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Horror

“Souvenirs”

Di Massimiliano Gradante
Pubblicato il 09/11/2017

Un racconto non superiore ai 4000 caratteri avente come tema la festa di Halloween

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Quando Michael Myers squartò la povera vittima, il campanello suonò. Sobbalzai, rovesciando tutti i poc-corn a terra.

"Maledetti voi e questa dannata festa!"

Premetti il pulsante -pausa- sul telecomando. Anche se lo conoscevo a memoria, non mi sarei mai perso un solo secondo del mio film preferito: “Halloween". Afferrai scocciato la ciotola piena di cioccolatini, qualcuno cadde a terra, sbuffai.

"Bambini pidocchosi, non potevate rimanere a casa?"

Aprii la porta, pronto a sentire il solito ritornello -dolcetto o scherzetto- che mi avrebbe tormentato quella sera. Mi guardai attorno, nulla. Non c'era nessuno. E anzi, per essere Halloween c'era fin troppo silenzio. La brezza gelida della notte mi fece per un attimo rabbrividire. Sbuffai una seconda volta, pronto a richiudere la porta. Fu solo allora che mi accorsi della zucca ai miei piedi. La osservai confuso, non ricordavo quel giorno di averla appoggiata lì. Aggrottai la fronte, presi la mira e le assestai un poderoso calcio, allontanandola di qualche metro. La ciotola di cioccolatini mi scivolò dalle mani, frantumandosi sul pavimento.

"Niente, oggi non è proprio giornata."

Consolato dal fatto che avrei quantomeno potuto proseguire la visione del fim, rientrai in casa, sbattendomi la porta alle spalle. Impugnai il telecomando ma il campanello suonò di nuovo. Ero furioso, mi fiondai alla porta, spalancandola. Nulla. Sentii la rabbia crescere.

"Non ho più i vostri stra maledetti cioccolatini! Andatevene via!"

Parole al vento, non rispose nessuno. Abbassai frustrato lo sguardo, spalancai gli occhi, la zucca era ancora lì. Mi voltai da un lato, poi dall'altro. Non avevo più dubbi, qualcuno si stava prendendo gioco di me. Afferrai la zucca con entrambe le mani, portandomela all'altezza degli occhi, la osservai disgustato. Oltre che puzzare, era orribile. Al posto delle omonime fessure erano stati inseriti due occhi verde scuro, lo sguardo era truce, quasi sadico. Chi l'aveva realizzata aveva svolto un ottimo lavoro, quegli occhi sembravano vivi, reali. Scossi la testa, stupito della mia stessa idiozia. Continuai a scrutarla. La bocca era spalancata, costernata da denti aguzzi e marroni, il fetido odore sembrava provenire proprio da quell'apertura. Alzai lo sguardo, sull’estremità più alta era stato incollato un ciuffo di capelli neri, probabilmente una parrucca. Notai un liquido rosso che colava fino agli occhi e, dopo una valutazione più accurata, scorsi lo stesso liquido anche vicino ai denti. La osservai un'ultima volta.

"Ora, se non ti dispiace, me ne torno a vedere il film, grazie."

Mollai la presa, caricai il calcio e la colpii. Appoggiai il piede, qualcosa non andava, una fitta di dolore e un sordo rumore di ossa spezzate mi fecero perdere l'equilibrio. Strisciai in casa, a pancia in giù, chiudendo la porta con un braccio, senza capire cosa fosse accaduto. Il dolore aumentava, mi voltai, cercando di portarmi in posizione seduta, urlai. La zucca era lì, all’altezza della caviglia. Mi fissò per un attimo, la bocca si contorse in un sadico ghigno, spalancò le fauci e le richiuse con forza. Il sangue schizzò ovunque mentre mi staccava il piede dal resto della gamba. Gridai disperato con quanto fiato avessi in gola, il dolore talmente forte da appannarmi la vista. Piansi. La zucca saltò verso di me, cercai di istinto di colpirla, lei fu più veloce. Il mio braccio destro fu strappato fino all'altezza del gomito, poi si scagliò sulla mia gola, squarciandola prima che potessi urlare.


Quando Kevin aprì la porta, non vide nessuno. Eppure era certo di aver sentito suonare il campanello. Sconcertato, stava per chiudere la porta, ma qualcosa urtò il suo piede. Abbassando lo sguardo notò una zucca, la afferrò, sollevandola con entrambe le mani. Il suo aspetto era terribile, non aveva mai visto nulla di simile. Occhi verdi e capelli che sembravano veri, così come un piede e un braccio attaccati all’estremità. Rabbrividì. La zucca per un attimo parve sorridergli.

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Francesco Spiedo ha votato il racconto

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