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Narrativa

Tempo analogico

Di Franco 58
Pubblicato il 05/12/2017

....resoconto personale sul senso della misurazione analogica del tempo.

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Tempo analogico




Le otto e sono ancora a letto.

Forse per questo. Per avere uno straccio di inizio e farne qualcosa, di queste parole.

E iniziare così la mia giornata:

Vediamo che succede....

Oggi è venerdì 25 novembre 2017. 

E sono quasi le otto.

 In realtà, quando ho iniziato questa pagina, mancava ancora una bella manciata di minuti alle otto.

Almeno cinque o sei. Forse anche sette.

Senz'altro meno di dieci. Me ne sarei accorto, se

Ne mancavano ( o è meglio fossero mancati....?!)

Così tanti. E poi la lancetta dei minuti, quando indica le tot meno dieci, assume una posizione regolare, standard, che si inserisce nel reticolo grafico riportato sul quadrante, senza dare nell'occhio.

Scompare, per così dire, all'interno di un perimetro circolare che evidenzierebbe ogni irregolarità. Mentre io mi ricordo bene, che quando ho visto l'ora per la prima volta, stamattina, la lancetta dei minuti, indicava le otto meno un tot di minuti irregolare, inusuale, che si notava, insomma, che non poteva passare inosservato ad uno, che come me, passa le sue giornate a guardare l'ora nei quadranti degli orologi analogici.

( certo, sono costretto a usare anche quelli al quarzo,

Quelli che rilevano il centesimo e il millesimo, e anche

Il decimillesimo di secondo, ogni tanto, per i controlli incrociati multipli alternati, ma vi posso garantire che e' davvero una forma di esasperazione: una volta che io so che il mio meccanismo analogico segna il secondo preciso, che me ne faccio di un orologio in cui la misura dello scorrere del tempo, è determinata dalle oscillazioni di un cristallo di quarzo, nei quali, solitamente la frequenza di oscillazione è fissata a 32768 Herz....?! -almeno per quanto riguarda gli orologi da polso- .

In ogni caso vi posso garantire che lo scarto tra il sistema analogico-meccanico e quello al quarzo-digitale è minimo, e molto regolare: oscilla tra i tredici ed i quindici secondi all' anno, di ritardo. Poco più di un secondo al mese. Molti non ci credono, ma è tutto certificato....!!)

Per cui posso affermare con una ragionevole dose di sicurezza, che la lancetta indicava una cifra di minuti inferiore a dieci, ma superiore a cinque, stamattina.

Sono i minuti spiccioli, quelli che si notano, sul quadrante, quelli che arrivano alla chetichella, uno via l'altro, sono loro, quelli che non ti scappano, insomma. Quelli che sono meno di cinque, ma più di uno, per intenderci, o più di cinque, ma meno di dieci.

I quattro, i tre, i due. Ma anche i sei, i sette, e gli otto.

Quelli alla spicciolata abbondante, come li chiamo, io. Mentre i nove e il minuto singolo, come vi ho già detto, sono già troppo vicini ai dieci o alla sovrapposizione delle lancette, quando quella dei minuti, per un tot di secondi, si accavalla a quella delle ore.

Certo che quella dei secondi non sta mai ferma un attimo..!?

Mi fa quasi venire il nervoso. Ma capisco anche chi

Possiede una sensibilità logico-visivo-temporale particolarmente sviluppata, arrivando a trovarla

Angosciante, la lancetta....

In effetti i secondi non sono facili da gestire. Scappano in men che non si dica. Un attimo fa erano qui, poi ti distrai per un nonnulla, una frazione di secondo, e il secondo che era lì, non c'è più, come se avesse avuto molto più tempo a disposizione, per scomparire, di quello che ci ha permesso (a noi) di distrarci, perdendolo di vista.

E così dobbiamo darci da fare per ritrovarlo...e non è così facile. Ci vuole molta esperienza.

E non tutti hanno la mia esperienza, nell'osservazione dei percorsi delle lancette degli orologi analogici.

E credetemi, ce ne vuole molta, di esperienza, per riuscire a gestire attentamente l'osservazione e l'annotazione del flusso del passare del tempo.

E tutte le sue conseguenze.

Se avete qualche minuto, cercherò di mettere in luce per voi, alcuni degli aspetti più interessanti che ho scoperto.

Perché sono anni che li studio. Forse non ho mai fatto altro. Neanche quando facevo altro. In fondo tutta la mia vita precedente è stata una preparazione a questa attività di controllo che adesso riempie la mia vita, e che da un senso alle mie giornate.

Non passa un secondo che non abbia un senso, nelle mie giornate, se non l'aveste ancora capito....

Da quando mi alzo, a quando mi addormento.

E anche quando dormo, c'è chi controlla tutto al mio posto, mentre io perdo tempo a dormire.

Ho impostato un sistema di telecamere a circuito chiuso che riprende tutti i miei orologi analogici, registrando lo scorrere di tutte le lancette che ospito in questa casa. E un sistema di controllo mi permette di riscontrare qualunque irregolarità. (è lì, che entra in gioco il sistema di controllo qualità digitale al quarzo che avevo già accennato, ma ripeto, lo scarto si avvicina all' inezia, facendo le debite proporzioni)

Credetemi, stare attenti al tempo, non farsi scappare neanche una frazione del suo scorrere, reiterare tutti i meccanismi che sono alla base della sua origine

E del suo continuo svolgersi, e' questo, il vero senso del tutto.

Sì, perché il tempo si svolge. Svolge sé stesso:

Svolge sé stesso rivolgendosi a noi, mostrandoci la sua sostanza eterna e indeformabile, il fondale sul quale scorrono tutti i nostri avvenimenti, il passaggio delle notti e dei giorni che ci contengono, il rivolgersi delle stagioni che contiamo per sapere quanti anni abbiamo.

Il tempo svolge l'unico compito rilevante che la vita gli può offrire. Interpreta sé stesso, è attore e regista allo stesso tempo, dello stesso tempo. E io sono lo spettatore, anche se uno spettatore un po' speciale, che osserva e annota, cercando di contenere e poi correggere, eventualmente, le sue esuberanze o le sue depressioni, le sue intemperanze e i suoi dubbi, allo scopo di limitare al minimo le possibilità di un errore che ogni sistema complesso ospita al proprio interno.

Alla fine siamo in due, e ci integriamo perfettamente. Lui mi dà il senso, io controllo che tutto scorra secondo i tempi giusti.

Lui a suo modo è un creativo, un creativo generativo che distribuisce a tutti la materia vitale per esistere, mentre io controllo che si attenga alle sue competenze, che non debordi ne' si trattenga, illudendosi di poter cambiare ritmo di produzione.

È proprio in quei momenti che possono avvenire i ritardi, o gli anticipi, anche se sono minimi, perché io li tengo sempre d'occhio.

Alla fine siamo noi, l'origine di tutto, l'origine di ogni

Origine, compresa la vostra possibilità di concedervi il tempo di leggere queste parole.

Tutto il resto non c'è. E se c'è, dipende da noi.

Se ci fermiamo noi, si ferma tutto.

Non dimenticatelo.

Tra poco mi alzo e vediamo che succede.....

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Teresa Giannini ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

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