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Erotico

Tre lettere per Silvana: lettera #1, ossia la notte priva di Luna e stelle. [3a parte]

Di FrancescoGianniniCom
Pubblicato il 07/12/2017

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Dopo pochi istanti stai godendo. Ti sento fremere, e non faccio altro se non lasciarti scuotere. Stai di colpo sudando, stai cambiando colore. Ti appoggi a me: io in piedi, tu seduta sulla mia scrivania, legata, bendata, colpita, umiliata, eppure in grado di starmi sulla schiena, respirando piano, senza comandarmi, eppure possedendomi. Passa qualche minuto così. Ti percepisco: sei viva.

“Aiutami a scendere. Voglio sentirti in bocca. Voglio berti.”, e ti faccio scendere, ti sciolgo i polsi, e poi ti tolgo la benda. Tu sei lì che mi guardi e sorridi forte, mi schiocchi un bacio dolce, ed io mi siedo dove un attimo fa c’era il tuo culo. Tu resti in piedi, ti inclini sul mio cazzo e lo prendi avidamente, restando in piedi sui tacchi.

“In ginocchio sono brave tutte.”, dici maliziosa. Anche se sei appena stata umiliata, bendata, legata, schiavizzata, scopata brutalmente, sei ancora tu che conduci il gioco, e sei ancora tu a decidere quando finirà. Sono carico, e lo sai che durerà poco, forse nemmeno un minuto. Vengo tra le tue labbra. Tu sei impassibile, mi guardi. Ad un certo punto ritiri le labbra, ti avvicini ai miei occhi con la tua bocca, e vedo la tua gola ingoiare. Ti appoggi a me, e ci guardiamo.

“Siamo questo?”, mi chiedi.

“Siamo questo?”, ti chiedo.

“Cosa siamo, Francesco?”

“Non lo so, Silvana. Non lo so. Siamo stati la pioggia quando pioveva e non eravamo insieme, e siamo stati l’asfalto sotto le ruote della moto. Siamo stati le sere avanti alla TV, le notti a letto a dormire... siamo stati quelli che facevano l’amore a teatro e al tempo stesso quelli che si baciavano da restare senza fiato, eppure siamo anche questo.”

“Siamo anche questo.”

“Siamo l’illusione di possederci, Silvana.”

“Siamo l’illusione di amarci, allora. Siamo due corpi che si combattono, due ruoli che fanno la loro scena a teatro. Siamo amanti, siamo organismi per la riproduzione, siamo...”

“Siamo organismi per la riproduzione, e per il resto siamo Francesco e Silvana.”

“Facciamo un figlio, allora. Facciamolo, viviamo insieme questa emozione. Facciamo durare il nostro amore il tempo necessario per regalare questa emozione di esplorare anche a qualcuno che ancora non vediamo.”

“Ci amiamo già da mille anni, Silvana, ed adesso abbiamo scoperto cosa significhi aprire la porta della nostra libertà.”

“Avremmo dovuto fare un figlio mille anni fa.”, mi dici.

“Avremmo dovuto fare un figlio mille anni fa.”, ti dico.

Hai il viso che emana luce, e sei felice. Io amo vederti così, e sono felice anche io. Ora non ho più voglia di essere Francesco, almeno con te: ora sono fuso con te, sono parte di te. E tu di me. Ora che siamo una cosa sola, ora è difficile fare un passo che non ci faccia allontanare. Più vicini di così non ci potremo mai trovare.

“Facciamo l’amore, facciamo un figlio, e per 9 mesi non pensiamo a nulla. Pensiamo solo a goderci i suoi passi dentro me. Fa’ quel che vuoi, dormi nel tuo studio o sul divano, gioca con i bambini del secondo piano. Facciamo un figlio, e fra 9 mesi tienimi la mano mentre nascerà.”, mi dici.

“E poi?”

“E poi godiamoci il suo amore, i suoi sorrisi, e guardiamoci io e te: mi racconterai le cose che non mi hai detto per 9 mesi, quando non eri sul mio ventre, ed io ti dirò le mie, e fra un anno ci rivediamo qui, nudi, a far l’amore schiacciati contro i vetri del balcone, a luci spente, guardando in basso la città che scorre come il ghiaccio nelle tue vene.”

“Perché ami me?”, ti chiedo.

“Perché io e te siamo la stessa cosa, da mille anni e per mille anni sempre e ancora.”, ed io ci penso un attimo. Decido.

“Facciamo un figlio. Adesso.”, e tu cammini verso il letto. Io mi spoglio mentre ti guardo camminare. Una volta lì, mi aspetti, ed io dopo pochi istanti ti sono dentro, ed occhi negli occhi disegniamo insieme il volto del futuro.

Poi viene il sonno, poi la notte scorre e viene il giorno. Tu sei in ogni cosa intorno, ma non sei nel mio letto: ti sei alzata presto. Ed io, proprio adesso che ho per una notte scisso il bene dal male, sino a poter distinguere nettamente il confine del bianco e del nero, proprio adesso che so che posso capire ogni cosa in ogni dove, voglio rituffarmi nella mia follia come mi rituffo sotto queste coperte calde. Fuori il Sole è freddo, tu sarai in auto nel traffico, con la miscela di noi due insieme che prende forma in te.

No, non posso uscire dalla tua vita ora.

Non posso uscire dalla tua vita, perché io e te siamo la stessa cosa.

Staremo insieme, in silenzio, amandoci di un amore intenso, immacolato, come un vaso decorato sbattuto con violenza sul pavimento affinché torni molecola vergine in ogni suo frammento.

Così io ti amo, mia Silvana.

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