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Avventura

Paure, deliri e l'assalto all'Azimut: Cronache vere di giorni anarchici - Capitolo II

Di johnnyfreak
Pubblicato il 09/10/2017

Prosieguo del viaggio, prima notte in spiaggia, primo (e ultimo) giorno all'Azimut.

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Appena si arriva a destinazione, il luogo del non-sonno per la prima notte è la spiaggia.

La spiaggia di notte è un luogo magico, specie se ci si dà dentro con alcolici e stupefacenti.

Nella maggior parte dei casi preferivo godermi un cannone fantasticando su esperimenti sociali che stavano avendo luogo, pur non portandone l'etichetta scientifica. Masse di animali raziocinanti buttate su spiagge a schiamazzare, urlare, giocare. Un ritorno alle origini, un primo assaggio dello stato brado a cui ci saremmo votati e dedicati nei giorni successivi.

E badate bene, non esiste individuo che non si avventuri a trasgredire.

Trasgredire è curiosità.

La curiosità muove il mondo. Ci ha portato al punto in cui siamo oggi.

Sarebbe potuta anche andare meglio.

Ma se c'è una cosa di cui sono sicuro è che sarebbe potuta andare anche molto, molto peggio.

Ma eccodi lì: Io, Dave, Ralf, Pantastic, El Mugrios. Nella maggior parte dei casi ci fondevamo con altre compagnie con cui abbiamo passato parecchio tempo e a cui siamo sempre andati a genio: il Gallo, Sak il Mago, Ture Cento, Bad Cloud, Bean, Maciste, Mass, Ananas.

Sebbene noi fossimo abbastanza trasgressivi e larghi di manica da un punto di vista legale, loro erano dei veri e propri bandidos. Non si trattava solo di farsi qualche spinello, rivangare fatti e ricordi, stuzzicare un po' di figa.

Lì si faceva a gara a chi metteva su il danno più grosso senza andare incontro all'arresto.

È pazzesco quanto un uomo sotto effetto di alcolici o stupefacenti leggeri possa cambiare la propria personalità. Lo è un po' meno se si considera la situazione e le condizioni: paese estraneo, in cui si è perfetti sconosciuti. Un anno di lavoro sulle spalle, per i più di lavoro pesante: taglialegna, muratori, carpentieri, contadini. Ingegnosi, intelligenti, forse poco acculturati, ma dal grande cuore. Vedete, non erano persone cattive, non rappresentavano il male incarnato, non volevano far danno a persone direttamente, il problema è che qualsiasi azione intraprendessero (e non solo loro, sono stato mio malgrado sfortunato protagonista di qualche disavventura) metteva a rischio l'incolumità di chiunque fosse nei paraggi. E la cosa peggiore è che eravamo noncuranti dei problemi che avremmo potuto creare.

Per alcuni di loro, la vita era tutta uno scherzo. Le forze dell'ordine si placavano con un semplice “non rompermi i coglioni” seguito da due ceffoni (chiaramente subiti, mai dati), ma fino a quando non c'era reato, non esiteva colpevole. Era quella la morale.

Uno dei tanti giorni in cui marijuana e sballo (inteso come divertimento, libertà di manifestazione dei propri istinti animali) la facevano da padrone, in una delle stanze del famigerato Azimut, il centro per vacanzieri ricco di stanzette carine, della qualità di un albergo tre stelle, la noia iniziava ad assalirci e riposo e sballo non erano più sufficienti. Il vero essere con la mente forgiata allo scopo di delinquere era Bad Cloud, protagonista una volta di una fuga da una volante degli sbirri per il puro piacere di farlo, pur avendo tutto in regola e nulla da dichiarare.

E questo è solo uno degli aneddoti riguardanti Bad Cloud. Avete presente il Begbie di Trainspotting? Né più, né meno.

L'argomento principale di quel giorno era il significato della parola “Azimut”, il nome del posto. Lo ripetevamo in maniera forsennata. Non riuscivamo a capacitarci di cosa cazzo significasse. D'altronde non esisteva nemmeno internet e figuratevi se delle teste gloriose come le nostre si fossero presi la briga di cercare lì un'enciclopedia. La maggior parte dei presenti neanche lo sapeva cosa fosse, un'enciclopedia.

Quindi, si ripeteva in continuazione “Azimut”. Ci si chiamava fra noi “Azimut”.

“Azimut, fa' questo!”.

“Azimut, fa' quello!”.

“Azimut vieni un po' qua!”.

Dopo una giornata passata all'interno della stanza, con rozzi umani di sesso maschile a far babele, insultarsi, espletare i propri bisogni fra cui mangiare, bere, pisciare, andare di corpo, lottare e fumare, si era creato un inferno vero e proprio. Due, i sacchi dell'immondizia che aspettavano di essere buttati e, di certo, non si sarebbero buttati via da soli.

“Vai tu...”

“No, vai tu!”

“Io non ci vado.”

“Pensa un po' se ci vado io!”

E poi il genio. Che cos'è il genio?

Il Perozzi insegna che il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione.

All'urlo “AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAZZZZZZZIIIIIIIIIMUUUUUUUUUUUTT!!!”, tutti si girano.

Rumore di roba spaccata.

Era Ananas che, ridendo come se stesse facendo una valenteria, gettava i sacchi dal balcone.

Dal balcone del primo piano. Fortuna volle che in strada nessuno fu colpito. Fra i presenti, nessuno riuscì a trattenere le lacrime e gli schiamazzi, come avranno fatto i padroni del posto a non chiamare le forze dell'ordine, non lo capirò mai. Io se trovassi dei somari che mettono a ferro e fuoco casa mia, le chiamerei.

A volte è molto semplice capire dove sia finito l'anello mancante fra l'uomo e la scimmia: non è mai esistito alcun anello, ci sono solo caduti i peli.

Non si era fatto male nessuno, quindi vuoi che non lo si faccia volare un altro sacco? Sfidiamo ancora la sorte! Via!

“AAAAAAAAAAAAAZZZZZZZZZIIIIIIIIIIMUUUUUUUUUTTTTTTTTT!!!”.

CRASH!

Albert Einstein diceva che l'uomo è capace di creare l'atomica e far danni ai propri simili, mentre il topo, animale notoriamente meno intelligente (ma anche su questo cominciano a sorgermi dei dubbi), non creerebbe mai una trappola per topi. Forse perché non ne è capace. Forse perché inconsciamente ogni essere vivente è votato alla distruzione e all'autodistruzione. O forse perché la materia grigia è qualcosa non utilizzata dai più, di cui spesso mi sono sentito tristemente far parte.

I padroni del posto si ripresero le chiavi della stanza. Non vollero nemmeno il resto dei soldi, gli bastava che ce ne andassimo.

Non ci fecero entrare più all'Azimut. Nè noi, né altri Bellevillesi. Un po' come un ebreo che tromba la moglie di un tedesco coi baffi e quest'ultimo si mette in testa di far fuori un'intera razza.

Surreale, no?

Trovammo altre strutture d'accoglienza per turisti che assomigliavano a dei giganteschi forni antichi per infornare il pane, un po' in stile greco moderno, ma evidentemente molto più poveri. La voce dei delinquenti in giro per la città non si era ancora sparsa.

Bad Cloud già sghignazzava e pregustava il tiro mancino che avrebbe rifilato a un nostro malcapitato paesano.

Ma questa è un'altra storia.

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