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ConcorsiConcorso letterario "Inchiostro su tela"

Il passato di Eloise

Di Elettronica
Pubblicato il 05/09/2017

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Si risvegliò grande con occhi grandi. Erano gialli e di bella forma ma nessuno le aveva mai fatto complimenti perchè disorientavano; in particolare, il nero delle sue pupille non aveva profondità. Eppure era molto introspettiva; viveva ed analizzava le sue paure, i suoi pensieri, i suoi sogni, ma non guardava gli altri. Anche da bambina era così: tranquilla, attenta e rapita dai suoi giochi immaginari, spesso però solitari. Eloise aveva i capelli di un castano chiaro ed era sovrappeso; sua madre le diceva che "no, sei gonfia" e lei ne era consolata. Avrebbe potuto dimagrire in una settimana, bastava trovare la causa del gonfiore e mentre la cercava, poteva mangiare ciò che voleva: dolci e formaggi, sì, sughi e carni.

Iniziò la sua prima storia d'amore, se si può chiamare così, per via della nutella. 

Lui la invitò al cinema, lei accettò, si sedettero composti, senza pop corn. Alla pubblicità, lui tirò fuori un barattolo di nutella, due cucchiaini e un sorriso da pirata! Vedeva da un occhio solo, l'altro era ceruleo dalla nascita. Un vero orbo e una strana cieca si finirono un barattolo di nutella guardando un film che non avrebbero mai ricordato. Si frequentarono per due anni e poi lui la lasciò, se così si può dire. In realtà, non si erano mai uniti. Lui era rimasto tra le braccia di sua madre vedova; certo, adulto, intelligente, probo, ma legato alla mamma come un bimbo, con la bocca. D'altra parte, lei era paralizzata da mille paure e fra tutte, quella di essere violentata. I genitori l'avevano spaventata, chissà se con le loro raccomandazioni o con le loro stesse invisibili violenze; fatto sta, era un'angoscia che compariva alle sue spalle come un monito persecutorio.

Lui la lasciò, lei pianse, da cliché o forse per cliché. Si risvegliò con gli occhi grandi, gonfi, sì, quello era gonfiore.

Eloise diventò più grande quando riuscì a vedere o sognare la verità: il suo pirata era il figlio con handicap di una donna triste. E, diventata grande, la sua paura di violenza sessuale si alleviò. Per misteriosi percorsi della sua mente, questa paura era legata all'età ed ogni compleanno allontanava il pericolo. Trascorsero molti compleanni.

Lavorava in un ufficio con colleghi gentili e ordinati; facevano pausa pranzo sempre nello stesso locale; salutavano il cuoco, snello come le pietanze che mangiavano, ed Eloise guardava i passanti. Talora, fantasticava innamoramenti scorgendo un uomo dal bel fisico, sicuro nel portamento, forte e di cui però non faceva in tempo a vedere il volto.

Ci vuole fortuna nella vita e lei ne ebbe tanta!

Fu un attimo, in libreria: le loro mani si incontrarono su un catalogo di Paul Cezanne. In copertina, l'autoritratto del pittore con cappello.

Lui sorrise, come scusandosi, e disse: "Sono un pittore anch'io." Lei aveva perso la voce e anche il pensiero.

"Le piace Cezanne?" aggiunse lui.

Eloise sollevò le sopracciglia ed era chiaro che non lo conosceva. Allora lui acuì la vista da artista e abbassò il tono della voce per entrare nella solitudine della ragazza. Chiese: "Cosa l'attira di questa copertina?"

"Le ombre." rispose dal profondo.

"Null'altro?" insistette lui.

"Lo sguardo" aggiunse con freddezza.

Un artista percepisce subito la fine di un'intimità, ma, comunque attratto, volle continuare: "Piacere, Andrè" disse con un inchino, "Ammiro Cezanne. Mi ricorda la primavera in Provenza con mia madre..."

"Con sua madre?!" chiese lei, scrutandolo con sospetto.

"Sono nato da ventre di donna", fece con fare teatrale.

Quando abbandonava la ragione di fronte ad una donna, Andrè si ritrovava suo malgrado ad interpretare versi di Shakespeare. A lui divertiva immaginare che le parole e i suoni di quei versi vagassero senza posa, pronti ad invadere i corpi, appena animati da passioni. Rimase turbato per la sua stessa citazione, ma dovette mettere il suo turbamento tra parentesi davanti allo smarrimento di lei.

"Il suo nome, mademoiselle?"

"Eloise"

Iniziò così il loro lungo pomeriggio insieme. Andrè spese tutta la sua vitalità per trattenerla nel rapporto e rubare istantanee di bellezza. Eloise era stata avvolta da lui come da uno zefiro che soffiava qui e lì, tra i capelli, sulle labbra, sotto la gonna. A fine giornata, nel suo studio, Andrè era ancora immerso nella mente-corpo di Eloise. A fine giornata, nella sua camera, Eloise attendeva che Andrè tornasse ad immergersi in lei. Si rincontrarono il giorno dopo e poi si rincontrarono e si incontrarono ancora. Andrè affrontò le brutte immagini di Eloise: la sua cecità, le paralisi del suo giovane corpo, le tante marionette. Eloise affrontò nuovamente l'angoscia del violentatore che, questa volta, aveva le sembianze di Andrè.

Si salvarono entrambi, un giorno, con creatività.

Il pittore decise di congelare il passato di Eloise in un quadro. Iniziò a dipingere. Fu percezione delirante del poeta...

Accadde che, mentre lui sceglieva con cura colori e forme e con calma i giusti pennelli e dipingeva la piccola solitaria Eloise che giocava, lei restava sola a casa ed elaborava la parola solitudine. Ed accadde anche che, quando Andrè finì il personaggio sulla tela ed andò a coprire di baci Eloise, la trovò libera e sola, affrancata dalla schiavitù opprimente di una solitudine che non esisteva.

Accadde così per tutti i personaggi del passato: il suo ex, i colleghi, il cuoco, i passanti furono spiaccicati da Andrè ed Eloise sulla tela, congelandoli per sempre. Certo, si potrebbe invece pensare che il merito di questo cambiamento stava nelle loro continue separazioni e nel ritrovarsi ogni volta con e per il desiderio...ma l'arte richiede fantasia!

Il quadro fu terminato e secondo Andrè impiegò troppo tempo per asciugarsi. Fremeva nell'impacchettarlo; sul cordoncino pose una farfalla di stoffa. Salì le scale, bussò e la porta fu aperta. Il sorriso di Eloise lo fece barcollare. In salotto, le mani delicate e veloci di donna tolsero la carta. La pelle del suo viso e delle sue palpebre parlò di trasformazione e lei guardò con coraggio ciò che era e che non era più.

"Sono certo. Ti amo." disse l'artista.

Si amarono tutta la notte. Un unico fiato, saliva, umori e odori li condussero a ricreare la nascita. 

Al risveglio, Eloise udì il suo nuovo nome: "Buongiorno, occhi d'oro!" la chiamò Andrè.

"Amore!" fu la sua prima parola.

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