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Soggetti per il cinema/teatro

Se una sera di fine giugno

Di giulia.defelice
Pubblicato il 23/06/2017

Due ragazzi si innamorano delle proprie debolezze e scoprono che con il passare del tempo l'amore riesce a rendere queste ultime il loro punto di forza e di unione, successivamente quel loro renderli così forti allo stesso tempo li ha resi però non più indispensabili l'uno all'altra.

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Se una sera difine giugno due ragazzi che si sono resi conto di voler porre fine alla loro relazione, decidessero di uscire tra la gente soltanto per lasciarsi e guardare l'acqua del naviglio grande scorrere lenta, soffermandosi sulle alghe salmastre sul fondo, illudendosi di essere in una località marittima; forse guardandosi un secondo in più rispetto alla media settimanale negli occhi, scoprirebbero di essersi amati entrambi per lo stesso motivo, perché l'uno nell'altra aveva scorto un'estrema e solitaria infelicità.

All'inizio, non conoscendosi ma avendo scorto quel dolore, pensarono che nell'intimità tutto si sarebbe risolto, che si sarebbero fatti forza a vicenda con il supporto di tre film a settimana delle serie tv su sky, di qualche libro letto insieme come una favola per la buona notte.

E poi nell'intimità avrebbero riconosciuto la loro reciproca animalità, tralasciando il fatto che la vita di lei era stata profondamente amara e la vita di lui precocemente colma di svariate sventure.

Lo spazio primo dell'intimità sta nel riconoscersi, nel saluto universale di chi si sa che consiste nell'aprire gli occhi e alzare la testa.

Lui concesse il suo spazio, e le lasciò una sedia vuota accanto alla sua durante una festa, lei era ubriaca e aveva appena litigato con la sua conquilina, quale momento migliore per sedersi a riflettere se lasciare o meno l'appartamento o forse meglio Milano per poi trovare lui al suo fianco?

Forti nell'unicità del loro legame, di quel segno negativo che li contrassegnava svilupparono attorno alla loro tristezza un amore costante e fedele ma soprattutto attento.Nessuno di loro negò cosa c'era stato in precedenza.

Con il tempo successe che quella divenne l'unica condizione del loro legame e ciascuno cominciò ad amare distrattamente di uno la tristezza e dell'altro la sventura.

Quell'intimità com'è fisiologico in ogni rapporto riuscì a crescere sempre di più, e concessero i loro spazi disponendosi in modo da creare contatto con la loro nudità.

Entrarono a contatto con ciò che il corpo mette a disposizione passandosi il cibo dalle mani alla bocca, lavandosi insieme, parlandosi ad alta voce, poggiando i piedi sul cruscotto in macchina d'estate.

Tutto ciò che non si dovrebbe fare o che in pubblico era considerato poco consono veniva fatto, tornarono animali, per questo si concessero umanamente l'una all'altro.

Ma col tempo, ciascuno divenne geloso del dolore dell'altro che ogni tanto nei momenti di debolezza si faceva vivo e in breve avrebbero considerato un' infedeltà ogni tentativo di distaccarsi da quel dolore che li accomunava.

Ogni giorno ciascuno verificava che la propria e altrui angoscia fossero intatte.

Cercavano quella sera di lasciarsi sui bordi del naviglio grande, mentre i ragazzi avevano finito la scuola e sfrecciavano velocemente tra la gente, mentre il bar all'angolo introduceva i tavolini nel locale si dissero tutto quello che dovevano dirsi a voce bassa, guardando l'acqua e poi scambiandosi un lungo sguardo in modo dare fare percepire che sarebbe stato l'ultimo, esattamente quello di cui parlavamo all'inizio.

Quell'intimità che stava agendo ingenuamente li aveva portati a trafiggersi e l'accrescimento di questo dolore li portò ad uscire insieme quella notte, sentendo la necessità di separarsi, preparando la loro lenta reciproca distruzione non accorgendosi di essere già riusciti a metterla in atto in quel momento stesso che decisero di scegliersi a quella festa a alla quale nessuno dei due in realtà aveva molta voglia di andare.

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