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Storico

NURAGICO (2.)

Di Pietrino Sechi - Editato da Nuragich Editor
Pubblicato il 07/06/2017

Nuragico è un racconto di fantasia ambientato al tempo della conquista della Sardegna da parte dei romani. Il racconto è descritto da uno scrivano della tribù comunemente chiamata dei Sardi, la cronaca del quale è rivolta al comandante di legione Tiberio Gracco.

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Alla Sacra e Avgvstea Res Pvblica

Senato del popolo di Roma:

Possano il potere, la gloria e la premurosità di Giove, Giunone e Minerva essere con voi per eterno, per volere degli dei e delle terre da noi dominate e civilizzate di Sabinia, di Picentia, di Frentania, del Samnium, del Latium, di Umbrian, di Etruria, Venetia, di Iapygia e Messapia, della Magna Graecia, delle isole e le terre del Mare Nostrum Mediterraneus, et cetera.

Favorevolissimo e Felicissimo Senato: da questa nuova Provincia Sardiniae, nuova isola del dominio della Res Publica Romana, in questo giorno terzo delle Calende di Maius, nell’anno cinquecentoquindicesimo dalla fondazione della nostra romulea città, saluti.

Non più di venti tonde lune sono passate, quando me medesimo, fedele servitore del senato e della volontà divina, ho assunto questa onorevole carica di governatore della Nuova Provincia Sardiniae, tutore dei barbari, magistrato della augustea Res Publica. Dieci mesi sono trascorsi dall’arrivo delle mie navi in queste terre, estenuanti fatiche abbiamo qui vissuto, e combattimenti furiosi per domare questi ostili selvaggi indigeni ci aspettavano. In equilibrio con il mandato da me ricevuto dalla grazia del nostro Senato di Roma, io e i miei fedeli legati ci siamo impegnati con solerzia per contenere i selvaggi comportamenti di questi indigeni e parimenti di cercare gli individui più spiritualmente istruiti al fine di scoprire tutto il possibile su questo sciagurato popolo. Lungi dall’essere facile e rapido il nostro compito, i nostri insegnamenti non sembrano inculcarsi nella mente di questa trogloditica razza. Il mondo intero deve sottomettersi, ubbidire e servire Roma!

Tra i nostri mercanti e i nostri soldati esiste un detto, preesistente dal nostro arrivo in questa terra:

“ Attraverso le natiche delle loro bestie allevate ascoltano i mastrucati”.

Altrettanto, ci riserviamo di tenere presente che questi miserabili schiavi – o Sardi, come loro si definiscono, sono del tutto inferiori su tutti noi romani e su tutto il genere umano, nella pochezza loro, non meritano tolleranza e indulgenza nostra. Già i nostri mercanti di schiavi ci informano che il loro costo al mercato è il più basso presente su tutti gli altri schiavi venduti.

Vostra Eccellenza Grandioso Senato, queste genti ripudiano la nostra triade divina di Giove, di Giunone e di Minerva e di tutte le nostre divinità, ancora edificano pesanti monoliti in pietra e lì venerano strane creature mostruose e immonde. Tutti i nostri sudditi, per imponenza divina devono ubbidire alle nostre divinità, ma questi individui Miei Signori Senatori, si ostinano pietosamente ancora nelle loro stramberie rituali, nelle loro cerimonie infami, molti nostri sudditi sostengono che in molti sono solerti ad accoppiarsi con le bestie dei loro greggi. Oltre ad occuparci di molteplici altre questioni religiose e civili, abbiamo tentato di soddisfare la personale Vostra richiesta rivoltaci dall’Eccellentissimo Nostro Senato: di predisporre al più presto un resoconto sulla situazione di questa terra incognita, sulle consuetudini di vita dei suoi abitanti, i costumi e le cerimonie in precedenza esistenti in questo paese arretrato.

