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Narrativa

L'altro sogno di Samuel

Di Enrico Ernst
Pubblicato il 12/10/2017

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Scrivo ed è assente.
I suoi programmi erano: comprare un titolo di studio in Romania, vivere in Romania. Perché Samuel è nato ventisei anni fa a Călărași, 73.823 abitanti, capoluogo del distretto omonimo, nella regione storica della Muntenia. Pochi chilometri dal confine bulgaro. Il Danubio. Non ha mai imparato a nuotare. Il fiume è impetuoso, ha un colore scuro. Primo di otto fratelli, ha vissuto nel disfacimento economico seguito alla rivoluzione dell'89 e forse naviga nella Romania di oggi, ignota.

Nel giugno del 2005, lo recapitano al mio fianco destro.
È sdraiato sulle lenzuola dopo un'operazione d'appendicite quasi in peritonite; il dolore acuto l'ha provato dopo un sorso gelato di Bravo -
Arancia rossa di Sicilia, in cantiere durante la pausa pranzo. Al quarto piano del padiglione terzo, presidio ospedaliero della città di Sesto San Giovanni. Oltre le mura di recinzione, lungo tutta la via Rovani, una pista ciclabile è resa quasi inservibile da 76 alberi anziani, querce, magnifiche per la resina emessa nei periodi caldi.

Nell'estate del 2005 sono seduto su una seggiola di alluminio, con seduta e schienale laccati di azzurro, in sala mensa; la televisione è orba e guasta; qualcuno con pennarello nero ha scritto su un foglio a quadretti FUORI SERVIZIO.
Un momento della solitudine, il tempo lungo della degenza d'ospedale. Il mio sguardo si spinge alle vetrate là davanti - che mi paiono una fortuna: le chiome degli alberi che si muovono libere e rigorosamente mute. E poi, Samuel.
Nel silenzio dei passi strascicati di ciabatte, delle voci d'infermiere, delle ruote del carrello, risplende la suoneria del cellulare di Samuel, allegra malinconia di manele. Un grugnito di affanno e di dolore. Gli zingari, la musica. Non ho mai incontrato una persona più decisamente piena d'odio verso gli zingari come Samuel.
Ma «razzismo» non rende l'idea.

Quando l'ospitammo a casa nostra un'estate, insieme alla sorella, i rom suoi vicini, nell'area ex Falck, gettarono la baracca di Samuel e famiglia nel caos - sembrava esploso un ordigno. Rubarono il rubabile, vestiti, biciclette, materassi.
E poi però coi rom si faceva commercio: fu uno zingaro sciancato che vendette al padre di Samuel, Nicolae, una baracca in lamiera dietro il Cimitero nuovo, a cinquanta euro.
Quando le Forze dell'ordine sgombrarono l'area delle ex Falck («salvammo» Ariane, Azusa fu rispedito in patria), lo zoppo era ancora lì, nascosto nella tana che era stata di Samuel, della sorella Ariane, di Nicolae e del fratello più piccolo, dell'ultimo nato, a disagio, Azusa; lo zingaro sedeva sul materasso da basso, del letto a castello, dietro una porta ridicola murata d'immondizia e fradicia di pioggia. A noi, in cerca del passaporto di Azusa, parlò da un luogo impossibile, caduto nel buio, con voce gracchiante di raucedine. Il naufragio era avvenuto.
E di passaporti, nemmeno l'ombra.


Il padre di Sami è un pastore pentecostale; ha gli occhi azzurri. Dolce e cerimonioso. Nicolae e Samuel hanno gli occhi azzurri. Samuel ha anche quella pelle bianca facile ad arrossarsi tipica dei montanari. Il padre ha costruito nella baracca delle ex Falck una stufa a legna, ed è un vanto. Chi non l'ha vista, nella sua bellezza di cemento, non può forse apprezzare fino in fondo una buona prova dell'ingegno umano. Porta i suoi figli nei cantieri edili e manda tutti i soldi a casa. Ariana sta «a casa» e deve difendersi col fuoco dai topi. Cucina.

