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Young Adult

Il racconto della notte (non proprio) amorosa di Nicodemo Talenti e di Marinella Fini

Di Ernesto Sparvieri - Editato da Niccolò Mencucci
Pubblicato il 30/11/2017

"Cosa rimane delle dolcezze dell'infanzia se non la conoscenza a posteriori della loro futilità, della loro misera semplicità; e anche della loro infinita innocenza, della delicatezza vergine, della dimenticanza di noi stessi al primo bacio, alle prime coccole. E alle prime penetrazioni vaginali."

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E diciamo che per Nicodemo, fino ai sedici anni, era rimasto fedele alla ricerca amicale, tenendosi lo sfogo grazie alla sana masturbazione compulsiva e ai film erotici in terza serata su Mediaset. Poi cambiò, si fece un pochino più conformista come Guglielmo, per quanto fosse come il ciliegio di lei, un ritardatario anche nello scopare, di ben tre anni dopo lui (e pensavano pure fosse un asessuato, tipo lo zio Gianni) e cinque dopo il fratello (eh, vabbè, il fratello aveva dalla sua il fisico; che aveva Nicodemo, la furbizia?). Almeno l’aveva fatto nel campo del nonno, che paradossalmente era il luogo richiesto dove imparare a fare l’amore; o a limite a saper “sfondare” la vagina di qualche paesana, che era la tendenza più in rialzo per la generazione sua. Lo fece quella volta con la sorella gemella di Sandro, Marinella Fini, entrambi figli di un collega del babbo Maurizio agli uffici commerciali per la lavorazione aurea: Sandro era malvisto da tutti per via di alcuni comportamenti ritenuti ambigui dalla popolazione, che già fin da piccolo non gli avevano creato pochi problemi anche tra coetanei: voleva stringere troppo i bambini con le sue braccia secche e lunghe; li prendeva quando voleva mostrare affetto sulla testa, con le mani scheletriche e delicatissime, e li teneva fermi come fossero bestie pronte per essere maciullate. I bimbi nutrivano per lui un’inquietudine altrettanto strana, inaccettabile, perché quella morsa che faceva ad ognuno li faceva sì piangere dalla paura; ma dentro di loro li creava come un senso di legame, di tocco quasi sessuale, una confusione che, data l’età, rimase in loro fino a quando la pubertà non travolse ogni dilemma fisico. Poi chi s’è visto s’è visto, di lui tutti preferivano non pensarci, mentre con gli anni questa sua possessione andò di pari passo alla sua altezza di centonovanta centimetri, e il volto fine e ovale, gli occhi nerissimi e tetri, e una fisicità quasi paonazza nella sua estrema duttilità. Nicodemo lo conosceva solo perché doveva “attraversarlo” prima di conoscere Marinella, tipico tra gemelli; sempre quelle vociastre di paese parlavano di loro due che se la facevano fin da quando avevano raggiunto i diciassette anni, ma era abbastanza difficile crederci per Nicodemo, essendo Marinella troppo diversa da lui, troppo più floreale, più vicina alle palme di casa loro, così solari e gioiose a sorridere e a svettare sugli altri; così anche Marinella, alta poco meno del fratello, più tondeggiante e sculettante, più provocante e sensuale anche nel fieno in cui lo fecero, quella sera di giugno, due ore dopo che il nonno Santi aveva messo apposto tutto il campo e il fienile in legno e tetto da amianto depurato. Marinella era facile da avere, perché tanto era difficile passare per quello sguardo mortifero di Sandro, che la voleva proteggere, che solo lei reggeva quella possessione fisica che le faceva di tanto in tanto, e che menomale non dovette subire Nicodemo nei primi tempi – appunto…nei primi tempi. A Marinella piaceva il fisico di Nicodemo, e la voglia del pelo ambrato suo non la fece cadere nell’intrallazzo infantile dell’amorino; gli fece intendere, in cameretta sua, dopo il lascia passare di Sandro, che forse qualcosina si poteva fare, “Che mi garbava tanto toglierti qualche pulce d’addosso! E mi pari bellino con quella chioma che tu hai!”. Nicodemo non era scemo: “Sai del mio nonno Santi?”, e lei intuì troppo bene, “Nel fienile?”. Una velocità assurda, troppo assurda; Nicodemo era fin troppo dentro la situazione, fin troppo divorato dalla voglia giustissima dei suoi diciotto anni di sfogare il suo cazzo in qualche pertugio femminile, di inondare la terra come Onan, e di liberarsi degli ultimi anni di tranquillità scolare, prima dell’enpasse universitario. Quella sera la portò in mano, e sempre con la di lei mano aprì la porticina del fienile, la tenne salda nel farla adagiare al fieno, gliela fece mettere dentro la bottega dei pantaloni per sentirgli il gonfiore; e poi gliela tolse per sbranargli via il camiciotto di jeans e il reggiseno di seta, e poi il seno soffice e profumato di bagnoschiuma, cominciando a farle entrare il sesso nel suo, a tenerla fissa nella sua posizione per farlo arrivare all’orgasmo, tenendosi dritto mentre lei gli penetrava con la lingua ogni pelo del petto nudo. Ma un rumore lo fermò: accanto a lui apparì una figura altissima, e gli occhi erano scuri, ma brillavano. “Sandro!”, urlò in preda al terrore, “Cazzo ci fai qui?”.

