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Recensioni

La Nausea di Jean-Paul Sartre

Di Emanuele Scalise
Pubblicato il 19/11/2017

Opinione letteraria

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Un giorno un’indefinibile sensazione invade l’esistenza tutta di Antoine Roquentin. L’avvenimento turba il protagonista, tanto da spingerlo ad annotare in un diario i pensieri e le emozioni che giorno dopo giorno comincia a percepire. Ha bisogno di comprendere cosa sta succedendo, sperando che la scrittura lo aiuti a sviscerare meglio il significato recondito che questa sensazione porta con sé.

Improvvisamente Antoine non è più lo stesso, una subdola malattia ha violato la sua anima e non accenna a volerlo lasciare in pace. Lui la chiama Nausea.

É da questo momento che cominciamo a seguire il disagio esistenziale del protagonista, attraverso una lacerante solitudine che svuota di senso il corso delle sue giornate. Pensa di essere di troppo in un mondo già completo.

Antoine non fa altro che passeggiare per le strade della sua città, sedersi ad un bar, pensare, scrivere. Il nome Anny riecheggia ogni tanto tra le pagine, un amore lontano quattro anni che conforta un po’ il protagonista.

Avrebbe da scrivere una biografia storica sul signor de Rollebon, un avventuriero del XVIII secolo, ma lentamente si perde d’interesse, lasciando il lavoro a metà. L’unica persona con cui scambia qualche parola è un non meglio definito Autodidatta che ritrova immancabilmente a studiare in biblioteca. L’Autodidatta è un ragazzo che ama l’essere umano e trova in ciò la sua ragione di esistere. Il suo obiettivo primario è quello di riuscire a completare la sua istruzione leggendo tutti i testi presenti in biblioteca in ordine alfabetico.

Dopo sette anni è riuscito ad arrivare alla lettera “L”.

Più il tempo passa e più Antoine sente una noia asfissiante; si trascina da un luogo all’altro, il suo senso di esistere l’ha perso. Con questo umore però lo sguardo gli si affina, diventa più penetrante. Comincia a osservare i visi delle persone, a seguirne i tratti e a indovinare le storie di vita che si nascondono dietro. Ascolta le parole, analizza i gesti.

Le strade che percorre iniziano a comunicare con lui, gli oggetti che possiede lo commuovono.

Le antenne del suo animo sono diventate più sensibili e anche se Antoine ancora non comprende cosa lo ha invaso, percepisce che si tratta di qualcosa d’immenso.

È la Nausea che si sveglia, comincia a rifluire dentro ad Antoine rivelandosi in tutta la sua maestosità: è l’esistenza stessa quella sensazione che sente, la presa di coscienza di esistere e il sapere d’esistere lo travolge come un’onda, lasciandolo senza fiato.

La Nausea è lui stesso.

La svolta comprensiva avviene finalmente un pomeriggio, mentre Antoine è seduto su una panchina fissando una nera e nodosa radice di castagno che s’affonda nella terra. In quel momento ad Antoine si svela l’Esistenza: ogni cosa intorno a lui perde l’apparenza di individualità e diversità, tutto si mescola rivelandosi come un’indistinguibile magma di esistenza. Il Caos e l’Assurdità si presentano terrificanti agli occhi di Antoine, in lui si mescolano uno stato di shock e di rassegnazione. L’Esistenza non ha ragione, è dappertutto ed è sempre esistita.

Così abbandona il progetto del signor de Rollebon, troppa vita aveva speso vivendo tra le sue memorie, e decide di partire per Parigi per ricercare la sua personale ragione di vita in quel mondo senza senso. Una febbrile felicità germoglia in lui, ha intenzione di scrivere un romanzo e abbandonare il lavoro dello storico. La creazione artistica rimane l’unico atto con il potere di liberarlo temporaneamente dallo spleen che lo assale. Una nuova libertà che ha il sapore di speranza e non più di morte si spalanca sul suo futuro, le possibilità zampillano senza sosta, Antoine è pronto per partire.

Un libro da assimilare lentamente, le riflessioni di Sartre sull’esistenza necessitano di tempo per sedimentarsi. La descrizione dei luoghi, dei dialoghi e degli oggetti posseggono una forza evocativa che mi hanno ricordato le magnifiche, anche se estenuanti, osservazioni sul mondo che Marcel Proust inserisce lungo tutta la sua “Recherche”. La Nausea di Jean-Paul Sartre è un romanzo filosofico denso, complesso, criptico ma allo stesso tempo illuminante. Una lettura che non si fa dimenticare tanto in fretta.

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