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Umoristico

spesapersingles.com

Di Zeta Reader - Editato da Massimo di Palo
Pubblicato il 18/12/2017

Burro salato, prosciutto crudo e... un single disponibile, grazie!

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Chissà se vendono il burro salato, pensò Maria sfilando davanti a pizze, sfoglie e bastoncini di merluzzo. Quel giovedì aveva accompagnato sua madre al supermercato. Con le occhiaie e la tuta, la ragazza trascinava un cestello blu. Di solito li trovava vuoti oppure ingombri di cartacce o plastica: quello aveva invece un fiocco rosso sul fondo, una piccola coccarda lucida da pacchi alla quale non aveva dato alcuna importanza.

Sua madre intanto, rigida e impettita, si era fermata dal salumiere.


Un uomo la salutò. Alto, brizzolato, con un naso importante e il fisico asciutto. Non è malaccio, pensò, peccato per quegli occhiali da hipster spessi un dito.

Appena cominciò a parlare si accorse dellʼaltro difetto.

«È la prima volta che v-vieni qui?» balbettò.

«Non direi» ribatté lei, cercando un panetto di burro salato.

«Ci v-vieni spesso?»

«Una volta a settimana.»

«E trovi sempre quello che v-vuoi?»

«In altri posti cʼè più scelta.»

Le sovvenne che il burro salato era nel banco frigo, non tra i surgelati.

«Quindi hai dei g-gusti difficili?»

«Più che gusti le chiamerei voglie.»

Lui le si parò davanti esibendo un sorriso idiota.

«Voglia di d-dolce o di salato?» aggiunse con uno sguardo inequivocabile.

Maria era sorpresa. Un hipster idiota ci stava provando con lei al banco surgelati? Con quegli occhiali forse non aveva notato che era spettinata, trasandata e non sapeva che meditava di affogare nei grassi saturi i guai che lʼavevano tenuta lontana da pettini, trucchi e moda. Prese una scatola a caso, brandendola come uno scudo.

«Ah, voglia di-p piccante!» ammiccò lui.

Maria lesse sulla confezione che aveva in mano la scritta Patate sfiziose a caratteri maiuscoli. Appena sotto si specificava calde in un minuto - facili e gustose. Arrossì e fece per giustificarsi.

«Guarda, non è come pensi.»

«Non devi vergognarti. Spesapersingles.com è un gio-gioco, stai soltanto cercando delle coccole. Cortesemente, quando hai tempo, p-posso amarti?»

Maria non capì cosa intendesse con quello “stai soltanto cercando delle coccole” ma lo percepì come un pizzicotto sulla guancia. Che ne sapeva, lui? Ignorava perfino che stava cercando il burro salato, in quel preciso momento! Quella presunzione, lʼinsistenza con cui ci stava provando e lʼinsinuazione gratuita la fecero sbottare.

«Senti, io non sto soltanto cercando delle coccole!»

«Ma quandʼè che sei diventata così sguaiata, Marvit?»

Le si gelò la radice dei capelli riconoscendo quella voce. Sua madre, che le aveva dato il nome di una regina consorte di Spagna per poi declassarla a storpiatura di una marca di dentifricio, era alle sue spalle.

«Buongiorno sign-gnora Gina» balbettò lʼhipster.

«Buongiorno Alessandro. Scusa mia figlia ma ha perso il lavoro e inizia a sentire la mancanza di un uomo.»

«Mamma, non è…» tentò di spiegare Maria, ma Gina tirò dritto per le casse con una smorfia di disapprovazione che non ammetteva repliche.


La fila alle casse si bloccò per via di una commessa poco esperta e di una ragazzina bionda che volle passare avanti. Fra sterili discussioni, monete cadute a terra, sacchi riempiti a casaccio e qualche vecchia sorda che si lamentava senza capire nulla, ci furono momenti di confusione. Quando finalmente giunsero nel parcheggio, madre e figlia caricarono le sporte in auto.

«Hai comprato tu questo?» domandò crucciata Maria, sollevando un flacone di sciroppo dʼacero. Gina scosse la testa e realizzò che tutto il contenuto di quella busta non era loro. La madre andò a reclamare. Aspettando che tornasse Maria prese il cellulare e digitò spesapersingles.com su Google. Voleva capire a cosa aveva alluso quellʼuomo e scoprì che si trattava di un sito per appuntamenti al buio. Gli incontri avvenivano di giovedì nei supermercati e per riconoscersi gli interessati appuntavano sul carrello un fiocco, rosso come la coccarda che lei aveva trovato nel cestello...

Era stato tutto un equivoco, uno stupido, gigantesco equivoco.


Quando Gina tornò alla macchina trovò Maria che rideva da sola. La madre ficcò la busta dello sciroppo dʼacero nel bagagliaio e si lamentò a non finire. Le avevano detto che con ogni probabilità era avvenuto uno scambio di merce ma siccome i prodotti erano stati pagati ed erano usciti dal supermercato, o trovava chi aveva preso per errore la sua busta o se voleva il suo prosciutto di Parma tagliato a mano doveva tornare in salumeria. Gina non ci pensò su due volte.

«Tu aspettami qui e vedi di non fare altre stranezze, Marvit.»

Se quel nomignolo le sembrava regolare, pensò Maria, era sua madre quella strana. Era lei quella che pensava sempre male, che giudicava, quella sempre pronta a rimbrottare. Le aveva fatto fare la figura della pervertita con quellʼAlessandro e se ne era andata via senza darle il tempo di spiegare che era lui il maniaco, che era stato lui ad attaccare bottone e a provarci, e soprattutto che era lui che cercava “soltanto coccole” su internet.

Avrebbe dovuto dirgliele, tutte queste cose. Avrebbe dovuto far tacere sua madre, impedirle di mortificarla ancora, di umiliarla, e anche di chiamarla con un soprannome che detestava da quando aveva otto anni.

Quando alzò lo sguardo la vide entrare nel supermercato. Spalle dritte, acconciatura laccata, cappotto abbottonato: Gina avanzava con caparbietà e rigore trascinandosi dietro un cestello blu sul cui manico era annodato un nastro: rosso, di velluto morbido e pomposo, formava un fiocco grande quanto una mano.

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