Lui non rispose, così come nemmeno la sua sorella. Si avvicinò a Nicodemo e lo prese con le sue mani da scheletro, “Ehi, togli le mani! Merdaiolo, vuoi stuprarmi?!”, provocandolo, per desisterlo. Nicodemo notò che Marinella li guardava mentre Sandro vibrava, come mosso da una voglia animalesca: e strinse forte Nicodemo, sollevandolo e portandolo nel mucchio, e lui implose in sé quando sentì il cazzo di lui gonfio.

“No, non sono gay. Lasciami in pace. Levati!”, e lo spintonò per fermarlo, e lui quasi godeva nel farsi prendere a sberle da quel bassino di Nicodemo, aspettandoselo quando lo vide in camera di lei che ci provava con la sorellina; sapeva cosa gli sarebbe aspettato quella sera, e la voglia di farlo lo portò a entrare nel campo del di lui nonno. “Su, dai, è solo un gioco Nì, ti verrà voglia anche a te di farlo poi…”,

“Ma muori, figlio di troia.”. Nicodemo gli diede un bel pugno al naso e lo fece cadere. Vide ancora Marinella sul fieno come prima, e le bestemmiò mandandola a cagare: “Mi auguro ti venga la sifilide, maiala puttana. E a te l’AIDS!”, rivolgendosi alla fine sul fratello, che come un idiota aveva tirato fuori l’uccello e se lo mungeva alle sue provocazioni. Menomale che prima dell’apparizione lui aveva raggiunto l’orgasmo, nei pantaloni. Così imparava la lezione: mai scopare nel fienile; ma in camera, a chiave spenta.

Bella è l’infanzia quando non si valutano altre variabili, altri disordini. Che a fare racconto del proprio benestare, del proprio essere felici e contenti si fa presto e facile; ma andare a vedere il marcio della provincia, le relazioni interne, i giochi non cattivi ma maligni tra le persone…eh, da piccoli mica si guardano certe sottigliezze; ma di merda ne era piena quel posto, e tutt’ora non si salvava; così nessun posto si salvava, perché se si rimane col cervelletto fisso nell’incanto si rimane incantati in senso lato, cioè rincoglioniti. Avanti di questo passo e sarebbe finito davvero con l’ano occupato da qualche Sandro di turno…ma fosse solo la questione sessuale quello che l’aveva fatto preferire le altre città, gli altri paesi a Poggio Fiorito. Nicodemo tanto a scopare ce l’aveva fatta comunque, mica era finito a farsi violentare! Certe volte non è qualcosa di tangibile che ci porta a prendere delle decisioni; è pur vero che sono così irrazionali gli uomini che è un miracolo che le scelte non siano in realtà dei veri azzardi suicidi. 

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