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Saggi

La volontaria sospensione dell'incredulità

Pubblicato il 11/12/2017

La Letteratura come portatrice di molteplicità esistenziali

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Il patto narrativo rappresenta il tacito accordo che avviene fra il lettore e l'autore di un'opera narrativa. Questo “patto” sancisce le regole e le logiche dentro cui il lettore dovrà immergersi, sospendendo volontariamente la sensazione d'incredulità non appena gli capiti di assistere a dialoghi o eventi che non avrebbero ragione di esistere nella realtà esperita quotidianamente. Lo scrittore, per ridurre al minimo l'istinto d'incredulità nel lettore, deve possedere la capacità di assemblare un universo narrativo armato di una coerenza interna talmente minuziosa da far dimenticare, in chi legge, l'effettiva inesistenza dei luoghi, personaggi ed eventi presenti nel testo. In questo modo il lettore acquisterà la fiducia necessaria per lasciarsi immergere interamente nella fruizione artistica, sospendendo per brevi attimi la facoltà critica adoperata giornalmente nel giudicare l'ambiente oggettivo nel quale vive. Per questo motivo, ad esempio, nessuno si sorprenderebbe della comparsa di un drago all'interno della narrazione tolkieniana, poiché l'autore si è impegnato a fissare delle condizioni logiche tali da non suscitare riluttanza verso l'entrata in scena di una creatura simile. Mentre leggiamo l'intero legendarium perdiamo il contatto con la realtà perché incontriamo un mondo (La Terra di Mezzo) che, per quanto assurdo possa apparire, possiede una coerenza di natura simile al mondo vissuto quotidianamente da tutti noi.

Eco racconta come gli ci vollero anni per plasmare un universo in grado di ospitare le vicende de Il Nome della Rosa e per rendere il più credibile possibile un XIV secolo di cui lui non deteneva conoscenze approfondite. Nel suo romanzo ogni tassello s'incastra perfettamente nel mosaico medievale da lui creato, lasciandoci il lusso finzionale di credere alla veridicità del manoscritto redatto dall'abate Vellet.

Per quale ragione decidiamo intenzionalmente di affidarci ad un mondo creato ad hoc da una persona che non conosciamo o che non conosceremo mai, capace il più delle volte di scuoterci dalla rigida postura con cui abitualmente osserviamo la realtà? Penso che tutto questo rappresenti un bisogno umano strettamente correlato alla consapevolezza della limitata possibilità esistenziale che ognuno ha il permesso di vivere. Il ventaglio di scelte possibili da intraprendere non sono infinite, non si può essere o diventare quello che si vuole, esistono limiti intrinseci in ogni corpo che nasce con determinate condizioni biologiche, storiche e geografiche. Ma comunque, il numero di possibilità risulta abbastanza elevato da essere percepito come senza fine. Ogni azione che scegliamo di attuare elimina necessariamente l'intero corpus di opportunità esistenti, lasciandoci quindi la concretezza dell'unica scelta da noi selezionata, rimandandoci a sua volta ad altrettante possibilità del tutto imprevedibili. In questo senso, la Letteratura strizza un occhio, permettendoci di barare e ignorare i limiti congiunti all'umana condizione. L'invenzione letteraria spalanca l'accesso alle innumerevoli possibilità di esistenza non avvenute o che non avverranno mai, alle infinite alternative d'esistenza di una società intera o di noi stessi. La Letteratura scardina l'inamovibile punto di vista assunto necessariamente dalle scelte compiute in passato, creando un ampio spazio di respiro verso lo straordinario, l'inaudito. Non a caso, ogni assetto politico di stampo totalitario combatte in primis qualunque testo si permetta di immaginare un mondo antitetico da quello vigente. Il timore che un'alternativa si insinui nella mente del cittadino obnubilato costituisce il più urgente dei pericoli per un assolutismo politico o religioso che sia. Un popolo abituato a leggere non sarà mai in grado di piegarsi ad una concezione ritenuta come la sola capace di contenere la vastità esistenziale che ognuno incarna. Con la Letteratura scegliamo di sospendere l'incredulità per proiettarci nell'immaginario dell'impossibile, ma con la consapevolezza di foggiare un ancora possibile, sottolineando l'importanza di considerare con egual diritto la concretezza esistenziale dei mondi narrativi, poiché capaci di valere non poco sul convenzionale svolgimento degli eventi presenti nel mondo “reale”, influenzandone le dinamiche e sconvolgendone l'assetto.

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anna siccardi ha votato il racconto

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Kadermaria Aly ha votato il racconto

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Phi ha votato il racconto

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di Emanuele SZ

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