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Narrativa

IN SILENZIO

Pubblicato il 29/11/2017

Voglio vivere un giorno sordo, voglio vivere un giorno solo con te. Ti farò partecipe al susseguirsi delle mie emozioni più profonde e darò a te l'enorme compito di restare in silenzio.

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La luna è là fuori e non smette di fissarmi, di puntarmi contro la sua luce opalescente e ossessiva.

Ferma immobile mi fissa, mi ubriaca con la sua bellezza. Sa d'esser intoccabile, lentamente mi assorbe le emozioni, rapisce la mia mente.

E' una prostituta dichiarata che vende a caro prezzo l'essere ammirata.

Nella notte i rumori che non hanno rispetto e i suoni irriverenti si allontanano, il silenzio si prende una parte della mia vita e non c’è niente che lo può fermare, nessun dolore ad arrestare il suo cammino.

Il silenzio è il rumore che scopre tutte le mie incertezze, mi sveste dal coraggio e s'impadronisce delle mie debolezze,alrettanto vero che

nel silenzio posso permettermi di far volare la mia follia, posso permettermi di collocare le parole giuste nelle frasi sbagliate.

Il silenzio crea e distrugge a sua discrezione.

Maledetto silenzio, riuscirò mai ad amarti nella profondità dello spazio dove hai preso dimora, tra un battito e l'altro del mio cuore.

E se... e se il battito si fermasse, tu mio amato e odiato silenzio resterai eterno.

Trovo il conforto solo nel silenzio dell'ascolto musicale di note ricamate nell'infinito, quando le corde piegate delle chitarre fanno lacrimare i miei occhi stanchi, dove i tasti bianchi e neri come rimpianti di cristallo s'infrangono sul pavimento di ceramica regalando i suoni alle conchiglie di mari lontani, di ascolti che folgorano la mia felicità assoluta.

Ecco, silenzio, è qui nella musica che apprezzo il tuo essere assoluto, inconfondibile e inappagabile amico e compagno. Qui nella musica, nascosto tra i righi musicali diventi la purezza del significato "dell'amore infinto".

Oggi voglio affrontarti, voglio vivere un giorno sordo, voglio vivere un giorno solo con te, fino a quando la parola paura

verrà definitivamente cancellata dal mio vocabolario.

Vago asettica nella città che non smette mai di parlare, nella città affollata di suoni stonati, di parole gettate in strada a morire di nostalgia, di voci annebbiate dalla frenesia.

Cammino togliendo l'udito ai miei sensi e la percezione di ciò che mi circonda cambia colore.

All'inizio mi sento emarginata, provo un senso di rifiuto dalla quotidianità, come se indossassi una rara malattia senza cura, ma continuo a camminare e mi accorgo che la vista prende il controllo delle mie emozioni, rincorre inconsapevolmente il bello, tralascia i colori scuri e opachi e si dirige severa verso la lucentezza, facendomi apparire bellezze trascurate. Incrocio sguardi assenti, di chi cerca, ma non trova, sguardi assetati nel deserto che bramano per una sola goccia d'acqua di vita semplice.

Noto con disapprovazione il ritmo caotico e confuso del camminare altrui, non esiste un percorso definito, una traccia su cui comporre la partitura, ognuno di essi volteggia nella presunzione acquisita di fare meglio dell'altro, di arrivare prima dell'altro di essere prima dell'altro. Non è una questione di etnia o di appartenenza geografica bensì l'essere dinanzi a prescindere.

Mi accorgo che la parola “rispetto” è stata messa al rogo come una vecchia strega consumata e “l'umiltà” è stata bandita dal banchetto festaiolo dell'aggregarsi nella comunità.

Provo una sorte di tristezza interiore che sale lentamente e ottura le mie vie respiratorie. Verrebbe da gridare perché siamo diventati dei mostri, cosa ci ha trasformato. E' stato forse il linguaggio virtuale, la comunicazione televisiva o la presunzione nell'affermare:

"Quando io sto bene, tutto il resto non conta”.