Tra le ossa del dinosauro industriale, qualcuno, da qualche parte, invisibile, lavora il ferro e il rame - si sente il battere del suo martello nel vuoto di un pomeriggio ozioso...
Dentro la baracca, il televisore è su un tavolino bianco a scacchi blu, e mentre pesco nella ciorba il pezzetto di vitello, ospite con Daniela di Samuel, l'immagine sul video è portata via e poi dissolta e ridonata in un silenzioso sfrigolio. Ogni abbassamento di tensione dei cavi annodati nell'aria la ruba e la rende. Addento il vitello. Doppio concentrato di pomodoro.

Samuel è appassionato di tecnologia; è cliente fisso di Euronics, galleria Minerva. A volte semplicemente «fa un giro», controlla i nuovi arrivi, i prezzi, le occasioni. Torna a casa con tre Cd-Rom. Lo hanno fermato, e gli hanno fatto svuotare lo zainetto nero. « Eh cazzo. Sono in omaggio...» Ma una ventina, troppi... Era tornato indietro e aveva chiesto cos'era Blue Tooth.

Prende in prestito libri e Dvd nella Biblioteca centrale di Sesto San Giovanni.
Lo reincontro lì, dopo il suo e il mio Ospedale, con sotto braccio Papillon di Charrière.
Qualche settimana prima, quando era toccato a lui uscire dall'Ospedale, non gli avevo chiesto nulla - dove stava con precisione, o il numero di cellulare.
La mia compagna mi aveva chiesto: "Perché non gli hai chiesto nulla?" Con rimprovero.
Così, imbarazzato, avevo fatto dentro di me il giro completo dei preconcetti.
Scegliamo solo le persone che ci somigliano, abbiamo paure, ci precludiamo degli incontri.
"Non ti faceva ridere? non mi dicevi che hai provato una simpatia istintiva, di pelle, per Sami? Può essere che tu trovi in lui cose che non ti aspetti?"

Legge libri di memorie di ex 007 americani, distaccati dalle parti del Golfo, e poi il Corano; alla sorella Ariane che viene da noi a pulire impresto Misery di Stephen King. Nicolae legge solo la Bibbia, in continuazione. Samuel va pazzo per la saga de Il padrino. Poi si lascia crescere l'unghia del mignolo.

Le idee di Samuel: la degenerazione porterà alla fine del mondo; suoneranno le trombe dell'Apocalisse; uno dei segni della fine è l'elezione di un nero alla Casa Bianca; che Samuel, prima o poi, raggiungerà la California, spiagge bianche e palmizi, lunghi capelli al vento, ricchezza; da vecchio, avrà i soldi e potrà permettersi qualsiasi donna; la mercedes; che i ricchi sono tutti delle merde; non esiste legge davanti al loro potere e che questo è vero ovunque, e per sempre.
Che lui è un peccatore; che la Bibbia dice la verità pressoché letteralmente; che non c'è salvezza alla corruzione eterna del suo Paese; che i romeni sono dei furbacchioni; che solo Ceausescu, con la minaccia del carcere, era riuscito a farli lavorare; che si stava meglio, prima; che gli anni Novanta hanno devastato l'economia rumena; che la fabbrica di alimentari in cui lavorava il padre ha chiuso; che il padre aveva degli amici a Sesto, soprattutto un rom correligionario, che gli ha detto: "Vieni"; che sono nati e hanno preso il potere in Romania gli Squali, gente che ha in breve tempo accumulato ricchezze folli; che forse è meglio andare in un Paese del nord, scandinavo. Ma che non sa se lo accetteranno, se resisterà al freddo e al fatto di essere completamente solo.

Tutto ardeva nel suo cuore caldo e nelle sue fantasie giovani.

Daniela gli trovò un lavoro ben remunerato, un ottimo contratto. Aspettammo il nulla osta dalla Questura. Ma quando il nulla osta arrivò, più di un anno dopo, il lavoro s'era dissolto, e Sami se ne era andato.

Lo ricordo mentre esce da casa - la casa dove vivo con Daniela e nostra figlia Sofia, e che ci ha aiutato a imbiancare; è sicuro che farà i soldi,
e fa progetti - adoro ascoltarlo mentre fa progetti; è sicuro che farà i soldi, e sarà libero. Finalmente. 

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