Pur tuttavia, siamo riusciti a trovare in uno dei villaggi distrutti, un anziano barbaro del luogo ( dell’età di circa sessantanove anni) in grado di fornirci il racconto come da voi ordinato nella missiva. Egli, questo Sardo, rifiuta ogni appellativo nostro impostogli, possiede un alto grado di intelligenza e sa esprimersi con efficacia chiarezza, ha quell’istruzione precedentemente consentita in questi luoghi, ed è stato ai suoi tempi, scrivano di quella che passa per scrittura tra queste genti.

Il barbaro dichiara di essere stato molte cose nella sua terrena esistenza, numerose occupazioni dice di aver svolto all’interno della sua comunità, oltre a quella di scrivano è stato: guerriero-arciere, mercante girovago, servo, persino una sorta di ambasciatore durante gli ultimi governanti della sua stirpe.

L’anziano si è dimostrato disponibile nel raccontarci la sua esistenza e quella del suo popolo dai tempi più remoti e pertanto l’abbiamo invitato a prendere posto nella tenda degli scrivani. Insieme al giovane interprete altri quattro nostri legati sono laboriosamente intenti a vergare le parole che cadono di bocca del barbaro, da quando hanno iniziato non hanno perduto uno solo dei termini dell’anziano rammentatore. Ma questo zozzo barbaro, Vostre Eccellenze Senatori Romani, si dimostra contrariato ed ostile alle nostre domande e di volta in volta riversa parole di disprezzo, corrosive e ripugnanti verso di noi. Sin dal primo momento in cui ha aperto bocca il Sardo ha manifestato assenza di rispetto verso le istituzioni romane e verso le cariche nostre da Voi accordateci per questa missione. Tale comportamento da parte del selvaggio costituisce un’indegna offesa verso la magnificenza del Senato di Roma e verso tutte le nostre divinità che quotidianamente sovrintendono il nostro operato. La benevolenza, l’affettuosità e la magnificenza della Res Publica nota a tutti i barbari sudditi di Roma, possa non disgustarsi con queste righe che io e i miei scrivani da me sottoposti abbiamo redatto con grande obbligo morale verso Giove e tutte le divinità di Roma in primo luogo. Siamo desiderosi di attenerci alla missiva da Voi speditaci e con grande fedeltà e solerzia verso il Senato Nostro, inviamo voi un rapporto veridico su tutto ciò che si merita di conoscere di questo paese. Molti di voi diranno che questi barbari sono creature spregevoli e immonde, nelle quali è difficile trovare sia pur un minimo di umanità; creature che parlano una lingua a noi incomprensibile, che non hanno mai avuto leggi scritte, ma soltanto selvagge tradizioni e costumanze. La loro religione è dedita ancora ai sacrifici più cruenti e feroci, i loro comportamenti sono spesso di lussuria carnale e fino a non molti tempi addietro, hanno massacrato e sacrificato i loro stessi simili in nome di una sudicia religione bastarda. Nonostante il comportamento riprovevole e arrogante di questo vecchio selvaggio, il suo continuo narrare fluidamente la storia delle sue genti costituisce per noi un rapporto degno di nota e edificante. Ancor di più però, ci auguriamo di credere che il Nostro Senato Magnifico, possa non rimanere indignato dagli sprezzanti ed erosivi farfugliamenti di questo tracotante individuo di una razza meschina ora  da Noi sottomessa. Ci fermiamo ora qui, a queste pagine incluse del resoconto della cronaca dell’anziano selvaggio, augurandoci qui in questa terra dimenticata, il ben volere di tutti i nostri dei, che proteggano sempre la sacra Res Publica di Roma Invincibile.

Possano Giove, Giunone e Minerva preservare sempre la città di Roma, per innumerevoli anni e tempi gloriosi.

Sempre fedele al Senato del Popolo di Roma,

Console Tiberius Sempronius Graccus

Governatore della Provincia Sardiniae

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eosphoros ha votato il racconto

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K.C. ha votato il racconto

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Paola Martinatto Maritano ha votato il racconto

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di Pietrino Sechi

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