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Autobiografia

Il separé

Di nessuno - Editato da nessuno
Pubblicato il 01/12/2017

La gelosia nasce dal nulla

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La prima vertebra dorsale, sempre lei, quella che sporge creando l'effetto di un pomo d'Adamo posteriore emerso dieci centimetri sotto la nuca. Un punto infame, irraggiunguibile anche per le mie braccia da gibbone. Fatico a massaggiarlo con una pomata e mi è impossibile applicare un cerotto antinfiammatorio. Devo chiedere aiuto a qualcuno, io che detesto dipendere da altri per qualsiasi bisogno fisico, oppure agire dall'interno esasperando lo stomaco con l'antinfiammatorio in polvere solubile che già uso per le cefalee tensive.

Altrimenti c'è Tin, l'agopuntore vietnamita trovato grazie alle pagine gialle, a una banalissima ricerca nell'ambito amico del mio quartiere. La prima volta, una decina d'anni fa, gli avevo chiesto aiuto per il malditesta ormai cronicizzato, adesso mi rivolgo a lui per lunghi periodi dell'anno, mi sdraio sul suo lettino quasi ogni mercoledì mattina. Conosce dossi e cunette del mio corpo ossuto, sa ascoltarmi nonostante sembri spesso altrove. Quando mi riempie il corpo di aghi è muto e concentratissimo, poi mi copre come si fa con i cadaveri, testa esclusa, e va a sedersi alla scrivania. Se è stanco si assopisce su un libro, se è elettrico smanetta sul suo nuovo smartphone o tiene acceso me, mi chiede di cinema, di viaggi, di case in vendita nel quartiere. Sono i nostri interessi comuni, oltre a un po' di calcio, molto poco. Lui è buddhista e vegetariano, io né l'uno né l'altro, ma quando capita ne discutiamo senza scornarci troppo. Non siamo amici, lo diventiamo solo in quella mezzora, poi ognuno torna dalle "sue donne", essendo anche lui amante della compagnia femminile non necessariamente finalizzata alla conquista. Non è un bell'uomo, tutt'altro, è bassino e ha la dentatura sventagliata di chi digrigna i denti e vive compresso nelle sue emozioni, nonostante la pace interiore predicata dal suo credo. Però sa ascoltare gli altri, i loro corpi e le loro menti, è un guaritore, un uomo al quale si chiede aiuto e dal quale, nella peggiore delle ipotesi, si ottengono attenzione e acume. Lo avevo sempre immaginato così, come un curatore di anime e corpi sofferenti, spesso anziani, anche quando parlava delle sue compagne di viaggio, di cinema o di palestra.

La settimana scorsa, per colpa della vertebra dorsale, più dolorante a del solito, gli chiedo un appuntamento non previsto. Mi convoca eccezionalmente giovedì a mezzogiorno, anche perché il giorno precedente, sebbene fosse mercoledì, avevo saldato la seduta per colpa della festa di ognissanti. Mi invita a entrare nonostante lo studio sia già occupato da una paziente. La stanza è ampia e i lettini sono due, piuttosto distanti fra loro, basta un separé a ricreare la penisola necessaria all'intimità di entrambi, ma a me non piace l'idea che l'altra, andando via, lanci la sua occhiata femminile ai miei jeans e alla mia camicia appesi come stracci all'attaccapanni, o peggio ancora alle mie scarpe nascoste in modo maldestro sotto il lettino come fossero vecchie pantofole quando entra in camera una donna. Ancora più fastidioso è il pensiero di entrare quando lei è già stesa sul suo lettino, già ambientata, già complice dell'agopuntore. Ti senti invasore e tu stesso invaso per dover spiegare a lui, a voce alta, come, quanto e perché ti faccia così male quella vertebra. Il separé, d'accordo, ma la voce passa, si diffonde impunemente come negli uffici open space. Cerco di essere asciutto, gli confermo in pochissime parole quanto già anticipato per telefono e mi sdraio in boxer e t-shirt (non è necessario che il petto sia nudo). Una volta steso, mentre lui infila gli aghi, girando la testa a sinistra vedo un casco nero e a una sciarpa a fantasie tunisine sulla sedia di fronte a quella del dottore. Pochi minuti dopo lui e lei riprendono un discorso rimasto chiaramente in sospeso da prima che entrassi io. Non solo chiacchierano, ma soprattutto ridono e scherzano citando conoscenze comuni. Mi concentro sulla voce di lei senza immaginare altro, se non l'età, fra i 40 e i 45 al massimo, e il lavoro: ha a che fare con palestre, pesi e ginnastica, dev'essere un'istruttrice. L'intesa fra loro sembra aumentare, lei ride, lui si avvicina, vedo la sagoma da vietkong che la raggiunge. Le starà togliendo gli aghi dalla fronte, dal collo, dalle braccia, conoscerà a memoria ogni curva di quel corpo che io nemmeno oso immaginare. Ripenso all'amica con cui recentemente dice di andare al cinema, mi convinco che sia lei, che fra loro stia nascendo qualcosa di serio ma irresistibilmente giocoso. Mi ricordo che lui ha più o meno la mia età, non è giovane ma neppure vecchio. Mi sento escluso, brucio di gelosia senza neppure sapere chi sia quella donna.

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