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ConcorsiConcorso letterario "Inchiostro su tela"

Segui attentamente le nostre istruzioni.

Di Nunziato Damino
Pubblicato il 05/09/2017

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12 Voti

Segui attentamente le nostre istruzioni.

Dovrai recarti ogni giorno alle 5 di mattina alla cascina abbandonata accanto al campo sportivo e consegnare un asse di legno di 100x25 cm.

Dovrai effettuare la consegna con il vestito bianco all’interno della scatola che ti è stata consegnata.

E’ della tua taglia.

Riceverai la giusta ricompensa per ogni consegna, e giorno 27 Ottobre riceverai ulteriori istruzioni all’interno della cascina, dove riceverai un bonus per la tua condotta.

Nessuno dovrà sapere di queste consegne, ti stiamo osservando.



Quella lettera era stata una vera botta di culo. Da qualche giorno Giovanni Marzotti, della falegnameria F.lli Marzotti, dei cui suddetti fratelli, ormai morti da 40 anni, era l’unico nipote, portava sorridente quell’asse di legno alla cascina, con in bocca un meraviglioso cubano, che impestava tutta la strada.

Si era anche abituato a quel vestito bianco che aveva schifato il primo giorno, e camminava tranquillo all’ alba, in quella viuzza deserta che portava al campo sportivo.


Era molto meglio di stare seduto al bar, la sera, a spendere in grattaevinci tutto quello che aveva guadagnato dopo una giornata passata a piallare come un disgraziato, nella speranza al massimo di vincere qualche soldo per ricomprarne un altro paio.

All’inizio pensava che quella lettera fosse solo un brutto scherzo, ma quei soldi erano veri, cazzo.

Li aveva spesi la sera stessa, senza pensarci, e aveva offerto ai suoi amici una birra, brindando nei suoi pensieri alla salute dei coglioni che lasciano 500 euro in una cassetta della posta.

Quel pazzo li aveva anche lasciati il giorno dopo, e lui se la rideva forte mentre contava quelle banconote nuove di zecca, sognando una cena a base di pesce.

Poi la pacchia finii, e vedendo la cassetta della posta vuota a Giovanni mancarono presto quei soldi facili.

In una giornata era fortunato se faceva 50 euro, sempre se qualche vecchio si decideva a morire; era amico del proprietario delle uniche onoranze funebri del paese, e quindi all’occasione riusciva a vendere qualche bara, almeno per ubriacarsi una sera.

Ma già aveva perso 40 euro in ‘’Maxi Miliardario’’, e sentiva che quei soldi facili lo avrebbero fatto uscire per un po’ da quella vita di merda.

Allora, preso il coraggio dal fondo di una bottiglia di gin, indossò quel ridicolo completo bianco, e con la tavola in spalla si diresse alla cascina alle prime ore dell’alba.

Il pomeriggio, mentre piallava alcune tavole, rifletteva su quella che aveva lasciato appoggiata alle pareti ammuffite della cascina abbandonata, e pensò solo di essere diventato scemo.

Non dormi’ per tutta la notte, all’alba scese al negozio e trovò pendente dalla buca una busta anonima, completamente chiusa.

Dentro stavolta ce n’erano 600.


Aveva già fatto alcune consegne, e mancavano ancora 4 giorni al 27, ma già si era messo d’accordo con quattro muratori che giocavano alle slot al bar, per farsi scortare l’ultimo giorno.

Gli aveva raccontato di un litigio con un tizio che gli aveva tagliato la strada, e che il 27 gli voleva fare una visita in campagna.

Adesso camminava tranquillo, aveva messo da parte un botto di soldi, e già sognava di andarsene a puttane in Thailandia quell’estate.

Entrò nella cascina e appoggiò la tavola accanto alle altre, quando la sua vista si oscurò di colpo.

Rincoglionito, si risveglio con una luce puntata addosso, e mentre tutto si andava a definire, vide una figura davanti le tavole.

« Bianchi ! »

Bianchi era l’altro falegname del paese, e insieme si contendevano la fornitura di bare alle onoranze funebri.

Indossava l’uniforme bianca del suo laboratorio, con i pantaloni ancora sporchi di segatura, e le tasche strabordanti di attrezzi.

Giovanni si guardò velocemente attorno: era legato, messo dentro una bara aperta.

« Ciao Marzotto ! Stai comodo vero ?

E ti credo, sei in una bara Bianchi, falegnami dal 1890 !! »

Cominciò a ridere e tirò un forte calcio alla bara, mentre Giovanni bestemmiò qualcosa di incomprensibile, accorgendosi di altri due uomini accanto a lui.

« Sai Tarzotto, all’inizio pensavo di costruirti una bara con le tavole che hai portato, ma lo sappiamo tutti in paese che hai del legno di merda, perciò ti seppellisco in una delle mie, contento !? »

Con il ghigno da pazzo che spuntava da sotto la coppola, Bianchi tirò fuori dalle tasche un punteruolo e lo diede in mano al figlio più piccolo, che poteva avere al massimo 18 anni, e gli fece un gesto con la testa.

Il ragazzo tremava, e rimaneva immobile davanti a Giovanni, che gridava come un pazzo per farsi sentire.

Bianchi allora prese suo figlio per il bavero del grembiule e gli gridò:

« Dai giovanotto, segui le istruzioni ! »

Inghiottendo la saliva e senza dire una parola, il ragazzo infilzò forte il punteruolo nel corpo di Giovanni, e nella rabbia di non poter fare niente oltre che obbedire, si accanì contro di lui, mentre Bianchi sorrideva soddisfatto.

A Giovanni scappò solo un ‘’figlio di puttana’’, mentre vedeva le sue tavole appoggiate contro il muro svanire piano nel buio.

Nel silenzio successivo si sentì solo il sangue sgorgare dai buchi lasciati dal punteruolo, mentre si espandeva sulla divisa in macchie circolari.

L’ultima cosa che il mondo vide di Giovanni Marzotti fu un ‘’Maxi Miliardario’’, non grattato, che usciva dalla tasca della camicia sporca, prima che i fratelli Bianchi mettessero il coperchio sulla bara, e cominciassero a saldarne i contorni.

Con quel grattaevinci avrebbe vinto 250000 euro.

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