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Narrativa

Tre lettere per Silvana: lettera #3, ossia il nostro bacio atteso mille anni

Pubblicato il 03/01/2018

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Silvana, mio ossigeno...

...sei qui, a pochi centimetri da me. Dicono tu non possa vedermi, dicono tu non possa sentirmi, ma ci sei, sei qui con me, adesso e sempre, e c’eri ieri e ci sarai domani. Non puoi non esserci, perché tu sei la parte più nobile di me. Perché è solo nei tuoi occhi neri che i miei sono profondamente blu, ed è nei tuoi capelli oscuri che i miei ricordano di esser stati biondi. È sulla tua carne tremula che la mia è forte, ed è sulla tua pelle liscia che il mio petto suda. È tra le tue gambe che ha senso essere. Siamo fatti per restare uniti, stretti come bimbi gemelli in un ventre materno, restando per sempre noi, in un letto di pensieri non detti.

Tu sei l’unica aria che io possa respirare, sei il mio ossigeno, ma io ora non sono il tuo, mentre su questo letto bianco sei attaccata a questa macchina silenziosa che ti riempie di aria e che ti fa respirare. Cosimo è nato, bello come solamente tu potevi fare, ed io sono arrivato in tempo per prenderlo in braccio, ma non per dirti una cosa che da tempo mi serbavo di dirti. Così, adesso avanti a te, scrivo questa lettera che leggerai quando smetterai di tenere gli occhi chiusi.

Ho finito il mio lavoro, ed ho consegnato l’ultima valigia. Non andrò mai più via di casa. Ho fatto questo sporco lavoro per anni, e ora mai più. Ho sparato proiettili su molte teste, in molti cuori, e ora ho consegnato l’ultima valigia, l’ultima fotografia con una “X” ben tracciata sulla testa. Ho sepolto l’ultimo fantasma, ed ho incassato l’ultimo bacio da chi non conosco. Adesso sarò sempre con te, sempre con Cosimo, sempre in questo abbraccio senza più un colpo da sparare, senza più un luogo che non puoi sapere, senza più un mirino da baciare. Ho finito la stanza di Cosimo: è blu, e la culla che ho costruito è solida, e c’è un prisma di vetro sulla finestra, così che lo spettro dell’arcobaleno possa giocare con gli occhi di Cosimo e far conoscere loro la magia dei colori. Sai, Cosimo ha gli occhi marroni, ha la pelle olivastra, ha i capelli neri, ha il mio naso ed ha il mento, ed ha l’aria di chi non si farà mai imprigionare da niente e nessuno. Pare quasi abbia già deciso di essere nostro figlio solo finché gli servirà latte, e pare mi abbia già detto che ci amerà stando lontano da noi. E così sia, così sarà, così vorrei. Lui è felice perché è vivo, e noi vivremo della nostra felicità.

Io vorrei lui fosse libero come non sono stato io, come non sei stata tu, come non siamo noi. Non si è liberi consegnando proiettili nel cuore. Vorrei non fosse schiavo di quel che noi siamo stati, delle nostre follie, dei nostri doveri, dei nostri ieri. Sai, Silvana, dolce mio cuore che batte nel tuo petto, vorrei che Cosimo non avesse religione, né bandiera. Vorrei fosse fuori di casa, con mille libri in una macchinetta magica, e senza soldi per vivere oltre pochi giorni... vorrei sapesse pulire i piatti e disegnare i volti delle donne più belle che incontrerà. Vorrei sapesse danzare, danzare come io non so fare. E vorrei facesse l’amore mille volte, con mille anime diverse. Vorrei facesse l’amore finché ne avrà la forza, e leggesse tutti i libri più belli, vedesse tutti i film che fanno tenere l’anima appesa. Vorrei visitasse Parigi, Londra, Kyoto, Bourbon-Lancy e Berlino. Vorrei visitasse le Dolomiti e Roma, e che poi restasse per qualche secolo nel sole rosso del Salento.

E vorrei che questo mondo fosse anche per noi, insieme, senza Cosimo e con noi, con la gioia della sua felicità e della nostra. E fare l’amore, io e te, sempre e solo io e te, ma tante volte diversamente. Voglio mostrarti ogni mio pensiero, ogni lato mio vero, da quelli neri a quelli sfaccettati come diamanti tagliati, e vorrei fare l’amore con tutti gli infiniti tuoi aspetti, con tutte le anime che racchiudi.

E intanto tu sei qui. Ferma, immobile, schiava di questa macchina che respira per te, da giorni, da ore, da troppo tempo: ho bisogno delle tue labbra, e non solo per un bacio. Ho bisogno tu mi dica qualcosa, tu mi venga a salvare da me stesso, dalla maledetta paura che ho di vivere, dalla paura che ho di saltare fuori da questa stanza e sorridere a Cosimo, ad ogni essere umano. Non posso rischiare di trasformarmi in un killer, di trasformarmi in un fucile pronto a colpire qualunque bersaglio minacci il mondo. Ho restituito la valigia, ma se non parlerai tu, la voce della polvere da sparo sarà l’unica che resterà a conoscere il mio nome. Non ci sarà libertà finché io potrò sparare, non ci sarà libertà finché avrò paura di morire. Ed avrò paura di morire finché non mi rassegnerò a vivere, perché questa è l’unica certezza. L’unica certezza, per ora, è la vita, e non la morte. Ora sono vivo, e forse morirò... sono morti tutti fino ad oggi, è vero, ma io ancora no. E nemmeno tu, perché tu sei qui, e il tuo cuore fa ancora bum bum, e se adesso io fossi prigioniero di un televisore, colpirei forte il vetro per saltare fuori e cantare sottovoce solo per te una canzone che non ho ancora scritto.

Silvana, mia aria purissima di notti ancestrali: quale utilità ha adesso il tuo stare male? Io sono qui. Non andrò più via... il nero che mi portavo dietro, è qui con me, ancora, ma adesso è un cane tranquillo, e non più una belva feroce. Ho imparato a leggere il mio lato oscuro, e tutta la luce che tu emani mi tiene soave, su una sedia fredda di un ospedale, dove tutto è triste, eppur mi pare uno splendore. Ho dovuto conoscere profondamente l’Inferno per comprendere cosa sia il Paradiso. Guardo la luce della notte filtrata dalle tapparelle che non si chiudono bene, e frammenti di luce vergine decorano la stanza, mentre io finisco questa lettera standoti accanto.

So che domattina ti sveglierai, e quando sarà estate usciremo con Cosimo in braccio. So che per qualche anno lui verrà a dormire nel nostro letto, ogni tanto. So che faremo l’amore, che giocheremo ancora, che ti legherò al letto per ricordarmi sempre che tu sei in grado di tenere in scacco la parte migliore di me, anche con le mani legate. Come quella notte in cui Cosimo è stato concepito. So che andremo in moto, e vivremo, e guarderemo Cosimo andare lontano, e lui guarderà noi.

Silvana, mia unicità, mio amore, mia anima a cui da troppo tempo non dichiaro il mio amore... svegliati: domattina svegliati e baciami, e torna a casa con me. Dobbiamo dare l’esempio più importante a Cosimo: dobbiamo vivere, e mostrargli che la vita è una missione di bellezza.

Ti amo, mentre vivo aspettandoti.

Ti amo, mentre aspetto vivendoti.

Ti aspetto, mentre vivo amandoti.

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Irene Doro ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Maria Cristina Vezzosi ha votato il racconto

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di FrancescoGianniniCom

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