leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Noir

La preda perfetta

Di Zeta Reader
Pubblicato il 18/11/2017

Marzia Dorniani, la famosa scrittrice, è stata scippata vicino al Teatro dellʼOpera

8 Visualizzazioni
3 Voti

La camionetta della polizia sosta sul retro del palazzo, al solito. Una berlina, sempre delle forze dellʼordine, gli parcheggia di fianco.

Fabiana evita di guardarla, passa il badge e varca lʼentrata dellʼufficio a testa bassa. Piumino, stivali, ombrello pieghevole che sgocciola. Lo lascia ai piedi dellʼattaccapanni, manda indietro il cappuccio e scopre la testa.

Un collega la avvicina al distributore di bevande.

«Hai sentito?»

La notizia è che Marzia Dorniani, la famosa scrittrice, è stata scippata vicino al Teatro dellʼOpera. Stava camminando allʼimbrunire quando un motorino lʼha presa di punta.

«È caduta e lʼhanno ricoverata. Sui giornali dicono sia messa male.»

Mi dispiace, pensa Fabiana.

La Dorniani però è così vecchia che poteva farsi male anche solo sollevando uno dei suoi tomi da millleccento pagine, aggiunge tra sé e sé.

«Che poi, Fabià, non è la stessa strada che fai te per tornare a casa?»


Lo è.

Guarda caso, anche lei è stata aggredita.

Pochi giorni prima, davanti a una delle osterie più famose della città.

Fabiana non la associa più a pajata e coda alla vaccinara, le si è rovinato lʼappetito. Mastica pane nero tre volte al giorno e per dormire prende dieci gocce di Xanax.

Ricordava che alle diciannove la strada era illuminata dai lampioni, dalle vetrine, dal traffico. Camminava sul marciapiede e imbacuccata tra cappotto, sciarpa e cappello ascoltava la radio. Teneva gli avanzi del pranzo a destra e la borsa dallʼaltra parte quando da dietro un platano è sbucato un motorino. Si è avvicinato da davanti, ha agganciato il suo braccio sinistro e la borsa le è scivolata fino al polso. Eh no, non te la lascio prendere. Fabiana ha tirato verso di sé e un manico ha ceduto; lʼaltro si è scucito a metà. Il motorino aveva già mangiato diversi metri dʼasfalto e il borseggiatore rischiava di cadere. Così, ha mollato la presa ed è sgasato via.

Fabiana è rimasta in mezzo al marciapiede, ruotata di centottanta gradi, la borsa stretta al petto come un neonato. Eh, non glielʼho lasciata prendere. Ha ricominciato a camminare verso casa con andatura stentata, le ginocchia tremanti, la borsa stretta al petto come un neonato che aveva tratto in salvo.

Nessuno aveva visto, nessuno aveva soccorso.

A distanza di giorni cresceva la sensazione che chiunque avrebbe potuto assalirla, in qualsiasi momento.

Inoltre, un livido a forma di Germania le macchiava di viola il braccio.


«A volte passo lì - dice Fabiana al collega - Altre volte taglio per il Ghetto.»

Il Capo si avvicina, di solito non si unisce mai a loro per il rito del caffè liofilizzato.

«Racchetti, ho visto che ieri sera hai lavorato fino a tardi. Avrei bisogno di parlarti, vieni di sopra.»

Preleva il macchiato e va via, senza zucchero e senza convenevoli.

Il collega sdrammatizza.

«Sei stata chiamata a rapporto. Mi raccomando, non tralasciare nessun dettaglio.»


«Mi raccomando, non tralasci nessun dettaglio.»

La voce dallʼaltro lato della comunicazione era calma, parlava con lʼaccento locale e le pause lasciavano intendere che stesse mangiando.

Dopo lo scippo Fabiana era rientrata a casa e aveva svuotato il contenuto della borsa. Cʼera tutto: portafogli, chiavi, badge, agenda, abbonamento Metrebus e un blister di Buscofen. Una tachipirina, due caramelle e un assorbente. Una noce di argan, ricordo di una vacanza. Un post-it con la lista della spesa. Fazzoletti di carta, una penna e un solo orecchino blu: il gemello era andato perso durante una lezione di tango - o di yoga?

