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Romance

Pancake day

Di Zeta Reader - Editato da Ti_Maddog
Pubblicato il 24/09/2017

Puoi perdere un treno, ma non due. Forse.

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Maria aveva perso il treno per un soffio e il successivo sarebbe passato dopo unʼora. Sommata a venti minuti di taxi, tre ore di treno ad alta velocità, due di volo e una di bus facevano unʼeternità. Era sporca, stanca e nervosa: non era mai stato così complicato tornare a casa. Seduta al binario 2, aveva estratto dalla tasca il groviglio degli auricolari. Odiava Milano e ne aveva abbastanza di stazioni, bagagli, attese e nodi.

Da anni girava lʼEuropa per studio e lavoro. Lʼultima destinazione temporanea era stata una cittadina francese. Terminato il Dottorato aveva vinto una borsa di studio ed era stata invitata a unirsi a un gruppo di ricerca. Si diceva invitata ma in realtà pagava tutto lei: aereo, treno, casa, bollette e spese varie. Si diceva invitata perché c'era un Professeur che lʼaveva accolta e con cui faceva delle lunghe chiacchierate davanti a cafè au lait e pain au chocolat. Allo scadere della borsa di studio lo stesso Professeur le ha comunicato che i soldi erano finiti. Poteva restare, ma senza fondi. Poteva anche continuare la ricerca altrove, a patto di tenere aggiornato il gruppo francese. Maria, dopo tre notti insonni e due confezioni di caramelle al burro salato, aveva deciso di tornare in Italia, a casa, a Treviso.

Quattro file di binari più in là un uomo rollava una sigaretta. Completo scuro, viso pulito, cappello di lana biancoverde. Maria lʼha riconosciuto subito e ha sussurrato il suo nome - Tommaso - abbassando lo sguardo sulla punta delle scarpe per nascondersi e gustare quel ricordo di due anni prima, quando avevano passato insieme un Martedì Grasso fenomenale.


Quella sera eravamo a cena da Michela, mia compagna d’università e fidanzata di un suo amico. Tommaso è entrato in cucina quando ero già sola.

- Michi ha voluto per forza fare i pancakes - ho sbuffato sciacquando un coperchio.

- Eppoi ti ha lasciato le pentole sporche.

Tommaso si stava trasferendo a Milano per lavoro e io avevo lasciato Padova per tornare a stare dai miei. La proposta di Michi di festeggiare il Martedì Grasso insieme ad altri amici ci era parsa una buona idea, se entrambi eravamo lì; forse avevamo bisogno di una serata leggera, per fermare la vita che vorticava frenetica verso il cambiamento.

Mentre mi lavavo le mani Tommaso aveva lanciato unʼocchiata alla tv. Una dottoressa stava analizzando una radiografia ma veniva distratta dal cellulare.

- Quella ti somiglia.

- Chi?

- Lʼattrice. La forma del viso, i capelli.

- Ma no…

Poi la dottoressa in tv è uscita di corsa, prima dalla stanza e poi dall'ospedale. Un uomo la stava aspettando nel parcheggio.

- Lui è vestito come te - ho notato.

- Jeans e giaccone non fanno una somiglianza.

- Guarda, ha anche il cappello di lana come te.

- Vero, ma il suo non è della Benetton.

Il suo zuccotto storico, biancoverde con un leone rampante e una palla da rugby. Non se ne separava mai e nonostante quellʼaccessorio ridicolo mi era sempre parso bello.

In tv la dottoressa e lʼuomo discutevano animatamente. Poi i due profili si sono avvicinati, congiunti e sovrapposti in un bacio. Lei ha aperto gli occhi quando le punte dei loro nasi, arretrando, si sono sfiorate. Ha sussurrato qualcosa poi ha di nuovo annullato la distanza tra le labbra.

- Ora ci somigliano ancora meno - continuai imbarazzata, ravviando una ciocca di capelli.

- Tu dici? - aveva replicato sorprendendomi con unʼespressione nuova.

Così era iniziato quel Martedì Grasso fenomenale. Abbiamo cenato, brindato, chiacchierato e a fine serata siamo andati via insieme. Sarebbe stato perfetto senza quella scusa, scritta allʼalba su un tovagliolo sporco di sciroppo dʼacero: «i pancakes che sono rimasti per colazione, li mangiamo unʼaltra volta?»

Che idiozia, mi sono detta nellʼattimo in cui, quattro binari più in là, mi sono accorta che quell'uomo continuava a guardarmi.


È proprio lei, è Maria. Non la vedo da quella volta dei pancakes; fortuna che siamo lontani, non avrei saputo che dirle. Ricordo davvero poco di quella sera. Prima di cena sono passato in cucina a prendere le birre e lʼho trovata lì che lavava le pentole. La conoscevo da boh, qualche anno, e adesso che era lʼamica d’università di Michi, la ragazza di Alberto, uscivamo spesso in gruppo. Abitava a Padova, beveva solo Menabrea e avrebbe voluto rinascere Brienne di Tart, la soldatessa bionda e massiccia del Trono di Spade. Lei non è né bionda né massiccia, Maria ha gli occhi marroni e tanti capelli, scuri anche quelli.

Era febbraio e avevo appena iniziato il praticantato a Milano, dove a giorni mi sarei trasferito. Lei invece stava tornando a Treviso dopo il centodiecielode, così aveva detto Michi. Lei, che mi dice tutto di tutti, mi aveva confidato che piacevo a Maria, e forse per questo quella sera, soli in cucina, ho cercato uno spunto di conversazione.

Alla tv davano un telefilm sui medici così ho detto qualche cretinata su quello, mascherando un complimento dentro una frase stupida. Lʼho visto, il suo imbarazzo, e ho capito che le piacevo davvero quando lei ha buttato là qualcosa di più esplicito, quello che ho interpretato come una sorta d’invito, anzi una sfida a seguire l’esempio dei protagonisti di quel telefilm, che si stavano baciando.

Durante la cena abbiamo fatto finta di niente e chiacchierato come se nulla fosse accaduto, ma una volta al parcheggio:

- Sai di birra - ha commentato.

- Ovvio, di che dovrei sapere?

- No, è che avrei voglia di berne una.

- Non hai bevuto tutta la sera e adesso vuoi una birra?

- Non ho bevuto alcolici perché avevo paura di dire cose strane.

- Per una birra? Be’, ho bevuto io le tue, non sono andate sprecate.

Oltre lʼalcol cʼeravamo fatti anche dellʼaltro. Forse per questo faticavo a ragionare, forse per questo lʼho portata da me, insieme a otto frittelle avanzate dalla cena, o forse no. Di certo è stato quellʼ«altro» a darle l’audacia di mostrarmi la spada che ha tatuata sul fianco sinistro.

- È una daga - ha specificato incrociando gli indici a forma di croce - Viene usata in matematica per indicare un operatore aggiunto. E in duello per ferire il nemico.

Il giorno seguente mi sono alzato a pezzi, con la testa che scoppiava e una gran sete. Ho trovato mezzo letto freddo, i miei vestiti ordinatamente ripiegati su una sedia e in cucina la bottiglia dʼacqua semivuota a fermare un tovagliolo appiccicoso con su scritto «i pancakes che sono rimasti per colazione, li mangiamo unʼaltra volta?».

Da quel giorno non lʼho più vista né cercata, e adesso è seduta a quel binario là. Alzo le mani al petto e spinto da uno stupido impulso incrocio gli indici.

Prima che possano formare una croce, una fila di vagoni inizia a sfilare tra noi.

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