L'irragionevole dubbio assale i miei pensieri, i quali si erano illusi giacché nella giornata del silenzio avrebbero potuto restare a riposo e ora si trovano in prima linea a combattere, a porsi domande nelle quali non sono preparati.

Vuoto assoluto, non hanno studiato e il quattro fiocca lento e giustiziere.

La mia camminata si arresta, ho finito la benzina, che succede?

Un lampo acceca momentaneamente la mia vista, trattengo il respiro, mi gonfio come un pallone.

Una parola a caratteri cubitali occupa tutto lo spazio della mia mente:

" Sentimenti "

Dove sono i sentimenti?

Ghiaccio istantaneo e brividi sulla pelle, passa logorroico il tempo e appaiono a seguirsi ancora scritte cubitali :

“L'imprevedibilità delle emozioni, l'empatia, la sensibilità”.

Esistono ancora? Cerco spiegazioni logiche per rasserenare la mia perplessità.

Certo che ci sono, ci devono essere per forza, saranno nascoste tra gli strati di coperte che ci portiamo addosso. Sono nascoste per paura della sofferenza, si sentono inadeguate o fuori luogo, forse hanno solo paura del caos che le circonda. Preferiscono restare insabbiate, boccheggiare di tanto in tanto ma molto attente a non farsi del male.

Devo proseguire il mio cammino, non posso fermarmi proprio ora, tiro fuori l'aria dai polmoni e vado avanti. Mi lascio attraversare dall'inutile con una leggerezza ritrovata, mi sento libera, inconsapevolmente divento esente dalla forza di gravità che mi lega al suolo terreste, quindi mia cara luna sto arrivando da te, sei tu che porti in me il silenzio?

Non faccio in tempo a realizzare questo pensiero che la terra mi attira di nuovo verso di sé, profumi inebrianti catturano la mia attenzione, ne resto incantata, sono avvolta dall'incantesimo. Non posso più pensare, devo seguire il profumo che come un grosso serpente abbraccia il mio corpo inerte, mi stringe, non ho paura e lo lascio libero di avvinghiarsi mentre lui sale velocemente sull'albero della salvezza come durante l'alluvione. Il profumo è l'irresistibile richiamo al cibo, l'unica arma di sopravvivenza terrena.

Mi arresto al suo cospetto e il tatto diventa il protagonista dell'attimo.

Vuole toccare, ha bisogno di piacere, non riesce a fermarsi.

La distinzione tra il caldo e il freddo crea incontrollabili uragani sottocutanei, salgono a vortice desideri incontrollati, non sono stati d'animo, è il mio corpo che parla, che vuole e che pretende d'essere appagato.

Il gusto rivendica la sua presenza e la curiosità gratifica la sua pazienza.

Il gusto esamina attentamente ogni singola particella di cibo che varca la soglia della mia bocca, non gli posso nascondere nulla, lui lo trova, lo riconosce e lo archivia. Un'infinità di aggettivi e sapori da aggiungere e da catalogare nella memoria.

Osservo i miei quattro sensi dispensati dall'udito, hanno potuto vivere liberi e hanno potuto accentuare le proprie capacità represse.

Esamino la loro esistenza, sono felici!

Quindi, mio caro Silenzio, devo senza dubbio dare il merito a te:dovrò vivere all'unisono con il tuo assente.

Ora posso ammirarti senza lacrime, vedo la tua eleganza e la tua raffinatezza.

Vedo in trasparenza la bellezza del tuo lato oscuro, non essere timido, tu sai più cose di me di quante io stessa potrei mai ammettere.

Caro silenzio, ti farò partecipe al susseguirsi delle mie emozioni più profonde e darò a te l'enorme compito di restare in silenzio.

Ma ti prego:

“Lasciami libera di vivere, non rinchiudermi in aspettative di risposte non date”.

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