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Fantastico

L'uomo con gli amuleti (Parte III)

Di Luca Gramoni
Pubblicato il 26/11/2017

Dopo l'ultimo incontro con l'uomo con gli amuleti, a Daniel succede qualcosa di anomalo.

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Un giorno della settimana successiva, Daniel stava andando al lavoro camminando per il corso, lo stesso in cui la aveva fatto quello strano incontro giorni prima. Si guardò intorno e non vide niente di anomalo, a parte i soliti distributori di volantini a sfondo politico: tra pochi giorni si sarebbe dovuto eleggere il nuovo sindaco. Era quasi arrivato davanti al negozio quando sentì il gomito irrigidirsi e i suoi pensieri furono interrotti bruscamente. Un riflesso incondizionato gli suggerì di voltarsi e così vide una mano che stringeva il suo gomito, poi alzò lo sguardo e trovò un’espressione familiare a guardarlo: l’uomo con gli amuleti.

Non riuscì a pronunciare una sillaba ma ebbe modo di notare che il volto dell’uomo appariva più prosciugato, e quando respirava la pelle sulle guance sembrava venisse inghiottita dalla bocca. Sotto gli occhi due occhiaie che donavano al volto un colorito grigio che ricordava qualcosa di molto vicino alla morte.

“Grazie a te la mia vita è diventata un inferno, se solo avessi voluto aiutarmi ora non sarei ridotto così.”

“Lasciami…”

“Zitto! Ora ascoltami bene: io non sono un tipo vendicativo e non auguro a nessuno quello che sto passando io, ma dato che ora ho questo potere credo sia giusto condividerlo, non trovi?”

“Di quale potere stai parlando?”

“Lo stesso di cui sono caduto vittima. Lui mi ha regalato il terrore e adesso i miei giorni e le mie notti sono diventate invivibili. E ora io voglio regalare qualcosa a te, ecco qui…”

Daniel cercava di liberarsi dalla presa dell’uomo ma sembrava stretto in una morsa d’acciaio.

Si avvicinò all’orecchio della sua vittima e gli sussurrò una semplice parola: “Sparirai.” Poi di colpo mollò la presa e Daniel fece due passi indietro.

“Che diavolo significa?” nonostante gli sembrasse assurdo, aveva sentito come uno strano vento accarezzargli il volto, un fruscio che non prometteva niente di buono, ed ebbe l’impressione che in quel momento tutto quanto intorno perdesse i propri colori naturali piombando nell’oscurità.

“Lo scoprirai da solo cosa significa” rispose l’uomo. “Come vedrai non sarà niente di particolarmente doloroso o violento, ma è solo un modo originale per congedarti. Addio amico mio.”

Nonostante il bastone, corse via piuttosto agilmente, rompendo il silenzio con lo sferragliare dei suoi amuleti.

Stette in negozio fino alle ore 18:00 ma si sentiva da un’altra parte. Non si preoccupò nemmeno di prendersi un’ora per la pausa pranzo poiché non era in grado di ripercorrere le solite abitudini quotidiane. Ogni volta che incontrava quel tizio la sua giornata veniva influenzata negativamente ma questa volta aveva provato qualcosa di più strano ancora. Come quando fai un sogno orribile e al risveglio vorresti piangere o gridare e per tutto il giorno rimani scosso.

Quando tornò a casa la sera Sofia stava preparando la cena e Massimo girava per casa vestito solo di un paio di boxer. Non ebbe nemmeno il coraggio di chiedergli come mai non si fosse fatto vivo in negozio ma non gliene fregava più di tanto; in realtà preferiva lavorare senza di lui, se non fosse per il fatto che a fine mese avrebbe comunque dovuto pagarlo.

“Daniel ti senti bene?” chiese sua moglie quando egli entrò in cucina andando verso la donna che armeggiava ai fornelli.

Daniel non rispose. “Hey, pronto? C’è qualcuno?”

Ci fu un piccolo cenno da parte del marito: uno scatto della testa simile a quello che si fa quando ci si risveglio bruscamente. “Io.. sì tutto bene cara. Ho solo un forte mal di testa. Il caldo probabilmente.”

“Uhm, Daniel, sono tua moglie da cinque anni, e prima di questi cinque anni ti ho sopportato per dieci lunghi anni di fidanzamento. Credo dunque di conoscerti abbastanza bene da capire quando qualcosa ti turba.”

Disarmato.

“No cara, davvero. Credo che con una bella doccia fresca mi passerà tutto, credimi.”

“Okay, ma sbrigati che la cena è quasi pronta.”

“Non indovinerai mai il menù di stasera” esordì Massimo, “ti do un indizio: pensa a cosa hai mangiato ieri e l’altro ieri, e qualche altro giorno prima ancora.”

“Perché non vieni in cucina a mostrarmi le tue doti culinarie?” lo apostrofò la sorella.

“Perché quando dimostro qualcosa mi riesce sempre piuttosto bene, e non voglio metterti in imbarazzo a casa tua. Sono pur sempre un ospite.”

Daniel si rese conto di avere la mano destra chiusa a pugno e che un leggero tremolio gli percorreva lungo l’avambraccio. Riuscì a trattenere la calma e dirigersi verso il bagno che chiuse a chiave con due mandate. Stette qualche secondo appoggiato al lavandino poi si sciacquò la faccia e si asciugò tenendo ben premuto l’asciugamano al suo volto. Poi rimase a fissare l’immagine riflessa nello specchio e quello che vide destò la sua curiosità. Aveva una strana espressione, stanca ma insolita. Avvicinò ulteriormente il volto allo specchio e notò qualcosa di bizzarro. Sin da che aveva memoria la parte superiore del naso era costellata di efelidi. Piccolissime, quasi impercettibili ad una prima occhiata, ma c’erano e lui ne era consapevole. E l’immagine di lui riflessa nello specchio ne era totalmente priva. Non c’erano più. Sparite.

Sparirai.

Daniel liquidò i suoi pensieri con una risata; era stata una giornata fin troppo pesante per preoccuparsi di queste sciocchezze. Dopotutto non siamo noi a comandare la nostra pelle, pensò. Al diavolo, quindi.

La mattina dopo si sentiva decisamente meglio, ma quando tornò davanti allo specchio notò un’altra anomalia: i capelli bianchi che interrompevano l’andamento castano lungo i lati della tempia: assenti. Il fatto strano era che non gli sembrava che quei capelli avessero cambiato colore, ma che ce ne fossero di meno. Quindi era come se quei capelli bianchi fossero…spariti.

Passò i tre giorni successivi a controllare continuamente ogni parte del suo corpo e di tanto in tanto trovava qualche piccola modifica, o assenza. Finché domenica mattina ci fu il primo vero campanello d’allarme: Daniel si stava lavando le mani quando notò uno strano chiarore permeare il dito indice destro. Avvicinando il dito ai suoi occhi notò che non solo aveva un colore più chiaro rispetto alle altre dita ma… era come se riuscisse a scorgere qualcosa sotto la superfice cutanea, e la tonalità di colore cambiava ad ogni spostamento del dito, sembrava quasi… di poter vedere attraverso. Quando passò il dito sopra l’asciugamano rosa il dito assumeva lo stesso colore. Quando poi lo passò sopra le sue scarpe marroni il dito prese lo stesso colore delle scarpe. Daniel iniziò a tremare: il dito stava diventando trasparente. Stava sparendo. 

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