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ConcorsiConcorso letterario "Inchiostro su tela"

" L'oscurità di chi non vuol vedere "

Pubblicato il 03/09/2017

La sincerità di occhi innocenti. Il dolore nascosto nel baule dei ricordi. La libertà di azzittire con parole che volano. La forza e il coraggio di donne combattenti; donne ribelli che cambieranno il mondo dalla falsa ingenuità.

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Il suo peccato più grande era quello di credere alla sincerità delle persone. Era ancora una fanciulla e intravedeva da lontano il mondo adulto. In lei non c'erano né cattiveria né malizia. Non sapeva ancora il significato della parola "dolore". Il suo unico pensiero era vivere felice :era una ragazzina. Si trovava a metà strada tra: l'essere una bambina sognatrice di fate alate con castelli incantati e una giovane donna curiosa del sapere.

La vita non le faceva paura. Sin dalla sua tenera età lei si sentiva diversa, lei si sentiva un essere astratto, vestiva di colori in un mondo grigio. Decise di vestire di rosso, quando la sua mamma cambiò il suo nome da "Alice" a "Ribelle". Era minuta e possedeva un fascio di capelli aggrovigliati che ogni mattina faceva fatica a pettinare. 

Era indomabile, non riusciva a mettere un freno ai suoi pensieri, alla presunzione di credere ancora nelle favole, lottava pur di dare respiro alla sua irrefrenabile fantasia. Era convinta che avrebbe cambiato il mondo, era decisa a lasciare un segno tangibile nel suo passaggio terreno. Ebbe la presunzione di andare oltre, di sentirsi invincibile. 

La strada era sua amica, in essa si sentiva al sicuro,conosceva tutti e tutti le portavano un saluto e un sorriso in dono. Era la purezza della vita.

La gioia e la spensieratezza di cui era dotata furono infrante dall'uomo che credeva amico, dall'uomo che incontrava ogni mattina quando scendeva in strada a giocare con la sorellina, dall'uomo che vestiva elegante di gentilezze ed educazione.

Quella mattina quell'uomo la trascinò nel vicolo cieco, nel vicolo dove la luce del sole in difficoltà riusciva ad entrare. Le chiuse la bocca con la mano, le strappò i vestiti e le portò via per sempre la fanciullezza. Le rubò il sorriso. Lui era entrato nella sua intimità senza chiedere permesso, era entrato di forza e lei non riuscì a fermarlo. La sua anima iniziò il suo pianto che inarrestabile inondò il suo corpo.  Capì che il suo essere bambina era evaporato e che niente sarebbe apparso più come prima. Cercò di scappare dall'oscurità, chiedendo aiuto alla sua cara amica strada ove avrebbe potuto incontrare la salvezza, ma la strada la tradì. La gente che ogni giorno la salutava e lei, in segno di gratitudine, regalava sorrisi, le voltò le spalle. Erano solamente occhi ciechi. 

Lui la raggiunse e l'afferrò di nuovo, forse in un ultimo tentativo di perdono.

Ora il suo mondo si era trasformato: era freddo senza luci e colori, era oscurità e dolore. Anche la Chiesa che predicava amore e perdono chiuse gli occhi e si voltò frettolosamente verso altre destinazioni. La delusione pervase il suo corpo fragile. Tutti restarono inerti davanti al fatto compiuto.

Per molto tempo visse in solitudine. Cercò di dimenticare, imprigionò i tristi pensieri nel baule della memoria.

Un giorno decise che nessuno avrebbe potuto offuscare la sua libertà di pensiero e c'era una sola strada da percorrere per non far soffocare le proprie parole: la scrittura. Portò davanti agli occhi delle persone l'orrore da lei subito, si mise in vetrina pronta al giudizio del pubblico. Descrisse i particolari e gli stati d'animo dell'abuso imposto, descrisse il dolore che si portava addosso. Lei vinse la sua battaglia, smascherò le persone ipocrite, ma non volle fermarsi, sapeva che avrebbe potuto andare oltre il confine della dignità.

Si affiancò ad altre giovani ragazze a cui era stata cucita la bocca pur di non essere sottoposte al giudizio frettoloso di persone che vivono nell'oscurità della loro anime.

Indossarono abiti bianchi e caricarono in spalla la croce che si sarebbero portate addosso per la loro intera esistenza. Consapevoli della propria diversità, ove il coraggio soggiornava costantemente nelle loro menti, lottarono e fecero volare parole e pensieri oltre gli orizzonti.

Provarono ad azzittirle ma loro continuarono a parlare, provarono a fermarle ma loro continuarono a camminare,

erano tenaci e volevano continuare a combattere. Il grande dolore lo avevano già vissuto e lo avevano già sconfitto mostrandosi a testa alta, sicure di non avere nessuna colpa. Nessuno sarebbe più riuscito a deriderle o a compatirle.

Nella loro oscurità avevano trovato la luce del riscatto.

Sono loro le donni ribelli che cambieranno il mondo dall'ipocrisia acquisita e dalla falsa ingenuità. 

E luce sia.










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