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Avventura

Paure, deliri e il grande tour italico - Capitolo II

Di johnnyfreak
Pubblicato il 01/09/2017

Prosieguo del viaggio on the road, prima tappa: Umbria.

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Dopo 1.000 km di autostrade italiane e uno stop di un paio d'ore in autogrill dove già dalla prima notte faticai a dormire, al contrario di Francesco che faceva della narcolessia comandata il suo cavallo di battaglia, arrivammo in mattinata alla prima tappa, nelle campagne umbre. Il primo step fu il laboratorio di Alejandra, una bella ragazza sui trenta, figlia di Carlo Capelli, il quale merita senz'altro un approfondimento importante. La ragazza lavora in un laboratorio di ceramiche, ma è evidente come non ne tragga molta soddisfazione. Ha casa di proprietà in paese, ci mette poco per arrivare in città, ma come a una bambina a cui si tolgono i giocattoli, preferisce abitare proprio nella città accanto, per via delle amicizie e del suo uomo. Dopo qualche chiacchiera di circostanza, puntiamo casa di Carlo detto Ciuffo. 

Se esiste davvero la personificazione del Prototipo di dio, il Ciuffo è senz'altro l'archetipo. Sessantotto anni e il fisico di un quarantenne, i capelli bianchi, alto e atletico, era di ritorno da un tour in bicicletta. Dall'animo imprenditoriale, aveva mollato tutto, lasciato ogni rimanenza lavorativa alla figlia, con la totale intenzione di godersi la vita, ma si lamentava costantemente di come le cose, senza passione, rischiassero di andare a puttane. Si riferiva chiaramente all'insoddisfazione della figlia nel portare avanti gli affari di famiglia che lo avevano reso così orgoglioso. 

Se c'era una malattia che affliggeva il Ciuffo, quella coinvolgeva senz'altro il rapporto con l'organo riproduttivo femminile. Non era un maniaco, non si vantava delle centomila fighe che aveva scopato, era chiaro che gli piacesse trombare più d'ogni altra cosa e che ormai campasse per quello. E per un insano e morboso interesse riguardante la situazione politica russa e ucraina. Era stato a San Pietroburgo cinquantacinque volte, parlava discretamente la lingua, riusciva a farsi capire il necessario per abbordare una donna e portarsela a letto. Il suo profilo di Badoo era talmente intasato dalle fighe che credere anche solo per un istante che quell'uomo campasse per qualcos'altro sarebbe stato davvero difficile. Aveva convissuto per nove anni con una russa, una bella donna che aveva una forte vena artistica ben pronunciata. Decorava in maniera impeccabile e magnetica dei piatti di ceramica. Me ne rimase impresso uno raffigurante due pavoni, il maschio che copriva la femmina e l'aveva dedicato a Carlo. 

“Perché la scopavo bene, mica tanto per”. 

Ciuffo sapeva il fatto suo ed era conscio delle sue potenzialità, ma detestava il dare e ricevere tipico delle fighe italiane, mentre adorava il modo totale di donarsi all'uomo tipico delle donne dell'est.

Dopo un lauto pranzo, Francesco cadde preda della sua narcolessia da divano, mentre io rimasi a conoscere meglio quel Prototipo di Dio che tanto mi affascinava. Parlammo per la stragrande maggioranza del tempo della situazione Ucraino-Russa con tentata sopravvivenza dei ribelli e delle conseguenze a cui potrebbe portare, seguita delle rapide incursioni nella ormai disperata situazione italiana e contestando il potere sovrannazionale della Germania mascherata da Unione Europea, capace di spaccarsi il culo per qualche decennio fino a divenire capo assoluto del nuveau régime e riuscire a depredare gli stati più in difficoltà come un avvoltoio che si avventa sulle carcasse, cominciando dal tristemente famoso aeroporto in Grecia. Mentre Francesco si risvegliava trascorse un paio d'ore, ci organizzammo per la cena e per un'incursione nella bella cittadina vicina. Carlo usciva a fare la spesa e io mi chiedevo come potesse essere un uomo a sessantotto anni così pieno di vitalità. Tanto, da dimostrarne, davvero, venti in meno. Sicuro di sé, di bell'aspetto, arzillo e pronto, un maestro dell'intrattenimento. 

Il suo giro di donne dopo la separazione dalla prima moglie, donna alla quale riteneva d'essere stato più fedele di un cane, ma dalla quale non era stato ricambiato con la stessa moneta, era davvero esorbitante. Faceva impressione. Inventava scuse come i ragazzini di diciassette anni per riaccompagnarne una e uscire con un'altra, incalzato e convinto sempre più grazie anche al celebre “aiutino blu”. E mentiva sulla sua età. Oh, se mentiva. Quando si presentava, diceva di avere quarantotto o quarantanove anni. E credetemi quando vi dico che non avrebbe avuto alcun problema ad ingannare chiunque. Fisicamente impeccabile, dall'aneddoto facile e dalla favella spedita, Carlo poteva accoppiarsi con più donne nella stessa sera e tornare a caccia l'indomani mattina. Una specie di macchina sessuale incapace di fermarsi e che come obiettivo ultimo aveva la fecondazione di tutte le donne della nostra specie. 

Tutte quelle belle, almeno. 

I suoi standard erano davvero alti, è facile capirlo quando sostengo che la sua ragazza-tipo era la classica russa della porta accanto.

Perugia è una città davvero bellissima. Ci arriviamo perdendoci volentieri nella coloratissima campagna umbra. La città con tutti i crismi del borgo, anche la grandezza. Università e giovani dall'ormone evidentemente esplosivo si aggiravano in piazza, ma il vecchio pazzo mi faceva girare a vedere le opere architettoniche. 

Non mi pento di nulla. 

Francesco ha una resistenza davvero alta, per avere sessant'anni. Non si ferma mai, cammina a passo spedito, mi illustra su ciò che vediamo, non scordandosi di battibeccare su qualsivoglia cosa vada fuori dal suo personalissimo schema personale. 

Mi dà soddisfazione polemizzare con lui. 

Riguardo Perugia, apprezzo particolarmente il colore delle case in esterna, quel colore che Orvieto avrebbe poi richiamato, un misto ocra-sabbia che mi attirava non poco e che mi avrebbe, anche da solo, convinto a mettere radici lì.

Le avventure che passammo furono di ogni tipo. Non in particolare a Perugia, che passò liscia e ci vide come due attenti turisti, interessati solo alla bellezza che c'era in giro, quanto di Cremona, patria del mio amico Fae, che avrebbe disattivato in seguito tutto il nostro entusiasmo per gli esterni, facendoci innamorare della sala cinema di casa sua e degli svaghi ricreativi che c'erano al suo interno, fra cui un tipo di marijuana che non tardò a far tornare la narcolessia di Francesco - senza "a" prostetica stavolta- e l'aggiunta delle famose “bibite furiose” del Fae, che aiutavano noi comuni mortali a riprendere qualche energia per poi bruciarla in un unico, imponente tiro che ci accasciava sul suo comodo divano rosso a tessere trame e parlare di cinema e vita. 

Ma questa è un'altra storia. 

Intanto che giravamo Perugia, Ciuffo aveva fatto la spesa. Tornammo a casa sua per cenare, con due belle bottiglie di vino bianco al fianco e l'argomento preferito dal vecchio Ciuffo: la figa. 

L'indomani avrebbe proposto a Francesco un viaggio sulla Transiberiana. E lì il giovane, lì, si supponeva fossi io. 

Sessantotto anni. Bah.

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di johnnyfreak

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