con i vestiti addosso.

Ida il suo papà non l’ha mai conosciuto. Ha una foto del matrimonio dei suoi genitori nel cassetto. Faceva l’operaio alla Richard-Ginori sul Naviglio. Aveva gli occhi azzurri ma nella foto non si vede perchè è in bianco e nero.

Nel 1964 cambiò il Presidente della Repubblica. Arrivò Saragat. Lui aveva scelto l’esilio durante il fascismo poi era entrato nella resistenza ed era stato arrestato. Anche il papà di Ida aveva combattuto per la libertà. Saragat era riuscito ad evadere. Del papà di Ida non si era saputo più nulla.

Facevamo la terza media commerciale. Si studiava la computisteria. Le lacune di matematica erano diventate voragini nauseanti piene di olio di ricino.

Ida era ancora più bella. Le forme più morbide e sinuose. Aveva già le mestruazioni. Io ero ancora bambina, gracile e con il naso aquilino.

In oratorio facevamo le pesche di beneficienza per i missionari del Pime. Vedevo i maschi che la guardavano. Io non ero invidiosa, non mi interessavano i loro giochi stupidi: biglie, calcio e botte. Ero gelosa di Ida ma lei non badava a quegli sguardi. E io mi gongolavo.

Marco mi prese tutto. Lo sguardo, la felicità, Ida.

Lui era figlio di un calzolaio e aveva fatto solo la quinta elementare. Era grezzo e sovrappeso. Non so cosa ci trovasse in lui.

Un giorno scherzando Ida mi disse: “Sarai mica gelosa Carlotta”.

Gelosa io? Marcia.

Lui la invitava al cinema o a bere il ginger. Ida lo diceva anche me ma vederli che si prendevano per mano era davvero fastidioso e quindi cominciai a dire di no fino a che smise di chiedere.

Oggi ho 21 anni e sono maggiorenne. Ida lo è già da qualche mese perchè è di gennaio. E’ venuta a trovarmi. Ci beviamo un caffè al bar mentre Ernesto gioca con un tovagliolo. Ernesto è suo figlio. Figlio di Marco.

Mentre lo osservo Ida mi racconta dei fiori che ha piantato, dei primi dentini e di sua madre. Si è trasferita a Roma perché le Fontana hanno grandi commesse da New York.

Io le chiedo “Ma il tuo sogno di fare la maestra?”. “Beh, ora c’è Ernesto. Magari quando diventa grande” mi risponde. “E tu? vuoi ancora cantare come Mina?”.

“Oh, io canto alla Messa tutti giorni” sorrido.

Anche lei sorride. Ernesto ciuccia il tovagliolo.

Io sto prendendo i voti. Presto diventerò suora.

L’esterna è diventata interna e viceversa.

Dai gradini della chiesa vedo Ida allontanarsi con Ernesto in braccio.

La sua treccia è diventata un raccolto e i suoi vestiti sono quelli di una donna devota alla famiglia.

I miei sono quelli di una suora. La sua casa è diventata la mia. Il suo amore è per Marco, il mio amore è per Dio.

Lui solo sa il mio segreto. Tante volte gli ho chiesto perdono per quello che sono, per la mia malattia dell’anima e del corpo, per le mie carezze immorali e per il pensiero di Ida in quei momenti.

Lui mi ha promesso perdono e io lo servirò devota sperando, un giorno, di tornare ad essere felice e di non sentirmi più così tremendamente diversa, sbagliata ed innaturale. Come l’acqua con l’idrolitina.

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