leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

La scuola di scrittura dell'orrore

Di Luca Ricci
Pubblicato il 20/04/2017

428 Visualizzazioni

Il professor Trozzi stava spiegando che a lui piaceva assegnare subito una prova di scrittura, come una sorta d’esame d’ingresso che mettesse a nudo i corsisti, mostrasse il loro reale livello.

– Così la classe potrà trarne le conseguenze, – concluse Trozzi. – E uno di voi dovrà abbandonare il corso.

I volti dei corsisti sbiancarono, nessuno aveva mai preso in considerazione anche solo l’eventualità di dover abbandonare quel corso di scrittura prima del suo effettivo inizio.

Il professor Trozzi proferì: – La scrittura è spietata ragazzi, se mai qualcuno di voi avesse pensato anche solo lontanamente che la scrittura si può imparare, allora si è sbagliato di grosso. Il talento c’è o non c’è, e questo è tutto.

Proprio in quel momento, quasi a sottolineare la solennità delle parole del professore, un ramo della quercia secolare posizionata al centro del giardino della scuola grattò sulla finestra. Nell’aula il silenzio si fece quasi palpabile, prima che Trozzi scandisse con voce stentorea la traccia della prova scritta: un racconto di 3 cartelle con una trama obbligata, uguale per tutti.

– Ci siamo capiti? Siete pronti?– domandò infine Trozzi, ora con una voce incalzante, quasi sovraeccitata.

Le teste dei corsisti annuirono e subito si chinarono sui rispettivi fogli bianchi per i successivi centoventi minuti.

Trozzi come di consueto ingannò l’attesa osservando dalla finestra i possenti rami della quercia, quel miracolo divino che diceva con chiarezza e precisione una cosa sola, anche e soprattutto riguardo a quel corso di scrittura: non si può cambiare la natura delle cose.

Al termine dei centoventi minuti, gli elaborati vennero letti uno alla volta, ad alta voce. Trozzi– che era una specie d’istituzione nel campo dell’insegnamento della scrittura creativa– sapeva già che la maggior parte della classe avrebbe prodotto un compitino scolastico senza infamia e senza lode. I picchi negativi furono prodotti da tal Novai– il fidanzato di una potente editor che si vantava delle conoscenze che aveva in questa o quella casa editrice –, e tal Spatola – una figlia di papà che all’attivo aveva già un chick–lit, che però lei faceva di tutto per spacciare come un grande romanzo d’amore esistenzialista. Inaspettatamente però quella tornata aveva prodotto anche un testo di valore inconsueto e perfino eccezionale, un racconto breve come Trozzi non ne leggeva da anni, e non solo nell’aula del suo corso, bensì nelle antologie e nelle raccolte che uscivano in libreria. L’autore si chiamava Sebastiano Racca ed era un giovane che durante il momento delle auto–presentazioni aveva fatto scena muta, balbettando che non aveva mai pubblicato niente, e che quel corso era un tentativo di mettere la testa fuori dal guscio.

– Bene benissimo, – disse Trozzi, dopo un lungo sospiro, alla fine della lettura di tutti gli elaborati. – Per me la situazione è fin troppo chiara, ma sarà la classe a decidere chi dovrà abbandonare il corso, chi non è degno di partecipare. Siete pronti?

Le teste ancora una volta annuirono all’unisono, terrorizzate.

– Al mio tre non dovrete fare altro che indicare chi volete che abbandoni quest’aula, senza più la possibilità di rimetterci piede, neanche per sbaglio. Uno… due… tre!

Immediatamente tutti gli indici della classe puntarono la stessa persona: Sebastiano Racca.

Trozzi increspò le labbra in un ghigno indecifrabile: – Racca, per favore, abbandoni subito l’aula.

– Ma io…

– Ha sentito che cosa ho detto? Ci lasci lavorare.

Sebastiano Racca, non senza un evidente stupore, rimise dentro lo zainetto la sua roba, e sparì nel corridoio della scuola.

– Bene ragazzi, – si limitò a dire Trozzi. – La vostra scelta non mi stupisce affatto, e dimostra che siete una classe molto consapevole. Adesso possiamo lavorare con serenità.

Al tramonto, Trozzi uscì in giardino insieme alla sua nuova classe e vide cos’era successo. Assorbiti dalla lezione non si erano neppure accorti del viavai e della sirena dell’ambulanza: il corpo di Sebastiano Racca penzolava ancora dalla quercia.

– Non riusciamo a tirarlo giù,– disse uno dei soccorritori. – Non sappiamo come abbia fatto ad impiccarsi a un ramo così alto.

– Ogni tanto capita anche questo – disse con una punta infinitesimale di dispiacere Trozzi, rivolgendosi soprattutto a Novai e Spatola. – Gli scrittori sono insicuri, sono dubbiosi. Non sono come voi. 

Logo
4352 battute
Condividi
Large ricci 2.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

di Luca Ricci

Ospite Belleville