«Devi denunciare» aveva insistito sua sorella.

Allora aveva chiamato.

«Vorrei denunciare un tentativo di scippo.»

«Mi fornisca le sue generalità» disse la voce calma.

Cognome, nome, codice fiscale e indirizzo. Si sentiva schedata, lei che invece era la vittima del reato. In seguito aveva raccontato del motorino, della borsa, dello strappo.

«Quindi lo scippo non cʼè stato?»

«Come non cʼè stato?»

«Lei la borsa ce lʼha ancora?»

«Sì, ma volevano portarmela via con la violenza!»

«Capisco. Ha visto chi guidava il motorino? Lo saprebbe riconoscere?»

«No, portava un casco integrale.»

«Quindi vorrebbe fare una denuncia contro ignoti per un tentato scippo.»

La definizione pareva calzante.

«Facciamola, ma se posso darle un consiglio la prossima volta lasci la borsa. Questo tipo di denuncia non verrà mai presa in considerazione a meno che lei sia una persona influente o parente di una persona influente.»

Fabiana rimase con le parole in gola. Cosa avrebbe dovuto fare di più?

«Ha rischiato di essere trascinata dal motorino, inoltre. Sarebbe stata una brutta situazione.»

Chi mi ha aggredita ha visto una donna sola, stanca, ben vestita e con due sporte. Avevo gli auricolari, ero vulnerabile e distratta: la preda perfetta. Non volevo esserlo e allora ho tirato. Io non sono una preda e la borsa non glielʼho lasciata, dannazione.

«È stata una brutta situazione lo stesso.»

«Eh, sapesse quante ne capitano. Certo, non nel suo quartiere. Davanti a quel ristorante, poi! Davvero buono, pensi che ogni giorno a pranzo ci sono almeno due o tre dei miei colleghi.»

A mangiare la pajata coccolati dallʼoste. Non cʼerano quando sono passata io. Anche tu, adesso dovresti stare in strada a pattugliare. Che diamine fai lì seduto a ingozzarti?


«Sarebbe dovuta essere già a casa, cosa ci faceva vicino al teatro dellʼOpera?»

Da quando è entrata nel suo ufficio, il Capo sta zitto e si guarda la punta delle Todʼs con aria sconfitta. È deluso da me, pensa Fabiana.

Due agenti della polizia conducono lʼinterrogatorio.

«Lʼhanno vista rubare il motorino, aggredire la signora Dorniani e fuggire verso il fiume. Ha abbandonato il mezzo ed è scappata lanciando la refurtiva oltre lʼargine.»

Fabiana li guarda, sorride. Ricorda che subito dopo le era venuta una matta voglia di pasta alla carbonara.

«La vittima è stata trascinata per metri, è ricoverata in terapie intensiva. Potrebbe incorrere in una denuncia molto pesante, signorina.»

Una denuncia contro noti per compiuto scippo?

«Dobbiamo portarla in centrale.»

«Davanti alla centrale già ci sono due giornalisti» dice lʼaltro agente leggendo un messaggio sul cellulare.

«Allora sbrighiamoci prima che ne arrivino altri. Questa bravata avrà delle conseguenze.»

Sollevano Fabiana per le braccia, il livido ancora le provoca dolore. Ogni bravata ha delle conseguenze, e tutte ricadono su di me pensa.

Il Capo sta per dire qualcosa. Tentenna, la fissa, poi perde la calma.

«Cosa ti è saltato in mente, perché lʼhai fatto?»

Fabiana si morde un labbro.

Non sono una preda, si ripete.

Tuttavia, quando guarda le divise, le parole che le escono dalla bocca sono altre.

«Dovevo rovinargli lʼappetito.»

Logo
6662 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (3 voti)
Esordiente
3
Scrittore
0
Autore
0
Ospite Belleville
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large img 1218.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Hollyy ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Malbet ha votato il racconto

Esordiente
Large thumb dsc 0032 1024.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Nuts ha votato il racconto

Esordiente
Editor
Large 8star.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

di Zeta Reader

Esordiente
Editor