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ConcorsiConcorso letterario "Inchiostro su tela"

Il ritratto

Di CarlaG
Pubblicato il 05/09/2017

Lei chiede solo una cosa. Il ritratto è la risposta.

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Dopo avere rifatto il letto e innaffiato la pianta sul davanzale, si prepara all’incontro della giornata. Apre la cipria profumata, che usa solo nelle occasioni speciali, si tampona il viso con il piumino, strizza gli occhi irritati dalla polvere impalpabile.

Il vestito, il suo unico vestito che avrà dieci anni, forse venti, perché il conto del tempo non le è più chiaro ormai, le sta ancora a pennello. Forse è pure dimagrita. La cintura di stoffa fiorata le stringe la vita sottile. I capelli saranno un disastro, ma non ha uno specchio sotto mano e non lo sa.

Li ravvia, li punta con due forcine ai lati, e così vestita, profumata, con due pantofole poco usate come scarpe, esce dalla porta che richiude a chiave dietro di sé avviandosi al suo appuntamento.

L’uomo la sta attendendo in una stanza classicamente arredata; è alla finestra, non la sente arrivare. Lei schiarisce la voce, così da farsi notare. L’uomo si volta e apre lo sguardo d’artista su di lei, si allontana la sigaretta dalle labbra lasciando cadere la cenere sul tappeto.

La chiama signorina e la ringrazia di essersi resa disponibile.

Ha uno sguardo appuntito, il naso adunco, ciuffi scomposti sulle tempie magre. Appoggia la sigaretta, poi la riprende e la spegne, nervoso, e le va incontro mostrandole dove sedersi.

Indossa una camicia mezza slacciata e lei intravede la pelle glabra di un petto giovane.

Si siede sul ciglio della sedia, pronta a scappare. L'uomo ha un tono gentile e l’accento francese ma un sorriso che sembra un ghigno. Nella stanza c'è un'enorme scrivania ma lui le si accomoda davanti, su uno sgabello. Incrocia un ginocchio sul quale regge un blocco di carta, dove scrive e schizza qualcosa con mano veloce. È mancino.

- Quanti anni aveva?- inizia a fare domande, come un dottore.

- Tredici appena compiuti- risponde lei.

- E com’è avvenuto? Voglio dire, dove, a che ora?

- Sulla strada alta del borgo, verso il mercato. Dopo la scuola. Dovevo comprare il pane prima di tornare a casa. Avevo i soldi con me, giusti contati. Quando quello si è avvicinato, io ho pensato subito: sa che ho delle monete, vuole derubarmi.

- L’ha fatto? - chiede l’uomo, mentre continua a muovere lo sguardo da lei al foglio, dalla sua bocca al foglio, dalle sue gambe, dal vestito, dalle mani intrecciate in grembo al foglio.

- Non lo so. Ho sentito che si aggrappava da dietro, mi bloccava le braccia e infilava le mani nelle mie tasche e quindi ho pensato alle monete. Poi le mani sono andate... sono entrate sotto la gonna. 

- Non c’era nessuno lungo la strada?

- C’era, sì - guarda la finestra, distratta dai rumori di fuori: voci confuse, motori, uno sferragliare. 

- Ma nessuno si è accorto di me. La polizia ha chiesto ai negozianti della strada, al fornaio, al sarto. La contessa ricordava di avere incrociato il notaio, e la moglie del sarto aveva visto un muratore che attraversava la via con delle assi in spalla quasi investendo la figlia del fornaio che giocava. Hanno tutti raccontato qualcosa di qualcun altro ma non di me.

- E lei, cosa ricorda di sé?

- Che mi ha trascinata in uno scantinato. Non capivo dov'ero, la stanza sapeva di cipolle secche, di freddo e di buio... Come la dispensa del nonno.

A quella frase, detta sottovoce, l’uomo sospende il tratto per un attimo.

- E poi, che successe? Lo ricorda?

- Che andai alla polizia. E la polizia chiamò un’infermiera che mi medicò. E poi ci fu un processo. Lo dissi che non volevo, che non mi piaceva. Mi chiesero di indicare che sensazione avevo provato e io dissi: nausea.

- Il giudice scagionò l’imputato con formula piena: perché, signorina?

Continua a fare domande, ma gli atti giudiziari sono lì, sulla scrivania del Direttore: "Preso atto che nessuno dei presenti è in grado di testimoniare che la vittima avesse chiesto aiuto, nonostante la giovane età della stessa il giudice conclude nel senso di ritenere che il tono dei "no" ripetuti non fosse abbastanza assertivo da indurre il giovane a considerare "non consenziente" la ragazza, che "non aveva tradito l'emotività che doveva suscitare in lei la violazione della sua persona". Così è scritto.

Lei risponde senza dilungarsi: -La polizia disse che queste cose turbano la gente, che tutto doveva tornare tranquillo al più presto.

L’uomo ora le chiede di alzarsi, di voltarsi, di chinarsi, di alzare la gonna. La matita scorre vorace sul foglio. Lei esegue anche se non le piace farlo. Si aspettava un ritratto del volto. Ancor più avrebbe desiderato una fotografia.

Quando ha finito, l’uomo accende una nuova sigaretta e da una borsa trae un pacchetto.

- È stata gentile. La prego, accetti questo cadeau.

Strappando la carta, apre il primo regalo che riceve da molti anni. È un foulard di seta con un gatto dipinto.

- Volevo un ritratto vero- gli dice.

L’uomo prende un nuovo foglio, inclina la testa concentrato e freddo; la guarda e schizza a matita, poi ripassa alcuni tratti con un pennino a china. In pochi minuti le porge il lavoro.

Il disegno mostra una donna magra, con guance svuotate. Ha occhi spalancati, sopracciglia asimmetriche di cui una tagliata da una cicatrice, e i capelli dritti raccolti dietro le orecchie.

Lei sa di avere un viso pieno, le sopracciglia folte, i capelli mossi. Chi è quella vecchia nel foglio?

- Non le piace? Non si riconosce?- chiede il pittore.

Come dirgli che non ha uno specchio da molti anni ma che si ricorda diversa? Prende il foglio senza ringraziare, lo piega in quattro e lo accartoccia nel pugno.

L’uomo la accompagna alla porta, le sfiora la mano con un bacio. La ringrazia di cuore. De tout coeur. Mademoiselle.

Lei torna nella sua stanza, attraversando il corridoio a cui arrivano grida strazianti. Le "violente", dicono, che però non ha mai visto uscire. Dopo l’incontro con il pittore è tornata estranea a quel luogo e il corridoio le appare spaventoso come la prima volta.

Raggiunge la sua camera che è luminosa e pulita, con tende bianche alle finestre e il silenzio del giardino. Chiude la porta, di cui solo lei ha la chiave, lei e l’infermiera. La sua compagna di stanza non l’ha.

La compagna la guarda, ha il solito sorriso ebete e ciondola sulla sedia dove sta quasi tutta la giornata.

Lei l’avvolge con la sciarpa di seta: - Ti piace?

L’altra apre un sorriso sdentato.

- Te la regalo, tanto io non esco mai.

Neanche la compagna esce, ma che importa.

Poi apre il foglio spiegazzato con il ritratto. Lo distende stirandolo con le mani. Lo infila sotto il cuscino e si sdraia sul letto. Vestita di tutto punto, con le pantofole quasi nuove ai piedi, incrocia le dita e chiude gli occhi in una posizione da morta. 

Come ci si sente da morti?

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Maria Cristina Vezzosi ha votato il racconto

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bianca ha votato il racconto

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Esercizi di resistenza ha votato il racconto

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Massimiliano Gradante ha votato il racconto

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