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Narrativa

Il quattordici di luglio

Di Vindab
Pubblicato il 27/11/2017

Come poteva dimenticare?

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Nell'ora più calda del 14 luglio, se ne stava disteso sul divano della sala a riposare. Dalle persiane socchiuse filtrava un'aria fresca che gli dava sollievo, ma ugualmente non riusciva a dormire. Dalla strada arrivava il vocio dei bambini che giocavano e il rumore metallico di un pallone contro una saracinesca abbassata si ripeteva a intervalli regolari, seguito da grida di esultanza. A quell'ora in paese tutti si nascondevano all'ombra delle case. In strada restavano solo i cani, accucciati nella polvere vicino alle porte socchiuse e i bambini, che per loro natura non temono né il caldo né il freddo quando si tratta di dare sfogo alla loro vivacità.

Non era del paese, veniva dal nord. Era arrivato qui come militare di leva del genio pionieri che allora stava costruendo la nuova strada che dal paese portava fino al convento dei francescani, ottocento metri più in alto, sul fianco della montagna. Come ufficiale di complemento, avendo studiato ingegneria, comandava il gruppo di lavoro che ogni mattina alle sette saliva sul camion che si avviava su per la ripida salita. Gli piaceva la vita tranquilla del paese. Si era innamorato del paesaggio, delle strade polverose, degli alberi lungo il fiume dove a volte la sera andava a fare il bagno. E si era innamorato della ragazza che serviva ai tavoli del bar Roma, nella parte alta della piazza del municipio. Era minuta e pallida con occhi grandi e neri. Fu per lei e per quel paesaggio così diverso dalle strade affollate della sua città, che decise di fermarsi qui, dopo la fine della periodo di ferma. In quei due anni aveva avuto a che fare con il sindaco e il parroco, con il priore del convento e con il maresciallo dei carabinieri, facendosi benvolere da tutti.

Dopo aver rimesso gli abiti borghesi aveva affittato un locale al piano terra di un palazzo della piazza, quasi di fronte al bar Roma e aveva aperto il suo studio di ingegneria. Quando aveva ricevuto il suo primo incarico, era andato a parlare con i genitori della ragazza, che erano due vecchi contadini che abitavano in una piccola masseria lungo la strada verso il fiume e aveva chiesto la sua mano. Prima di allora i due giovani si erano frequentati solo al bar e una sola volta l'aveva accompagnata per un pezzo di strada verso casa, dopo la chiusura, lei in bicicletta e lui a piedi che le trotterellava accanto. In quell'occasione le aveva chiesto di sposarlo e lei aveva detto di chiedere ai suoi, ma dal suo sorrisetto aveva capito che si trattava di un sì.

Il suo lavoro si avviò rapidamente, grazie agli amici che si era fatto in paese e al suo accento settentrionale che lo faceva apparire molto professionale. Inoltre era l'unico ingegnere del paese e questo era un bel vantaggio nei confronti degli altri progettisti che al massimo avevano il diploma di geometra.

I due sposi andarono ad abitare in un piccolo appartamento nel palazzo del sindaco sull'angolo della piazza del mercato e dopo un anno, quando lei era già incinta si trasferirono nella grande casa di una vecchia signora che era morta lasciando tutto a un nipote che viveva in città e che aveva deciso di affittarla. Le cose fra i due giovani sembravano andare per il meglio, nonostante la differenza tra le loro culture. Purtroppo era durato poco. Quando arrivò il momento del parto qualcosa andò storto e la ragazza morì. Né l'anziana levatrice del paese né il dottore che era subito accorso, erano riusciti a fermare l'emorragia, ma la piccola si salvò. La vita del giovane ingegnere, che sembrava avviata nella direzione del successo e della felicità, come aveva sempre sognato, subì un'improvvisa deviazione da cui non si sarebbe più ripreso.

Il suo studio continuava a lavorare bene, in paese tutti sembravano ansiosi di costruire nuove case. Dopo pochi anni fu in grado di comprare l'intero edificio in cui era in affitto e ne fece una reggia per la sua piccola principessa. Alla bambina badava una vecchia zia del giovane che lavorava per lui, mentre le pulizie le faceva una vicina di casa. Entrambe gli consigliavano continuamente di risposarsi, soprattutto per il bene della bambina. Gli parlavano di questa o di quella ragazza o di una bella signora rimasta vedova di un salumiere morto in un incidente stradale. Ma lui le ascoltava scuotendo leggermente la testa e se ne andava. Così passarono gli anni.

Sdraiato sul divano della sala, l'ingegnere cercava di appisolarsi ma non ci riusciva. Il 14 luglio era per lui un giorno speciale. Quel giorno la sua principessa compiva diciassette anni e allo stesso tempo era il diciassettesimo anniversario della morte di sua moglie. Come poteva dimenticare? Avrebbe voluto addormentarsi, ma ogni volta che stava per assopirsi il pallone contro la saracinesca lo faceva sussultare .

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