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Narrativa

La riunione

Di Vindab
Pubblicato il 14/11/2017

La riunione era convocata per discutere di una questione importante

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La riunione era convocata per discutere di una questione importante. Aveva trovato la lettera nella cassetta della posta. I condomini erano invitati presso l'attico dell'ultimo piano, che era stato appena ristrutturato dopo la morte del vecchio proprietario. Sapeva che il nuovo inquilino era una persona in qualche modo importante nel mondo degli affari e della politica ma non lo aveva mai visto di persona. In realtà nel palazzo non doveva essere simpatico a nessuno. La ristrutturazione dell'attico era durata tre mesi, durante i quali tutti avevano dovuto sopportare i rumori, la polvere e la grossa gru installata nel cortile, che portava via da sola metà dei posti macchina. Per non parlare del continuo andirivieni di sconosciuti, su e giù per le scale. La fine dei lavori era stata una liberazione per tutti.

La lettera invitava i condomini per le sette di sera. Diceva anche che la riunione si sarebbe conclusa con un aperitivo. Era firmata da un certo Avv. seguito da un ghirigoro svolazzante fatto con una stilografica blu, totalmente incomprensibile.

Era stato indeciso a lungo se andare. Non aveva nessuna intenzione di conoscere questo signor Avv. Di solito aveva una naturale diffidenza per gli avvocati. Credeva che non potessero essere persone sincere, per definizione. Altrimenti come avrebbero fatto a difendere un imputato anche quando sapevano per certo che era colpevole. Il nuovo vicino doveva essere uno di quei presuntuosi che si erano arricchiti nel sottobosco della politica. Ma poi una certa curiosità gli aveva fatto venire in mente che forse un salto a bere un aperitivo poteva anche farlo. Sarebbe stata anche l'occasione per conoscere un po' meglio gli altri inquilini del palazzo. Da quando si era trasferito, li aveva incontrati più o meno tutti, nell'ingresso o in ascensore, ma non aveva mai scambiato con loro più di un cortese saluto. Era certamente colpa sua. Non amava le conversazioni. Le trovava di solito superflue, se non in alcuni casi addirittura dannose. Però quella strana comunicazione lo aveva incuriosito, così alle 19.00 prese l'ascensore e salì all'ultimo piano. L'appartamento doveva essere enorme, visto che usava lo stesso spazio che nei piani inferiori era occupato da tre appartamenti. La porta fu aperta da una domestica di colore, poi gli venne incontro quella che secondo lui doveva essere la figlia dell'avvocato, ma che invece si presentò come sua moglie. Era giovane, bella ed elegante, con gambe lunghissime e tacchi a spillo. Lo fece entrare in una grande sala le cui pareti, a sud e a ovest, erano fatte completamente di vetrate, da cui si vedeva lo sfondo delle montagne colorate di rosso e tutta la città che scendeva fino all'ansa del fiume. Non avrebbe mai pensato che da lassù ci fosse una vista del genere. Lui dalla finestra della sala vedeva solo le finestre del palazzo di fronte. Gli altri quattro inquilini erano già lì: il professore di fisica, il titolare della concessionaria all'angolo e sua moglie, la signora grassa del primo piano con un vestito di seta azzurro e le labbra colorate di rosa, con suo marito, un uomo magro con baffetti tagliati sottili. C'era anche la signora dai capelli rossi, bella come sempre, anche se alla luce radente del tramonto si notavano di più le sue rughe, soprattutto agli angoli della bocca e degli occhi. C'erano almeno quattro divani, disposti intorno a un tavolino basso sucuieranoappoggiati dei calici di cristallo di diverse dimensioni e dei tovaglioli colorati. Arrivò il padrone di casa. Salutò tutti con un grande sorriso passandoli in rassegna con lo sguardo e tenendo le braccia larghe, come se le volesse abbracciarli tutti. Era un uomo basso con un grosso ventre e gambe sottili. Indossava una camicia così bianca che sembrava fosforescente e ne metteva in risalto l'abbronzatura. Aveva capelli lunghi tirati dietro le orecchie. Dovevano essere tinti perché dimostrava almeno sessant'anni ma non aveva neppure un capello bianco. 

Il padrone di casa si presentò nella veste di novello sposo e appoggiò il braccio sulle spalle della moglie. Disse che erano appena tornati dal viaggio di nozze e prima di ricominciare il tram tram, disse così, volevano conoscere le persone del palazzo, perché dovevano essere tutti una grande famiglia, soprattutto ora che stava per arrivare qualcuno, e guardò negli occhi la ragazza, che poteva essere sua figlia. Lei sorrise e si toccò istintivamente la pancia. Trovò difficile immaginare che una ragazza così magra potesse partorire un figlio. Tra un sorriso e l'altro l'avvocato introdusse distrattamente il tema della riunione e cioè il problema della sicurezza. Disse che se tutti erano d'accordo, avrebbe fatto installare, a sue spese naturalmente, un sistema di telecamere che avrebbero coperto l'ingresso del portone, i quattro angoli del cortile, l'androne delle scale dove c'erano le cassette della posta, e tutti i pianerottoli. Di questi tempi, disse, bisogna fare molta attenzione. C'è gente strana in giro, gente cattiva. Con un sistema di telecamere e di allarmi, collegato a una società di sicurezza privata, non solo loro (e strinse di nuovo le spalle di sua moglie), ma tutto il palazzo sarebbe stato più sicuro. Poi arrivò la domestica con il vassoio dei salatini e dei minuscoli rustici al formaggio e al salmone. Il padrone di casa prese una bottiglia di prosecco (prosecchino) da un cestello del ghiaccio dove erano in attesa altre due bottiglie. Improvvisamente la riunione si animò. Tutti cominciarono a parlare, bevendo allegramente, mentre il sole calava e le luci si accendevano automaticamente, lentamente, come per compensare il sole che scompariva. Evidentemente tutti gli altri inquilini erano d'accordo sulla faccenda delle telecamere perché nessuno aveva detto niente. Anche lui aveva taciuto e quando l'avvocato, avendo inteso il silenzio come un tacito assenso, che sembrava aver dato per scontato, aveva cambiato discorso, era troppo tardi per parlare. 

Verso le 19.30 l'avvocato disse che si era fatta ora di cena e non voleva trattenerli oltre, li accompagnò gentilmente alla porta, tenendo sempre una mano in fondo alla schiena di sua moglie.

Quando furono nell'ascensore la signora con i capelli rossi disse che effettivamente, con quello che si sentiva in giro, un impianto di sorveglianza, senza spese, sottolineò, l'avrebbe fatta sentire più tranquilla. Tutti gli altri furono d'accordo. Lui ancora una volta non parlò. Scese in silenzio fino al primo piano e tornò nel suo appartamento.

L'avvocato non gli piaceva. Gli era capitato spesso di incrociare nella vita persone simili. La città doveva esserne piena, a giudicare da tutte quelle grosse automobili che costavano come un appartamento. Li trovava arroganti e presuntuosi. Anni prima provava spesso il desiderio di ribellarsi. Qualche volta ci aveva provato e ci aveva sempre perso qualcosa, soprattutto tempo. Anche stasera, avrebbe potuto dire qualcosa. Ma quando la maggioranza delle persone non è d'accordo con te, meglio stare zitti.

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