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ConcorsiConcorso letterario "Inchiostro su tela"

La corsa del pennello contro il sole.

Di Ti-White
Pubblicato il 05/09/2017

Lungo la strada di un racconto dipinto con il tratto secco di un pennello

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La punta tonda del pennello si ritrovò, suo malgrado, poggiata in malo modo sulla tavolozza, quando i colori ancora freschi e vivaci iniziarono ad urlare a gran voce di dar vita a una nuova storia, mentre le loro prospettive di sopravvivenza si accorciavano di minuto in minuto con il sopraggiungere del sole che, non mostrando nessuna pietà, impetuosamente essiccava la stanza attraverso la vetrata.

Il tempo stringeva e il pennello doveva ripulirsi in gran fretta dai vecchi colori per svelare il nuovo quadro. Dobbiamo creare un capolavoro! – squittì il grigio topo, che appoggiato sul lato estremo, a ridosso della luce era quello che rischiava di morire per primo.

Il rosso e il nero, nel frattempo, questionavano come due vecchie zitelle su quale intensità di colore avrebbe dovuto imbrattare in modo indelebile la tela, per dare un’impronta inconfondibile al racconto. Si intromise il bianco, che contrapponendosi a quel nero impertinente, reclamava i suoi spazi pieni di sfumature e contrasti. - Ma per Dindirindina! che si usino dei toni più tenui e meno concitati – ruggì a gran voce il cavalletto, che rischiava di diventar sordo, pur essendo fisicamente privo delle orecchie.

La tela, impallidita e candida come un lenzuolo, si sentì chiamata in causa e iniziò a parlare fitto fitto con pennello e cavalletto per tratteggiare la trama della nuova storia. L’imprimitura della narrazione era, infatti, determinante per dare al racconto la giusta resa. - Chiedo, semplicemente, che abbiate rispetto degli spazi, del tempo e della finitura, studiando la giusta prospettiva. - disse a gran voce, così che tutti all’interno del laboratorio del pittore, si sentissero coinvolti e travolti dalla nuova impresa, ancor prima che venisse definito l’abbozzo.

Il rosso attirò l’attenzione di tutti cercando di spiegare il suo punto di vista: - L’occhio sin dal primo sguardo deve elaborare la carica erotica e trasmetterla al resto del corpo, affinché la passione si percepisca sin dal suo sbocciare e l’amore diventi parte pregnante del racconto.

Il cumuletto di rosa pallido, spremuto nell’angolo in basso a destra, che aveva l’arduo compito di dar colore al candore delle carni, con entusiasmo assecondò il suo amichetto rubicondo: - Anche io voglio esprimere l’invasamento estatico di due corpi che si annusano a vicenda, che si intrecciano in una carica sensuale ed emotiva facendo trasudare il desiderio a metà tra lecito e illecito.

Il vociare dei colori infastidiva il pennello che nel chiedersi ad alta voce - Da dove vogliamo cominciare? non si aspettava certamente una risposta. Era infatti, convinto che la storia fosse già scritta sulla tela, bisognava solo farla trasudare.

I due protagonisti principali si erano conosciuti per caso, lei attraversava la strada distratta dal tempo e dalla fretta. Inseguiva la sorellina che, giocando con una racchetta, correva dietro a una palla che, ostinata, rotolava verso il punto più pericoloso della piazza. Troppo concentrata sui boccoli color oro della piccola, spaventata all’idea che le franassero verso le spalle a causa dei continui smottamenti, non si accorse del carpentiere. Costui, inavvertitamente, aveva rischiato di tagliarle la testa di netto con la trave che trasportava sulle spalle. Piegato dal peso e dall’onere neanche fosse un cristo che andava lento verso il suo calvario. Si sentì afferrare con una presa forte e vigorosa sulla vita, come talvolta faceva suo padre quando, da piccola, la faceva volteggiare in aria per farla giocare. La stretta la terrorizzò per quel lasso di tempo sufficiente a non capire che diavolo le stava capitando. Urlò disperata credendo che qualcuno volesse rapirla.

- Signorina guardi dove cammina, se non vuole ritrovarsi con la testa da un lato e il corpo dalla parte opposta della piazza. La voce le parve subito familiare e in quegli attimi che la separarono dal darle un volto il suo cuore iniziò, inaspettatamente, a sobbalzare. Con uno strattone si liberò e voltandosi capì che quegli occhi scuri e penetranti avrebbero riempito la sua vita futura, anche se non sapeva esattamente come e quando.

Fu a questo punto che con fare impertinente il color ocra interruppe il pennello, lamentandosi che nessuno si fosse ancora curato di riempire le quinte che dovevano animare la storia. – Sarebbe davvero una seccatura - disse con voce indispettita e stridula - che questo vostro temporeggiare su ragazzine schizzate e amplessi abbozzati ci impedisca di contornare la piazza di vie, palazzi, botteghe e marciapiedi. Assecondandolo le setole spennellarono con una certa precisione la bottega di un fornaio. Con l’aiuto del bianco, del verde e marrone spuntò dalla tela impettito e immobile come un soldatino di latta. La sua vita si consumava lentamente tra farine e impasti. Il tempo restante lo dedicava, in parte al sonno e in parte a una vita solitaria priva di qualsivoglia impronta di affetto. La sorella, infatti, aveva abbandonato fratello e bottega quando la prospettiva di un matrimonio più che felice, conveniente, si era presentata al suo cospetto. La distanza e gli sporadici incontri avevano, con il tempo, creato un muro tra i due fratelli che non poteva più essere abbattuto.

Nel frattempo il panettiere, impalato sul marciapiede davanti al suo negozio, osservava incuriosito una signora alquanto piacente ed elegantemente vestita, che attraversava la piazza poco più avanti.

Un grido strillato a gran voce dal verde oliva fece sobbalzare il pennello che, raccolto dal mucchio qualche goccia di rosso, stava per dare al cappello della donna un tocco bizzarro e curioso.

- Questa storia di definire e disegnare i dettagli prima ancora di dare profondità all’intero racconto deve finire! E poi spiegatemi come diavolo si fa a parlare di una bottega del mugnaio… - Panettiere, non mugnaio! - lo corresse con un tono sommesso il color rosa.

- E che Panettiere sia, purché troviate il modo di disegnare quella stramaledetta bottega per consentire a quel poveraccio di preparare i suoi impasti e cuocere pane e biscotti.

I peli scossi dallo spavento avevano imbrattato di rosso il muro vicino e parte della tela. Complimenti! - disse con disappunto - per colpa tua sembra che la fanciulla sia stata presa a sassate dal bambino pinocchioso!

- Bambino? Pinocchioso? Chiese con fare divertito il giallo, sollevando la testolina matta dal bordo della tavolozza.

- Tutti zitti, per favore! Anche lui si materializzerà nel racconto non appena riuscirò a mescolare i colori per disegnare la sua figura! Rispose contrariata la testa di setole bianche.

E mentre il pennello si buttava a capofitto nella montagnetta grigio fumo per disegnare il basco del bambino sfigurato in un pinocchio, il sole sfrontato e impetuoso lo pietrificò al centro della tavolozza. Sul fondo, in basso a destra, si senti singhiozzare il cumuletto rosa unico superstite, che non era riuscito a disegnarne il faccino buffo…

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