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Saggi Brevi

L'Opera incompiuta

Di MICKY
Pubblicato il 03/12/2017

Nella morte tutto si può scrive e niente si può smentire, stranamente si viene perdonati dall'esprimersi liberamente.

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Eccoci qua, io e te, donna contro donna. Facile lasciare la vita semplicemente chiudendo gli occhi.

Lasciare il tuo respiro sospeso tra il giorno e la notte, lasciare che la nebbia avvolga i miei tristi occhi e 

lasciare al silenzio l'ingrato compito di completare il nostro dialogo sospeso.

Tu che sei sta stata, e resterai, l’unica donna che abbia mai amato così intensamente.

Ove la purezza del significato “amore” trova certezze, dove l'ardita attrazione non trova opposti.

Mi hai fatto vivere pensando che la bellezza sarebbe stata in grado di cambiare la visione di prospettive future.

Sei stata abile a diffondere sicurezze e stabilità.

Mattone dopo mattone hai eretto un piccolo grattacielo proiettato verso il cielo pronto a sfiorare le nuvole per donarmi l’inebriante sensazione, che lassù, io potessi volare.

Hai dedicato la tua vita alla creazione della mia vita.

 Tu donna composta da rocce profonte e caverne imprenetabili al mio sguardo, 

in quali abissi si sono nascoste le tue parole calde?

Osservo minuziosamente ogni singola ruga che incornicia il tuo corpo freddo.

Sono fragile e scendono senza permesso lacrime calde dal mio volto stanco.

Sale a vulcano la mia rabbia, una rabbia repressa e non confonderla con l'odio: è la rabbia perché tu non mi hai saputo ascoltare, forse non hai voluto, sapevi che le mie parole potevano ferirti e tu semplicemente le hai ignorate. Mi hai rinchiuso a volare dentro una gabbia.

Hai avuto paura di quello che sarei potuta essere : donna ribelle, donna forte, combattente.

Facile mia cara compagna di vita e madre creatrice del mio corpo lascarmi nel caos e nella confusione di suoni stonati.

Madre mia... perché hai chiuso gli occhi?


Stasera in cartellone  " La Bohème" di Giacomo Puccini.

Ultimo quadro del IV Atto. Mimì regala le sue ultime parole alla vita.

...E se il mio incontro con la morte fosse come il finale di quest’opera?

Cala il sipario su questo palco, buona la prima senza repliche.

 Le rosse tende di velluto chiuderanno la vista a Voi che restate.

Forse gli applausi o i fischi saranno gli ultimi suoni che arriveranno al mio udito. Rifletto sul mio passato dedicato interamente all'arte del canto. Alla ricercatezza dell’assolo perfetto per ricevere il dovuto plauso al merito.

 Sono certa di aver elargito note infinte e

note argute nello strappare pensieri e regalare battiti.

Qui, ora, con la morte in mano  vorrei solamente chiedere ai miei ultimi pensieri di dedicarsi a te, a te figlia mia amata-adorata voluta-sentita-vissuta.

Mia figlia ribelle, figlia paladina dei casi persi. 

Ossessiva e maniacale nella tua convinzione di riuscire a cambiare questo mondo consumato.

Ora, solo ora, posso chiudere gli occhi.

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