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Narrativa

Domani

Di Vindab
Pubblicato il 23/11/2017

Devo tenere gli occhi chiusi e concentrarmi sul respiro

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Le luci sono forti, devo tenere gli occhi chiusi, anche perché così riesco a concentrarmi meglio sul mio corpo e a controllare il respiro. Intorno a me sento persone passare veloci con i loro zoccoli di legno. Sono tutti vestiti di bianco. Poco fa, un'ora fa, non saprei, qualcuno mi ha detto che tutto andava bene, che i miei parametri stavano tornando normali e che presto tutto sarebbe finito. Ma cosa sarebbe finito? Sono disteso su un lettino che si trova al centro della stanza. Il lettino è stretto e ci sto appena con le braccia distese lungo i fianchi. Se muovessi un braccio, penzolerebbe giù dal lettino. Non so se riuscirei a tirarlo su di nuovo. Sento il ronzio di una macchina, forse sono più ronzii che si sovrappongono in un unico rumore di fondo. Sento tutto il mio peso appoggiato sulla sottile imbottitura ricoperta da un lenzuolo di carta. Sarà l'effetto di quella bottiglia sospesa a quel trespolo e dei tubicini che scendono verso il mio braccio vorrei sollevare la testa per guardarmi intorno ma so già che non ci riuscirei. Conosco questa sensazione di pesantezza estrema, mi è familiare. Ma non mi piace. Devo averla già provata, ma non ricordo quando. Entra un uomo con il camice bianco. Ha i capelli e la barba lunghi e neri. È giovane, avrà poco più di trent'anni. Si siede sul mobiletto di fronte a me con i piedi penzoloni. Mi guarda. Lo guardo, ma poi devo chiudere gli occhi. I neon sono accecanti. Mi dice che ora va tutto bene. Ora è finita. Mi porteranno in reparto dove potrò riposare e dormire tutta la notte. Domani sarà un nuovo giorno. Vorrei chiedergli in quale reparto mi porteranno. Evidentemente è un ospedale. Vorrei chiedergli cos'è successo, ma mi limito a fare un cenno con la testa. La mia testa si è mossa, due volte. L'ho sentito chiaramente. Magari posso anche muovere il resto, alzarmi, camminare. Ma solo l'idea di camminare mi fa rivoltare lo stomaco. Lo farò dopo, in reparto, dopo aver riposato. Ora sono stanco. Milioni di domande si affollano nella mia testa, ma non so rispondere. Fisso l'attenzione sul respiro. Sentire il mio respiro lungo e calmo mi rassicura. Qualunque cosa sia successa ci penserò dopo. Ora devo riposare. L'ha detto anche il medico. Poi capirò tutto, avrò ogni risposta. Un uomo robusto entra ciabattando dalla porta che è alla mia destra e, dopo aver aggirato il mio lettino, esce da quella che si trova alla mia sinistra. Deve esserci qualcuno che sta peggio di me, che non è fortunato come me che adesso andrò in reparto dove potrò riposare. Quanto tempo è passato? Perché non vengono a prendermi? Entra un altro uomo, questo di corsa. Nell'attraversare la stanza mi sfiora i piedi. Ho sentito chiaramente un tessuto sfregare contro la pianta dei miei piedi. Non ho le scarpe e neppure le calze. Fa freddo qui dentro. In realtà non ho nessuna fretta di sapere. Ora galleggio in una sensazione di vuoto che non mi dispiace. È come se fossi stato per lungo tempo con tutti i muscoli tesi e ora finalmente sento che si rilassano. Qualunque cosa sia successa non doveva essere niente di buono. Domani forse lo scoprirò. La cosa potrebbe non piacermi. Ma per ora va tutto bene.
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