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Narrativa

Estratto dal piccolo catalogo ragionato delle botteghe introvabili - La pinacoteca

Di Luca Bellan
Pubblicato il 01/12/2017

Una galleria di volti che hanno detto di no senza aspettare di avere il permesso

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Alcuni individui, se lasciati troppo soli coi loro pensieri, diventano musica per angeli. E ci sono pastiglie che, a lungo andare, li fanno sprofondare in pascoli di luce dai quali trarre grazia per noi e inenarrabile smarrimento per i loro giorni. Oppure incontrano spaventi senza ritorno nei quali scompaiono lasciando una traccia indelebile, un soffio di pena, un accenno di eterno o un sussurro insopportabilmente insistente. Io conservo il ritratto di alcuni di essi, perché nessuno li vorrebbe sulla credenza o in camera da letto e la memoria non perdona chi non si prende cura dei volti inguardabili, quei volti così belli che costringono a distogliere lo sguardo. La mia pinacoteca è sempre aperta, potete entrare a qualsiasi ora. Un' unica precauzione: non ha indirizzo e dovete essere immersi nel sonno per poterla sognare con calma.

Jeff è un ragazzo tormentato, che suona la chitarra dall'età di sei anni e soffre di disturbo bipolare. Fa appena in tempo a pubblicare due dischi, entra nella storia della musica come una delle voci più emozionanti mai ascoltate ma esce dal mondo in silenzio, scivolando in un fiume con addosso i vestiti, gli stivali e un piercing. Nessuno scoprirà mai se trascinato dalla corrente o da se stesso. Potrebbe essere una premonizione, forse è solo il titolo di una delle sue canzoni più belle.

"Noi siamo i poeti - e rimiamo con i paria, ma, straripando dalle rive, noi contestiamo Dio alle Dee e la vergine agli Dei!" Marina Cvetaeva, che non aveva confini nella vastità della sua visione poetica, scelse una stanzetta in affitto per impiccarsi, dopo che gli uomini di Stalin avevano provveduto a far sparire marito e figlio. Quando ti hanno estirpato tutta la vita, in poco spazio puoi trovare l'enormità di un banale gesto eterno.

"La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre", Yukio Mishima, biglietto d'addio lasciato prima del suicidio rituale, il 25 novembre 1970. Probabilmente il maggior uomo di lettere giapponese del dopoguerra, definito da Moravia "conservatore decadente", si aprì la pancia con una katana in diretta televisiva. Non sopportava che un uomo potesse arrogarsi il diritto di dirsi tale senza valori cui obbedire per essere davvero libero. Come si vede, la televisione non ha sempre sofferto del peccato di leggerezza. E le lame giapponesi non servono solo per il sushi, preparano anche carne per gli dei.

Non fu mai chiarito se fu un vero suicidio o un'esecuzione ordinata dal capofamiglia ad un attendente. Il primo maggio 1945, dopo aver sterminato col cianuro i sei figli narcotizzati, i coniugi Goebbels si tolgono la vita per non cadere in mano agli alleati. Autore delle teorie di propaganda popolare impiegate ancora ai giorni nostri, Joseph ha occupato un posto nel Terzo Reich secondo soltanto a Hitler.

Sul frontespizio della tesi di laurea, sotto la figura di una lampada, aveva scritto in greco "Mi spensi". Figura eminente della filosofia moderna, Carlo Michelstaedter visse per quasi un anno come un asceta, cibandosi pochissimo e dormendo a terra, in febbrile attività di ricerca e scrittura, prima di spararsi, all'età di 23 anni. Non si può guardare in faccia la verità e fare finta di niente, fare come se quel grilletto non avesse la forma del tuo dito.

Cesare Pavese, scrittore, poeta, saggista, traduttore di Melville, Anderson, Dos Passos e Joiyce. In una camera d'albergo in Piazza Carlo Felice a Torino, scrisse: "Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi". Prese dieci bustine di sonnifero e non si svegliò più. I pettegoli dicono fosse impotente. I pettegoli non leggono Pavese, ma solo del suo suicidio.

Jan Potocki, scrittore polacco, staccò la fragola che ornava la sua teiera e la limò, giorno per giorno, fino alla dimensione di una palla da pistola. Nel 1815 la usò per porre fine ai suoi giorni. Avere un obiettivo è tutto, nella vita.

Alan Mathison Turing, matematico, logico e crittografo, maratoneta da 2 h e 46 minuti, padre nobile del computer, castrato chimicamente perché omosessuale, morto suicida nel '54. Mangiò una mela al cianuro: adorava la favola di Biancaneve. Il senso del tragico è una peculiarità di chi non prende nulla troppo sul serio, a cominciare da ciò che, ostinatamente e inopinatamente, non ha alcun diritto di avere un senso.

Questo è il ritratto che preferisco, forse per la luce che lo attraversa come un ripensamento, forse per il valore metaforico dei suoi elementi. Ci vedi il peso dell'esistenza, lo scorrere di una corrente sempre identica che non è mai lo stesso fiume, un fondo che non si riesce ad intravedere, perché alla fine del viaggio c'è solo il viaggio. Ci aveva provato altre volte senza riuscirci, ci avrebbe provato altre volte se qualcuno fosse giunto in tempo per sottrarla a se stessa: Virginia non sentì più il richiamo dell'amore per suo marito, o quello della luce, ma ascoltò solo più il richiamo dell'acqua nera sorella. Riempì di pietre le tasche, appoggiò il bastone da passeggio ad un albero, entrò nel fiume e lasciò che la portasse fino alla fine dei suoi giorni. La cosa più bella e singolare di questo ritratto è la didascalia apposta sulla cornice, tratta dalla lettera che lasciò al suo consorte: "Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi."

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