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Narrativa

Giessica da Rozzano

Di Michele Pagliara - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 03/05/2017

Una ritrovata novella del Boccaccio

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35 Voti

Nota del curatore: nonostante i pareri negativi di Barbi (1935), Chiari (1952) e Branca (1974), la questione della paternità boccacciana della novella che segue è definitivamente chiarita in Pagliara (2017). A seguito di un esame autoptico sul codice Hamilton 90, unanimemente autografo, lo studioso ha identificato alcune pagine palinseste (69 r/v) corrispondenti allo spazio occupato dalla novella di Madonna Filippa: giornata VI, novella VII.


Giessica da Rozzano con una presta parola l'ira di sua madre volge in riso, e sé e le sue amiche campa da mala ventura.


Con grandissime risa di tutta la brigata erano state ascoltate le parole da lo Scalza dette, e niente restava più a avanti a dire a la Fiammetta, quando la reina impose a Filostrato che procedesse con una; il qual tutto ridente rispose: «Madonna, volontieri» e cominciò:

Un poco è da uscire dalla città oltr'ogni italica pessima di Milano, la strada di ferro con lo tramme XV percorrendo, per giugner tosto al borgo di Rozzano, lo qual tanto è perigliosissimo per i possessori d'auto che a niuno conviene la propria lasciar senza custodia nel parcheggio, spezialmente quello del PAM; né credasi che solo le macchine de' gran signori sieno percosse nei vetri con molto ispargimento di cristalli per rubarci, che anzi pure quella di chi va tapinando con gran pena e servendo per mille euri ad un mese l'avarizia de' padroni vien dei fanali e delle gomme orbata. Quivi non s'odono gli uccelletti cantare né verdeggiare colli e pianori, e non v'è luogo con maggior copia di cemento e bruttura di vilissimi uomini.

Minuta gente e prontissima alla zuffa abita Rozzano, e ben Federigo imperatore i conobbe, che ne ebbe crudelmente i soldati suoi fediti e indietro ricacciati; e più trovansi nei palagi popolani, i quali sempre non di dilicati profumi siccome di rose ma di olezzanti fritti putendo forte si stanno, avvegna che non manchino di leggiadri motti, quando esser dee. Come l'istoria che a narrar vo procedendo mostra.

Adunque, graziosissime donne, in uno degl'isconci palagi che dianzi ho ricordato dimoravano tre gentili fanciulle da grande amistà unite, nomate Deborah, il bel nome della quale il vulgo permutava in Debborah, Samantha, Giessica; e molti dì, malamente compitati gli esercizi di gramatica in cui la meriggiana i savi maestri impongono passarsi ben prima dell'ora nona, s'ingegnavano il lor tempo di consumare al Fiordaliso tra assai mercatantie, o al barre della camorra in cui dame e cavalieri il loro avere spendendo in slotte mangiasoldi talora da picciol pregio ricavavano gran gaudio e tintinnar di gettoni.

Stavansi quella volta le belle giovani nella stanza della Giessica, e intendendo de' lor drudi accendere il disio fuor di misura, le imagini di sé con poche vesti e nullo guernimento a guisa di quando trovansi al mare oppinavano appiccicare su feisbucco, per poi contar li piacimenti in dilettevol contesa. Venuto però a tedio anche quel casto gioco in alcuno spazio di tempo, dopo alcune carolette fatte e a turno filmate, propose la Deborah allegra tenzone: ogniuna di scostumatezza non solamente veduta o udita, ma vissuta personalmente averebbe ragionato narrando, e la femina eletta più rea con la pizza ornata di acciughe dei figli del soldan, che in tutto il borgo di chiarissima fama suona, guiderdonata sarebbe. Tutte liete le amiche dissero se essere pronte all'allegro sfidarsi, e la Deborah stessa ne die' cominciamento:

«Trovavami la mattina di San Giovanni tutta soletta andar passeggiando per la maestra via, senza cura alcuna per la scuola ove fino all'ora settima conviene a' savi giovani rimanere in istudio intenti, ed ecco che un suono di clacsone il silenzio offendeva e lungamente durava, me richiamando con turbazione del rione tutto. Gli è che Kevin Gargiulo di quinta B, un cavaliere di piacente aspetto molto e dai capelli artificiosamente fatti, mi invitava a montare in su la macchina con essolui; e prontamente il feci. E tra che egli si accorse, da che giovane avveduto era, e tra che da alcuno fu informato che, siccome a ogni fanciulla della scuola, mi piaceva, menommi nella zona industriale di Rozzano e quivi, l'automobile in luogo coverto agli occhi de' viandanti riposta, dopo vaghe parole e dolci promissioni dimandommi che io sonassi il suo proprio flauto; il che io lungamente feci, traendone armoniosa melodia».

Non onesto rossore né vergogna punse i cuori delle donzelle ascoltanti, che anzi diedero in risa e in motteggiare; e tra loro in ispezieltà Samantha, la quale, poscia che udito ebbe l'alta impresa dell'amica, piacevolmente così cominciò a parlare:

«Non guari men valorosa mi son io in amorose battaglie, che anzi già più di millanta, che tutta notte canta, ne affrontai. Convenevole cosa mi pare, tuttavia, l'utile sposare al dilettevole, come insegnano le donne tatare, bellissime, che mai nella nostra italica terra alcuno vide ad uno artefice o a un salariato maritate, ma sempre a ricchissimi e gran mercatanti e calciatori e prenzi. E avvegna che io ancor giovane mi sia, pianamente tale buon consiglio ho appreso. Vi siete forse chieste come fia che io, che troppa ignoranza ho d'isquadri geometrici e di calculi e di somme eziandio, mai al mese di settembre in matematica ebbi ad essere essaminata rischiando ruina per l'intero anno. Prestamente vel dirò: lo maestro veggendo tutto solo un dì in sala professori, con lusinghe e vezzi in solingo luogo, ove le fantesche, che dette son talora bidelle, le ramazze riporre usano, menai; ivi poi a lui, che di ferro non è né di diamante, abbracciatolo e baciatolo più fiate, issai la vela, e per lungo spazio il trastullai».

Avevan le amiche parimente riso molto del caso di Samantha, e già la Giessica, sentendo la novella finita, s'apprestava a narrar la sua, quando la di lei madre piena d'amaritudine subitamente entrò nella stanza, che tutto udito avea fuor de l'uscio silenziosa stante.

Ella forte con aspra voce orribile biasimò i vituperevoli costumi delle giovani, duramente ammonendo e volendo quelle gastigar con busse, e dicendo che a' tempi suoi mai ella, che donna onesta erasi e tuttavia era, con uomini averebbe giaciuto, ma che siccome divota persona il digiuno osservava sulla tavola e nel letto.

Rispuose la Giessica: «Deh, datemi il cellulare con imagine di mela, che tosto portino gli infedeli la pizza con acciughe per la quale degna fama hanno: essalei con premio grandissimo è da onorarsi più vil femina. Infatti noi, che pure con grande liberalità doni graditi facciamo agli uomini, onestamente diciamo il vero, temendo non dire falsa testimonianza. Mia madre invece, dicendo se essersi astenuta da così fatti congiugnimenti e aggiugnendo che così far si convenisse con gli uomini, dimentica che peggio è dir menzogna apertamente che segretamente mettere in effetto l'amoroso disio».

A la madre tanto la pronta e sollazzevol risposta di riso fu cagione che cessò la mala ventura e rappacificossi con la figlia e colle amiche.

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di Michele Pagliara

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