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Narrativa

E se domani il sole si spegne

Pubblicato il 07/05/2017

C'è una cosa che Bianca riesce a far bene: fuggire. Quando le sue storie finiscono male, quando la madre si ammala, quando la sua cittadina natale inizia a stufarla, lei, semplicemente, cambia nascondiglio. E comincia da capo. Da sola. Ma non stavolta.

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Parte tre - Città vecchia e vita nuova


“Ma non ti manca mai la nostra vecchia città?” Chiede a un certo punto.

Guardo il mare, che oggi è calmo, e il porto. Sta attraccando un traghetto carico di turisti e tutti sulla banchina si danno un gran da fare con corde, cordine, cordoni. Eppure, anche se durano una gran fatica, sembra che tutto sommato siano contenti, che siano nati proprio per quello: far attraccare le barche.

Il lamento di gabbiani, che i primi tempi mi sembrava intollerabile, adesso mi tranquillizza, e perfino la carcere, sulla collina, mi sembra una presenza certa, intramontabile.

“No” dico gettando la sigaretta ormai finita nel cestino, dopo averla spenta. Se c’è una cosa che ho imparato su quest’isola così bella, è che non posso, non devo e non voglio rovinarla in nessun modo.

“Non mi manca. Mi manchi te, la mamma, i vecchi amici, ma la città no.

Piccola città bastardo posto…” e poi mi metto a ridere “Oggi sono in vena di citazioni”.

“Capisco” dice lei con un po’ di delusione.

Poi sento il rumore di una serratura che gira, gridolini acuti, frasi incerte, che incespicano, passi non controllati.

“Eccoci” dice con un sospiro “sono arrivati. Devo lasciarti”.

Annuisco per niente invidiosa.

Solo che, prima di attaccare, Lisa mi fa un’ultima domanda, che mi lascia l’amaro in bocca per tutta la sera, anche se mi ero svegliata proprio di buon umore.

“Senti un po’ Bianca, ma tu un figlio quand’è che lo fai?”

E mentre rispondo mi guardo la pancia piatta. Sì, è proprio piatta, non c’è nessuna depressione, nessuna sporgenza. È una linea lunga e diritta, verticale, che attraversa l’ombelico e si perde nel pube.

E mi vengono in mente –in realtà non sono mai spariti, hanno trovato il modo di far sempre capolino in ogni pensiero fatto- quei dieci giorni.

Ma io nel mio corpo ho fiducia, ho fiducia nel senso che ormai sono convinta che non sia proprio in grado di collaborare, nemmeno quando l’ho voluto più ardentemente, nemmeno quando ho desiderato che un’altra vita ci germogliasse dentro per tenere a me un uomo.

Nemmeno in quel caso ha voluto saperne, e ha dato l’ordine di riversare fuori tutto quello che poteva essere necessario ma che, ormai, sarà per un’altra volta.

Per questo sono convinta che anche stavolta lo rigetterà, perché fa già un’enorme fatica a sopportare la mia di vita.

Sto tranquilla.

Sto tranquilla e dico: “Mai! E se poi finisco come te?”.

Lei ride teneramente e poi attacca.

E io osservo il mare, per tutta la sera, senza trovare mai pace.

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