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Erotico

Il flacone

Di Maria Cristina Vezzosi
Pubblicato il 11/11/2017

La gioia puerile di rinvenire in soffitta un giocattolo dimenticato.

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Lo studio di Ugo era in fondo ad un andito oscuro senza finestre, illuminato soltanto da due applique di vetro giallognolo che conferivano all'ambiente la stessa atmosfera di Whitechapel, quando Jack lo squartatore era il re delle nebbie di Londra. Ogni volta che Anna si doveva avventurare per il temibile corridoio, il suo corpo l'avvertiva con il messaggio inconfondibile di una scarica di adrenalina che partiva dalla vagina e arrivava alla bocca dello stomaco, allertando tutti gli organi e gli apparati necessari alla fuga. Sarebbe stato meglio tornare indietro ma il richiamo ancestrale su di lei non funzionava. Anna percorse i cinque metri che la separavano dal locale dove regnava un disordine caotico che per Ugo era un caos ordinato. Non toccare niente, non mettere a posto niente: ogni oggetto ha una sua posizione precisa, studiata per ricordarmi le priorità e la concatenazione degli eventi. Anna sapeva che non c'era alcun pericolo nel transitare per il corridoio o nello stazionare nella segreta di Ugo. Il reale problema era lei che non era il tipo passivo ed obbediente che Ugo aveva sperato. Non sopportava che qualcuno le dicesse cosa fare, ligia soltanto alle sue regole. Non era capace di respingere quell'istinto imperativo che con cadenza regolare le imponeva di mettere le mani nelle cose del suo uomo che non fossero il pene con le sue pertinenze. Non la frenava nemmeno la certezza che dopo quella irruzione lui avrebbe protestato - Fatti ordine tra le tue, di cose - e poi le avrebbe tenuto il muso per giorni e infine l'avrebbe accusata di essere responsabile della scomparsa di un oggetto indispensabile e preziosissimo, che invece si sarebbe manifestato giorni dopo, dentro la tasca di un giaccone riposto da lui stesso nell'armadio. Ogni volta aveva la presunzione di riuscire a razionalizzare la scrivania di Ugo con una soluzione talmente geniale per cui lui non avrebbe potuto protestare, anzi, di sicuro l'avrebbe ringraziata. Era spinta da quel sadico piacere che danno i comportamenti inconsulti di cui è noto l'esito nefasto e ineluttabile ma ciò nonostante si procede a diritto. Come da bambina, quando tagliava i capelli alle bambole ben sapendo che non sarebbero ricresciuti.

La scrivania di Ugo era totalmente invasa da cumuli di carte, bollette e raccomandate. Molte multe. Ugo era distratto e smemorato: parcheggiava spesso in divieto di sosta e poi si dimenticava dove aveva parcheggiato o ancora più spesso, dimenticava di avere guidato e tornava a casa a piedi e l'amnesia gli durava fino al giorno dopo anche dopo aver scorto da lontano una macchina identica alla sua con una multa sul parabrezza.

Sotto i cumuli cartacei, defilata in disparte si nascondeva una scatola di legno chiaro, senza coperchio: una sorta di pattumiera priva di liquami e strapiena di piccoli oggetti inutili. Anna si mise a destrutturare l'installazione togliendo sparapunti senza punti e levapeli senza lama, penne senza refill e tubi di mastice a pronta presa senza tappo. Come un fungo dopo il temporale emerge all'improvviso un flacone col tappo stondato che lo rende tutt'uno col flacone stesso. Un oggetto di design, si sarebbe detto, se non fosse che era un banale deodorante in roll di forma decisamente fallica. Alla sua vista Anna si sdilinquì un poco per la deriva dei suoi pensieri verso un passato prossimo ambientato nell'ufficio di Ugo.

Un pomeriggio d'inverno Anna era andata a prendere Ugo al termine del lavoro. La segretaria era già uscita, il collega era in ferie e il silenzio faceva male alle orecchie. Ugo era abbattuto dalla stanchezza del fine settimana ma la vista di Anna in minigonna e maglietta dalla scollatura ardita, nonostante le avversità atmosferiche, gli avevano decisamente incrementato il livello di testosterone e rianimato qualunque cosa fosse stata ammosciata dai problemi sul lavoro.

Il flacone fallico era lì sulla scrivania tra carte timbri e penne, con la grazia di Venere nella spuma del mare, gli mancava soltanto la parola ma oggi possiamo affermare con sicurezza che Anna e Ugo alla sua vista sentirono all'unisono la sua voce. Ugo aveva sempre vagheggiato un menage a trois con terzo incomodo inanimato, mentre Anna aveva sempre nicchiato. Anche se non aveva mai rifiutato di assecondare il suo compagno nei suoi desideri, questa volta bisognava agire con cautela, verificare la sicurezza dell'attrezzo anche senza pretesa di certificazione ISO 9001. Soprattutto era il caso che a dare il placet sullo strumento più adeguato fosse proprio lei, l'utilizzatore finale. 

Ugo aveva preso in mano l'oggetto e guardato Anna con lo sguardo lucido sollevando un solo sopracciglio. Anna aveva dato il suo assenso con un sorriso muto liberando la scrivania dagli oggetti con un unico gesto plateale da stereotipo di scena hard poi si era sdraiata, ormai già smutandata ed eccitata. Si era offerta a favore del suo uomo con estrema disinvoltura e questo era un sì definitivo: il flacone era ok . Ugo si era calato i pantaloni mentre Anna aveva iniziato a trastullarsi col flacone dentro e fuori. Anche Ugo non aveva opposto resistenza e aveva iniziato a trastullare il suo flacone finché ne era emerso il contenuto. Nei mesi a seguire Anna e Ugo avevano usufruito vieppiù di intensi momenti di piacere in compagnia del terzo in-comodo: scoperto un diversivo si fa fatica a tirarsene fuori. Ma il tempo accantona monumenti ben più importanti e preziosi e il flacone ben presto era stato riposto non si sa dove per poi essere dimenticato, come una vecchia stella di Hollywood che ha ceduto il passo alla starlet ritirandosi nella sua villa di Malibu.

Compassionevole come Ed Wood con Bela Lugosi, Anna prese il flacone e si immerse nella luce giallastra del corridoio: pochi brividi e la stessa eccitazione di un bambino che ha ritrovato in soffitta un giocattolo che non ricordava di possedere. 

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