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Recensioni

Un Amore di Dino Buzzati

Di Emanuele Scalise
Pubblicato il 01/12/2017

Opinione letteraria

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Dino Buzzati ci racconta tutt’altro che una storia d’amore: in realtà ci pone di fronte alla nascita di un’ossessione.

Siamo in una Milano in pieno boom economico, e l’architetto cinquantenne Dorigo s’innamora di Laide, giovanissima prostituta. Ciò a cui assisteremo però non sarà un gioioso e rigenerante innamoramento, quel che colpisce il protagonista somiglia più a una malata e distorta idea di amore nei confronti dell’oggetto desiderato.

Laide lo travolge con la forza di uno tsunami e l’impeto di una ciclone. La vita riservata, trattenuta e temperata di Dorigo riceve un colpo senza precedenti: la freschezza della giovinezza, con tutte le sue energie e possibilità di esistenza, lo invade totalmente portando alla follia.

Dorigo si ritroverà ad amare un ideale che ha cucito addosso a una ragazzina qualsiasi che incarna il suo passato perduto. Egli rincorre impietosamente un’entità inesistente che possa ridare senso alla sua vita, riscattando la sua giovinezza non vissuta pienamente.

Si tratta di una battaglia persa in partenza: la sua parte razionale si rende conto dell’assurdità del suo comportamento meschino e sottomesso verso una "maschietta", ma Laide ha risvegliato in lui un abisso di passioni sepolte da sempre, trascinandolo in un inebriante vortice di emozioni in cui il raziocinio ha ben poco potere.

In questo modo, Dorigo comincia il suo tormento fatto di desideri, gelosie e struggimenti.

Affacciatosi per la prima volta sul dionisiaco, i suoi tentativi di categorizzare e prevedere il flusso della vita vengono spazzati via, facendolo sentire goffo e ridicolo. Ugualmente tenterà di afferrare e possedere questo magma, ritrovandosi ogni volta con una sensazione di tristezza e malinconia fra le mani. Vorrebbe con tutto se stesso dimenticarla e ritornare alla vita di prima.

Ciò che Laide rappresenta è la vita che non ha mai goduto, i divieti che non ha mai infranto, gli amori che non ha mai concretizzato. Lei è un abbagliante spiraglio di infinite possibilità dentro cui potersi finalmente dissetare di vera vita, almeno per una volta prima di morire. Ma la sua età, e sopratutto la sua rigidità mentale, gli impediscono di abbandonare la desertificazione della routine e del perbenismo in cui ha sempre vissuto, per raggiungere quell’oasi di voluttà senza regole o morale tanto anelata.

Attraverso un magistrale monologo interiore, Buzzati ci permette di penetrare nei meandri del ginepraio di pensieri del protagonista, consegnandoci una mente ossessionata con un realismo sorprendente. L’autore sciorina parole e frasi senza punti, riflessioni confuse e elenchi infiniti che ci consentono di immedesimarci ancor di più con un insano flusso di coscienza.

Un libro che può scoraggiare la lettura per la sua ripetitività ma che si rivela, nel complesso, una scelta stilistica per descrivere fedelmente le fissazioni e i loop mentali di un uomo malato di amore.

Però sotto gli strati di questo sentimento morboso e maniacale c’è quell’amore che muove tutto e che funge da leitmotiv nell’incessante danza del mondo.

Buzzati lo descrive con una acutezza da lasciare senza parole:

“Un segreto molto semplice: l’amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d’amore.”

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