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Erotico

La strana voglia...

Di YTRA
Pubblicato il 21/11/2017

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L’ uomo è nato cacciatore.

Allora il mio volto era un po’ effeminata, i lineamenti troppo fini per un uomo. Certo le ragazze dicevano che avevo una bella voce, quella sì, sensuale, ma non ero alto e nemmeno avevo un fisico da invidiare. Non ero più furbo degli altri, allora, mi sono sempre chiesto, come ho fatto a scoparmi tante donne?

Ora sono qui, nudo come un verme, su una pianta, dentro un giardino di chissà chi, con l’uccello gonfio e insanguinato, un proiettile nel culo, una macchia grossa come una mela sul collo, ancora mezzo ubriaco a chiedermi che diavolo sia successo.

Sotto vedo un bestione incazzato nero, si agita con un coltello da macellaio, e minaccia di uccidermi.

Bella stronzata, rischio di farmi ammazzare e nemmeno so perché!

1)

Avevo quindici anni quando cominciai con la mia pratica amorosa.

Da tempo il mio arnese si alzava impetuoso all’idea di femmine vogliose.

Un pomeriggio estivo ero annoiato, i miei erano andati in città, io me ne stavo solo a pensare sul mio letto. Avevo caldo, noia e poca voglia di studiare.

Sentì rumore in giardino, mi alzai e guardai dalla finesta.

La signora Loretta, nostra vicina, era piegata in giardino con le natiche al vento. Portava dei sottili fusò blu che le accentuavano le forme e un camicione largo bianco che faceva sporgere ad ogni suo movimento il suo seno prosperoso. Non portava il reggiseno, cosi le sue poppe andavano qua e là.

Cominciai ad eccitarmi, mi calai i calzoni corti e cominciai a lavorarmi l’arnese.

Ma poi perplesso pensai: -Perché tanto spreco? –

Nonostante la voglia di continuare cercai di resistere e ritirai l’arnese nel fodero e decisi di usare le mie risorse in altro modo.

Sapevo che il signor Rizzi, il marito di Loretta non c’era, a quest’ora era sempre al lavoro, mi pareva una pazzia ciò che avevo in testa ma volli tentare. La signora Loretta mi trovava un bel ragazzo, me lo diceva spesso, certo lei aveva quarant’anni e io quindici, mi vedeva ancora come un tenero ragazzetto.

Saltai il muretto che separava le due abitazioni e mi avvicinai a lei.

Signora Loretta, mi scusi – e lei si drizzò di scatto

- Ciao Giorgio, sei venuto ad aiutarmi? –

No signora, ero in garage da mio padre e credo di essermi fatto male, mi è caduto un pezzo pesante sullo stomaco e ora ho tanto male –

Oh diavolo! – e posò la zappa spaventata – e tua madre non c’è ?- Non c’è nessuno signora, ho così male! –

Su coraggio vieni, entriamo in casa – mi disse. Era quello che volevo sentire, mi misi dietro di lei e camminando notai che aveva un piccolo strappo proprio all’incrocio delle natiche e la sua pelle bianca veniva fuori. Sgranai gli occhi, non portava le mutande, cercai di resistere per non venire mentre camminavo.-

Entrammo in salotto, eravamo soli, mi pregò di seguirla in cucina dove aveva un gran divano.

Avrei preferito la camera da letto. Mi fece distendere sul divano e si sedette accanto.

-Dimmi, dove ti fa male ?- Proprio qui signora – le risposi prontamente e indicai l’inguine.- Mi invitò a togliermi la maglietta, speravo non notasse la mia erezione, che oramai era divenuta evidente.

-Non vedo nulla Giorgio – mi disse preoccupata –

-Più in qua signora, più in qua- e indicai più in basso

-Devi toglierti i calzoncini, non vedo nulla cosi –

Non me lo feci ripetere, mi alzai in piedi dinanzi a lei, era seduta e velocemente e volutamente abbassai i calzoni insieme alle mutande. Il mio arnese usci prepotente e teso in tutto il suo splendore.- Wow! Giorgio – disse meravigliata – Non ti facevo così ben sviluppato – Ero paonazzo in viso ma dovevo resistere.

Si avvicinò al mio membro ritto e immobile, con la sua dolce mano affusolata, mi massaggiò sulla pancia e sull’inguine e disse da maliarda:

-E qui che ti fa male ? Va meglio ora ? – Le mie palle stavano per scoppiarle in faccia, la cappella viola uscì prepotente e vidi che un leggero rossore prendeva colore sulle sue guance.

Faceva un caldo afoso ma il mio istinto animale mi diceva che la femmina vicino si stava eccitando.

Con un colpo in avanti mi tesi verso di lei, la mia cappella calda le toccò la guancia sinistra – Mattacchione! – esclamò sorridendo – Cosa vuoi fare eh? – e parlando al mio uccello come ad un bimbo mi diede un baciotto proprio sulla punta. Io emisi un gemito di piacere e chiusi gli occhi sporgendo il collo all’indietro.

Sentì le sue dita accarezzarmi dolcemente la pancia e mi diede un altro bacio sulla cappella, poi un altro. Regnava un silenzio assoluto in quella stanza, solo il rumore delle sue labbra. A quel punto persi la ragione, tesi il mio braccio destro dietro la sua testa, presi con forza la sua chioma nera e la tirai all’indietro violentemente.

Spalancò di riflesso la bocca e con gesto fulmineo le spinsi dentro la mia verga fino in gola. – Sei impazzito Giorgio ! – e sputò fuori l’arnese – e se arriva mio marito ?- sbraitò spaventata. Si alzò di scatto indignata e si allontanò vicino ai fornelli dandomi le spalle e dicendomi: - Rivestiti subito e vattene, cercherò di dimenticare cosa è successo qui oggi – Calò nuovamente il silenzio e fu uno grave errore per lei darmi le spalle in quel momento. Avevo solo quindici anni ma ero già abbastanza forte da domare una femmina.

Mi avvicinai lentamente come una pantera sulla sua preda, avevo lasciato mutante e calzoni sul divano, mi misi dietro di lei, con un colpo fulmineo la piegai a novanta sul lavello, con l’altra mano le squarciai il pantaloni e le piantai il pisello nel culo.

Piantò un urlo e cercò subito di fare resistenza - Cosa fai Giorgio, sei un porco! Lasciami non farlo! – ma dopo breve cominciò ad ansimare, le sue natiche si rilasciarono e il mio membro lubrificato cominciò a scorrere bene. Pareva una cagnetta in calore: cominciò a urlare di piacere e fu una fortuna che quel pomeriggio non ci fosse in giro nessuno. Da quel giorno, quando vedevo Loretta in giardino le urlavo:

-Signora Loretta, vuole una mano ?-

-Sì da bravo Giorgio, vieni ad aiutarmi! – quello era il segnale.

Correvo da lei e me la montavo dappertutto, in cantina, in garage, in cucina, e in tutte le camere.

Durò parecchio questa pratica, poi presi la mia strada nella ricerca di altre femmine. 

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