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Avventura

Paure, deliri e il grande tour italico - Capitolo I

Pubblicato il 21/08/2017

On the road a capitoli dallo spirito marcatamente Gonzo

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Quando il mio amico Francesco - agli amici noto come “il Professorissimo” - partì per un viaggio che avrebbe significato l'attraversamento della penisola italica in auto nel periodo natalizio dell'anno del Signore 2016, pensai che un'occasione del genere per poter abbracciare lo stile gonzo ed offrire una sana, delirante e personalissima visione del mondo on the road non mi sarebbe mai più capitata.

Era tardi però, un periodo piuttosto stressante condito di studio e pensieri, e non volevo mandare in fumo quanto fatto fino a quel momento. Perciò si giunse ad un accordo: qualora il Professorissimo fosse partito anche nel periodo pasquale, io e la mia carcassa ci saremmo accollati un esperimento sociologico lungo le tanto temute autostrade italiane.

Francesco ha sessant'anni e l'animo di un bambino, è di parola, fin troppo, si prende troppo sul serio alle volte e non lo fa affatto quando gli conviene. Ed è logorroico. Logorroico all'inverosimile. È anche intelligente e testardo ed ha una peculiarità più unica che rara: è affetto da una narcolessia che può essere evocata a suo piacimento, tanto da riuscire ad addormentarsi anche in piedi o con gli arti protesi. Ribattezzai simpaticamente e in maniera azzeccata il suo problema “anarco-lessia”, visto che lui si definisce anarchico, senza dio, senza patria, senza famiglia. L'anarco-lessia inoltre è di semplice evocazione: gli basta decidere di dormire per farlo. Non presta interesse a chi gli sta intorno o al luogo in cui si trova, riesce a cadere in uno stato catatonico temporaneo dal quale può decidere di ridestarsi quando più gli aggrada.

Un dono, se volete.

Immaginate di potervi addormentare a comando e risvegliarvi quando vi fa comodo. Ecco, lui può. 

Non secondario il suo status di artista, ceramista, scultore, disegnatore d'altissimo rango, è orgoglioso della sua posizione ma pentito di non aver fatto di più. La sua compagnia mi aggrada, avrei scoperto poi per un tempo limitato, ma piacevolissimo.

Si decide il programma. Dopo una partenza rimandata di un giorno, 20 punti subiti da Francesco alla coscia a causa del suo masochismo (e di una smerigliatrice col disco per il legno troppo vivace che disegnò un'enorme vagina sul suo quadricipite), un pieno e una fermata da amici, eravamo pronti a partire.

Io, un disilluso venticinquenne esaurito dall'eccesso di studio e dall'ansia degli ultimi esami, e Francesco, un vecchio pazzo furioso e logorroico che ero sicuro mi avrebbe offerto momenti memorabili.

Concordammo di partire di notte: strade libere, musica d'autore e chiacchiere fino all'esaurimento. Avevamo concordato anche di non fumare, una mente fresca dura di più, e sebbene noi due non fossimo esattamente l'espressione massima della lucidità mentale, riuscimmo a realizzare che quella era l'idea migliore. Bevemmo un caffé e partimmo.

Ora, c'è una cosa che dovete sapere. Il vecchio pazzo si eccita incredibilmente se incalzato dalla polemica. Non ha importanza quale essa sia, da dove venga, dove porti. L'importante è polemizzare. La mia indole invece, oltre all'imposizione di trovare un equilibrio personale, mi impedisce di polemizzare per qualsiasi cosa. Lo facevo, ero ben ghiotto di polemiche nell'età dell'adolescenza e in quella pre-adulta. Ormoni in circolo, permalosità, suscettibilità, virilità, orgoglio, ero tutte queste cose fino ai vent'anni. Cose che adesso sono cambiate. Nel senso che la mia tolleranza si è parecchio alzata, e non mi incazzo veramente da così tanto tempo che temo di aver dimenticato come si fa. Tornando al Professorissimo, come dicevo, si nutre di polemica e non c'è nulla che possa fermarlo, se non l'indifferenza.

Dunque, quando sentivo che la sua favella incrementava il livello di phoné, preferivo farlo cuocere a fuoco lento nel suo brodo, dandogli il tempo di somatizzare e ripensare a ciò che aveva partorito la sua materia grigia– data la sua paranoia – ed espresso la sua bocca. Si ricomponeva lentamente. 

Andavamo così, io e lui, a picchi massimi di insulti veraci mascherati da scherzo e spiegazioni postume che avrebbero sistemato il nulla cosmico fra due persone normali. Ma se c'è qualcosa che noi non siamo, è appunto persone normali. Forse, come ci fu detto per scherzo una volta, facciamo davvero parte di quella razza comunemente additata come “Prototipi di Dio”. Se adesso ci stavamo ammazzando, fra due minuti eravamo lì a dibattere sui moduli di comportamento in determinate situazioni e di come la relatività abbia fottuto il sistema, visto che siamo figli del contesto sociologico e succubi di leggi scritte da altri per noi.

Una delle polemiche più furiose dell'intero viaggio, ricordo, riguardava il fatto che per lui, sommo ceramista, la ceramica era un argomento di vita molto più importante, ad esempio, del pugilato. Nonostante io cercassi di spiegargli il mio punto di vista, ossia che nella vita non esistono in senso assoluto forme d'arte più importanti e che l'arte, a mio avviso, non è una gara e non va vista su quel piano, lui continuava ad insistere nel voler ragione. Io parlavo ovviamente non di pugilato in senso stretto, bensì di confronto fisico umano, una cosa che nasce con l'uomo, un iter dal quale qualsiasi ragazzino anche dopo l'anno 2000 sarà passato, figurarsi dalla storia antica ad oggi. 

Ma no, le ceramiche sono più importanti. 

Per forza. E non ci sono cazzi che tengano. 

Alla fine abbiamo concordato più o meno che ogni uomo ha il sacrosanto diritto di appassionarsi al cazzo che vuole. E non si può imporre universalmente l'importanza di qualcosa per l'individuo, ammesso e non concesso che la democrazia sia il bene comune universale.

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di johnnyfreak

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