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Narrativa

RACCONTI - 13

Pubblicato il 07/03/2018

Narrativa generica

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CLEPTOMANIA


M’accorgevo bene che la signora stava morendo dalla vergogna, ma non me ne fregava niente. A spalleggiarmi c’erano il sorvegliante e due delle commesse e avevo recuperato dal borsone della donna uno smalto e due profumi che non erano passati per la cassa.

“Vi prego” pietiva, “non so come sia successo. Sono pronta a pagare tutto.”

“Signora” scandii, il più freddamente possibile, “non è così facile. Venga con me in ufficio.”

Ci avviammo, io in testa, poi quella e il Cometti in retroguardia mentre le ragazze tornavano al lavoro.

“Signora” l’apostrofai, “come pensava di farla franca? Ci ha preso per degli sprovveduti, dei merli da spennare?”

“Io...” annaspava la signora “le assicuro che sono una persona per bene.”

Lo era, me ne rendevo conto. Comunque aggiunsi:

“Questo ce lo potrebbe dire la polizia.”

“La prego” e scoppiò in un pianto davvero straziante. Sentivo fra i singhiozzi ‘non lo faccia’ e cose simili.

“Cometti” infierii per niente intenerito, “vuol dire a questa donna quanto perdiamo per tutti i furti commessi ai nostri danni?”

“Direttore, posso parlare da sola con lei?” fece capire quella fra i singhiozzi. Sapevo già quello che avrei sentito: non era colpa sua, era affetta da cleptomania e si appellava al mio buon cuore perchè il suo nome non risultasse infangato.

Infatti, quando la guardia uscì:

“Non è colpa mia, creda. Io sono cleptomane e non è la prima volta che mi succede.

Le pagherò quanto ho preso e, se non si offende…”

Avevo capito bene? Voleva darmi una mancetta! Non tutti sapevano che ero il proprietario e non un impiegato. Sorrisi a questo ingenuo tentativo di corruzione.

Presi la refurtiva e gliela ridiedi comunicandole l’importo dopo averlo moltiplicato per dieci.

“Eh?” trasecolò. “Lei mi sta ricattando.”

“Signora, potrebbe essere già stata qui una decina di volte e non faccio altro che riprendermi il mio.”

“Ma che ragionamento.”

“Se vuole” puntualizzai, convinto che è un atto di giustizia derubare i ladri “paghi quanto le ho chiesto. Ma non è obbligata. Può pagare l’importo esatto alla presenza della polizia cui farò regolare denuncia.”

“Assolutamente questo no, non se ne parla proprio. Però, io rubo, lei ricatta, non so proprio chi è più in colpa.”

“Ascolti bene” sibilai, rabbioso. “Che io ricatti è solo nella sua testa. Il suo furto, invece, è inequivocabile e può essere testimoniato da più persone se non bastassero le registrazioni video.

È lei che si è messa in queste condizioni. Io sto solo esercitando un mio diritto.”

“Sì, certo. Che sia malata importa a qualcuno? Lo so: ‘Vada a curarsi!’.

Ora mi lasci andare a prendere i soldi perchè, con quanto ho addosso, non ci arrivo.”

“In questo caso” ribattei, “ se vuole tre ore di tempo, e non di più, mi firmi un suo attestato a debito con gli estremi del documento di identità ed è liberissima di andare.”

‘Vai pure’ mi dicevo, ‘devi tornare per forza: hai già una condanna con la condizionale, lo hai fatto ben capire. Se ti ripescano è galera.

Un altro po’ di questi cleptomani e l’impianto antifurto me lo avranno pagato loro.’


Alessandro Conte



LE PERDITE


“Stiamo perdendo le stenelle ... .”

Il tono di Giordana è decisamente preoccupato e, forse, è quello che scatena la reazione: papà mette, istintivamente, la mano al portafoglio prima di sorridere e darsi del fesso e mamma corre ad esaminarsi la capigliatura con tutti i riccioletti a posto. Anche la maglia non ha tracce di forfora.

“Ma che ci frega delle stenelle” sbotta Decio. “Sono i ghiacci che stiamo perdendo. Sapete quanti ghiacci perdiamo ogni anno?”

Mamma e babbo si guardano perplessi e un po’ mortificati:

“Beh, no.”

“Deficiente” fa Giordana, “i ghiacci non è vita. È alle foreste che dobbiamo guardare. Sapete che ogni anno perdiamo...” e snocciola i dati, citando Austria e Amazzonia.

“Giuro” garantisce papà, guardando mamma, “io non lo sapevo.”

Sono loro due figli che seguono in TV tutti i programmi che contano qualcosa; perfino quelli di scienze.

“Sentite” interrompe tutto quel vociare mamma, con un pizzo al pianto, “cosa sono i ghiacci e cosa sono le foreste lo so. Sono riuscita a capire, quando me lo avete spiegato, perfino il buco dell’ozono.

Ma quelle altre cose che perdiamo, le stenelle, cosa sono?”


Alessandro Conte

(Vi do appuntamento a mercoledì prossimo, 14 marzo, con altre pubblicazioni)

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Clara Pugliese ha votato il racconto

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Alessandra79 ha votato il racconto

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Due racconti da massimo dei votiSegnala il commento

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Barbara Iodice84 ha votato il racconto

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Sei un vero maestro, per quello che inventi e per come lo racconti Segnala il commento

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Valeria098 ha votato il racconto

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Due bellissimi racconti, complimenti Segnala il commento

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RobyST ha votato il racconto

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Karol222 ha votato il racconto

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Sei troppo bravoSegnala il commento

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MaraCo ha votato il racconto

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Flora Riccio ha votato il racconto

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Che cleptomaniaSegnala il commento

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di AlessandroConte

Esordiente