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Autobiografia

Il buio

Di nessuno - Editato da Nessuno
Pubblicato il 20/11/2017

Arrivavo sempre nel pomeriggio, in piena estate, con il sole che arroventava il guard-rail color ruggine della A22 e l'ombra del gruppo Sella-Sassolungo che si allungava sull'asfalto solo alla fine del viaggio.

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L'ho capito stasera, tornando in una delle valli più care dell'adolescenza. Arrivavo sempre nel pomeriggio, in piena estate, con il sole che arroventava il guard-rail color ruggine della A22 e l'ombra del gruppo Sella-Sassolungo che si allungava sull'asfalto solo alla fine del viaggio. Gli ultimi chilometri erano lenti, lentissimi, bastava un camion sui tornanti ed era la fine. "Perché non sorpassi papà?". Papà cretino non era, restava in coda, pazienza per l'aerosol di fumo nero. L'importante era arrivare. Arrivare e prima ancora aspettare. Come quando vuoi arrivare a una donna e ti rendi conto che più tempo ci metti più diventa bella. La mia donna era l'hotel dell'estate prima, la stessa vista sulle cime, gli stessi proprietari, lo stesso legno che cigolava, magari un po' di più. Oggi arrivo al buio, invece, con i 3 gradi sottozero di una sera di novembre. La neve fresca si intuisce ai margini della strada. Gli ultimi chilometri li mando giù senza sentire niente. Senza rumori, senza camion, senza code, senza alberi, senza montagne. Non vedo niente, solo i fari delle macchine che scendono verso valle e le luci rosse ai margini della strada. Come se atterrassi in aeroplano. Non è rimasto niente, quello che non vedo non esiste. Lo scopro oggi, devo tornare qui per scoprirlo. Andrea Bocelli, con quella faccia da uomo di mondo, può cantarmela come vuole, ma finché le Dolomiti non le vedo, per me non ci sono. Il buio annulla tutto. Il buio mi fa paura. A 50 anni ho ancora paura del buio. Avrò sempre paura del buio. La vita è luce. Luce e colore. Non importa se non la vivi, chissenefrega se non scali il Pordoi, ma se non vedi la cima è come se non ci fosse. 

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