leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Recensioni

Trilogia della città di K, di Agota Kristof

Di Montese Crandall
Pubblicato il 13/08/2017

Recensione "Trilogia della città di K", di Agota Kristof

15 Visualizzazioni
4 Voti

Trilogia della città di K

Agota Kristof

Traduttori: 

Armando Marchi (Il grande quaderno)
Virginia Ripa di Meana (La prova)
Giovanni Bogliolo (La terza menzogna)

Editore: Einaudi

Collana: Super ET


Trilogia della città di K è un romanzo, ma sono tre: Il grande quaderno, La prova, La terza menzogna.

Comincia che ci sono due gemelli e una madre. C’è la guerra, e anche se non si nomina mai un luogo, un esercito, un paese, sappiamo di essere in Ungheria durante la seconda guerra mondiale.

La Madre molla i Gemelli - che si chiamano Claus e Lucas, ma lo scopriremo dopo - dalla sua, di madre; anche se la odia, anche se tutto vorrebbe meno che lasciarli lì. Ma c’è la guerra, e questa è la guerra.

I Gemelli sono così gemelli che parlano e si muovono come fossero uno. Sono loro a raccontare, in prima persona (plurale), della vita a casa della Nonna zozza, della vita nel paese senza nome; la voce è la loro, che ogni giorno scrivono su un quaderno (il Grande Quaderno) tutto ciò che accade.

La mattina, prima dell’alba, vediamo Nonna uscire di casa. "Se ne va al mercato, spingendo la carriola; la cinghia, passata attorno al suo collo secco, le fa abbassare la testa. Barcolla sotto il peso. Le gobbe e le pietre del sentiero le fanno perdere l’equilibrio, ma lei cammina con i piedi all’indentro come le anatre. Cammina verso la città fino al mercato, senza fermarsi, senza aver posato la carriola una volta sola."

E ciò che accade è estremo, grottesco, irreale.

I Gemelli, gemelli, si insultano e si picchiano e si impongono il digiuno, per imparare a sopportare tutto.

La Nonna, strega, è vedova perché ha avvelenato il marito. O così dicono in paese.

La Vicina, cieca, passa le giornate immobile su uno sgabello in giardino, finché sua figlia non la riporta in casa.

La Figlia della vicina, LabbroLeporino, succhia le mammelle delle capre (per il latte) e il sesso di chiunque capiti (per una carezza).

La Nonna (ancora lei) coltiva e alleva e si vende tutto quanto al mercato, pure i vestiti che la Madre manda ai Gemelli.

I Gemelli (ancora loro), ora abituati a subire, si addestrano a rubare, a ricattare, a fare male, a uccidere.

Irreale? È la guerra. È la guerra che non dovrebbe essere reale.

I Gemelli si separano: uno supera il confine, l’altro resta. Inizia La Prova, il secondo romanzo, e Lucas è solo: Claus, l'altro gemello, non c'è.

La storia è raccontata in terza persona e si complica anziché chiarirsi, si annoda. Mentre seguiamo Lucas nella sua vita da adulto nell'Ungheria comunista, riscriviamo quella dei Gemelli, appena finita e ancora lì, in testa. I Gemelli non erano gemelli, non c'erano gemelli, e Lucas è schizofrenico (o almeno lo era), e tutte le storie atroci del Grande Quaderno erano frutto della fantasia distorta di un bambino disturbato. E per un attimo tu che leggi provi sollievo, tu che a quelle cose terribili della guerra non volevi crederci.

Ma arriva una nuova ondata d’orrore e di scheletri nell’armadio (ci sono davvero) e, soprattutto, arriva La Terza Menzogna.

Tutto è riscritto, di nuovo.

In prima persona (singolare).

Parla Claus (che ora è Klaus).

Lucas non c’è.

Lucas torna!

Dunque ci sono due fratelli!

Ma no, no.

Klaus e Lucas non sono fratelli, figuriamoci gemelli.

Alla fine resta la guerra, così mostruosa che non ci puoi (vuoi) credere. E resti tu, tu che leggi, tu che ti chiedi, fino all’ultima pagina e ancora dopo, quale delle storie sia vera.

Nessuna lo è.

Tutte lo sono.


P.S.

Per chi, come me, lecca la farina: la Kristof dissemina i romanzi di consigli per noi poveretti:

Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe, è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti.

(...) cerco di scrivere delle storie vere, ma, a un certo punto, la storia diventa insopportabile proprio per la sua verità e allora sono costretto a cambiarla.

E quando avrai troppa pena, troppo dolore, e se non ne vuoi parlare con nessuno, scrivi. Ti aiuterà.

E a chi, come me, dopo aver letto la trilogia fosse preso dallo sconforto e dalla vergogna di avere anche solo pensato di poter scrivere, dedico questo passaggio:

Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza mai passare traccia.

Logo
4410 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (4 voti)
Esordiente
4
Scrittore
0
Autore
0
Ospite Belleville
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large default

Annetta ha votato il racconto

Esordiente
Large default

giuliavil ha votato il racconto

Esordiente
Editor
Large 217245 108064892611657 1678963 n.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Michele Pagliara ha votato il racconto

Scrittore
Large large australia.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Paolo Fiorito ha votato il racconto

Esordiente
Large default

di Montese Crandall

Esordiente