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Saggi Brevi

Il gusto.

Pubblicato il 20/12/2017

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Tutto il tempo del tempo si condensa in un attimo: che sia in un bacio, uno schiaffo, un silenzio. Che sia un addio, che sia un colpo, un rumore sordo. Tutto il tempo del tempo si ferma, e continua a girare nella mente in un loop senza senso. Resto così sulle sue labbra, anche quando lei è lontana. E resto nel silenzio anche in un mondo di frastuoni, e resto ad attendere che i di lei occhi tornino nei miei, anche quando lei è andata via.

Non posso vivere il tempo racchiuso in una bolla, bloccato in un frammento di quel che sono, di quel che dovrei essere. Non posso essere io a metà. Devo semplicemente vivere tutto il tempo, anche se a volte sarebbe più facile fermarsi, cullarsi nella certezza di tutto ciò che abbiamo intorno.

Poi, ad un tratto, nel ticchettio del mio orologio ci sei tu. Tu che sopraggiungi inattesa, come una telefonata ad un numero sbagliato, che poi si rivelerà essere quello giusto. Giungi inattesa, così diversa dai colori che sempre vedevo, eppur semplicemente perfetta. Giungi nel momento in cui tutto pareva crollare, o forse mi sei solo caduta addosso, e io ad attutirti il colpo. Giungi, e non dovevi essere qui. Però, a un tratto, nel ticchettio del mio orologio ci sei tu. E non posso far finta di niente.

E mi chiedo cosa mi piaccia di te, e cerco i tuoi difetti, per non vederti più nello stesso modo in cui adesso ti guardo. E cerco di non accorgermi che mi fa bene sentire il tuo odore, ed il suono del tuo respiro. E faccio finta che sarai gelosa, possessiva, crudele. E faccio finta di sapere che mi bloccherai qui, mi legherai le ali, e che mi impedirai di essere quel che devo essere, e che io farò altrettanto con te.

E poi m’accorgo che non ho bisogno di te. Che non sei per me la vita, che non sei il mio tutto, né il mio tempo. Mi accorgo che mi piaci soltanto per piccole inutili ragioni. Cose banali, che passano, che non restano, che non lasciano segni.

Mi piaci per le cose che dici, per le cose che pensi, per le reazioni che hai. Mi piaci per i sorrisi che dispensi, per i silenzi che regali soltanto a chi è in grado di ascoltarli. Mi piace il tuo modo di vestire, il tuo modo di camminare, il tuo modo di sedere. Mi piace vedere i tuoi capelli scomposti, il tuo trucco sciogliersi appena. Mi piace il tuo odore, e il colore delle tue opinioni forti. Mi piace sapere che non c’è nulla che mi nascondi. Mi piace quando hai sete, e guardarti mentre bevi, e quando canti e ti liberi di vecchi pensieri. Mi piace quando sorridi, quando sorridi davvero, e non ti accorgi della luce che dispensi.

Mi piace quando metti in moto la fantasia, e fai parlare personaggi di una sceneggiatura ancora tutta da scrivere, e forse in quegli istanti parli veramente tu. E mi piace quando alzi il muro, il tuo muro, e difendi quel che di te non riveli mai. Mi piace il tuo muro, perché è sempre più alto ogni qualvolta temi che qualcuno lo possa scavalcare. Mi piace il tuo muro, che non costruisci mai perfettamente liscio, affinché possa esser scalato. Perché tu vuoi esser vista, ma non vuoi regalare la tua essenza al vento.

Mi piace la tua onestà, e la tua femminilità, e la capacità con cui l’inferno e il paradiso possono convivere in Te. Mi piaci perché sento che hai voglia di dare tutto ciò che hai, senza togliere nulla, senza chiedere nulla. Mi piaci perché mi rendo conto che puoi ricevere tutto, senza mai chiedere nulla.

E poi, ad un tratto, nel ticchettio del mio orologio ci sei tu. Eppur non c’è nemmeno un motivo perché tu mi possa piacere. Solo il gusto di avere accanto una persona che ho voglia di veder crescere e volare, come lentamente sto cercando di volare anch’io.

E ad un tratto, è strano, sentirsi pieni di questo niente.

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