La fanciulla aveva calze nere che le succhiavano avidamente le cosce, capelli scuri tirati su in due crocchie. Come due piccoli seni sfrontati, affusolati, queste spuntavano ai lati della sua graziosa testolina, che, di quando in quando, ella piegava a destra e a sinistra, al tempo con le proposte oscene che le rivolgevano i lombi del pittore. In quel momento, un vestitino turchese e una giarrettiera occhieggiavano dalla tela il corpo acerbo e fremente, esposto senza limiti agli sguardi licenziosi. 

"Mi duole l'osso sacro" gnaulò la fanciulla.

Il pittore si prodigò affinché l'osso venisse sconsacrato.